Giove e la cacciata di Venere

Venere, il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole, secondo gli scienziati, miliardi di anni fa era simile alla Terra, cioè piacevolmente caldo e ricco di acqua allo stato liquido. Il pianeta definito per massa e dimensioni "gemello" del nostro mondo ha avuto un'evoluzione che lo ha portato a diventare un vero e proprio inferno deserto e arroventato

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Giove e la cacciata di Venere
Giove e la cacciata di Venere

La migrazione di Giove, il gigante del sistema solare, avvenuta molto tempo fa, probabilmente ha avuto diverse conseguenze per i pianeti.

Venere, il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole, secondo gli scienziati, miliardi di anni fa era simile alla Terra, cioè piacevolmente caldo e ricco di acqua allo stato liquido. Il pianeta definito per massa e dimensioni “gemello” del nostro mondo ha avuto un’evoluzione che lo ha portato a diventare un vero e proprio inferno deserto e arroventato.

Secondo quanto comparso in un recente studio, Venere era condannato fin dagli albori della sua esistenza, anche se si pensa che questa condanna sia avvenuta in tempi molto rapidi a causa dell’influenza gravitazionale del gigante del sistema solare: Giove.

Giove il gigante errante

Il sistema solare primordiale era un luogo caotico dove, secondo quanto ritenuto dagli scienziati, nulla era come ci appare oggi. I giganti gassosi ad esempio non occupavano le attuali orbite distanti centinaia di milioni o miliardi di chilometri dal Sole.

Questo si può dedurre studiando la fascia degli asteroidi posta tra Marte e Giove, simile a uno spartiacque tra il sistema solare interno e quello esterno, il regno dei giganti gassosi. Studiando questi indizi gravitazionali dei resti della formazione del sistema solare, sembra chiaro che i pianeti giganti si sono formati inizialmente molto più lontano, poi sono migrati verso l’interno avvicinandosi al Sole.

Ancora oggi, nonostante le teorie proposte, non è chiaro come questa migrazione planetaria sia avvenuta. In alcuni modelli, Giove si avvicina lentamente nel corso di centinaia di milioni di anni, seguito da Saturno e dal resto dei pianeti.



Tuttavia altri modelli mostrano Giove migrare nell’orbita di Marte prima di tornare nella posizione che oggi occupa. In ogni caso, la migrazione di Giove ha portato il caos per i pianeti interni. La sua massa è così grande, 2,5 volte la massa di tutti i pianeti del sistema solare, che ogni piccolo mutamento nella sua orbita influisce su qualsiasi altro oggetto presente nel sistema solare.

Osserviamo Venere che oggi ha una delle orbite più circolari dell’intero sistema solare. La sua eccentricità (cioè la misura di quanto può diventare ellittica un’orbita) è solo dello 0,007, il che significa che nel punto di massimo avvicinamento Venere arriva a 107 milioni di chilometri dal Sole, mentre alla sua massima distanza si trova a 109 milioni di km.

Tuttavia, in un recente articolo apparso sul sito di prestampa arXiv, se Giove fosse migrato verso l’interno più vicino al Sole, avrebbe potuto trascinare Venere in un’orbita estremamente ellittica, creando un’eccentricità che avrebbe potuto raggiungere il valore di eccentricità dello 0,3.

Venere non mostra quella grande eccentricità, pertanto deve essere accaduto qualcosa per rendere la sua orbita molto vicina a un cerchio perfetto.

Gli autori dell’articolo suggeriscono che l’orbita quasi circolare di Venere sia dovuta alla presenza in passato di grandi masse oceaniche di acqua liquida. Venere infatti è simile alla Terra e si è formata allo stesso modo. In epoche passate le maree sugli oceani avrebbero potuto generare un attrito sufficiente per stabilizzare l’orbita di Venere in un cerchio quasi perfetto.

Invece, l’influenza della gravità di Giove ha trasformato Venere nell’inferno che oggi osserviamo.

Sappiamo dagli studi sull’evoluzione della Terra che le variazioni nell’eccentricità del nostro pianeta (dovute a modifiche gravitazionali) hanno innescato le ere glaciali. In effetti, alcune variazioni climatiche nel tempo passato sono direttamente collegate ai cambiamenti nella nostra eccentricità.

Eppure, nonostante le glaciazioni, la Terra è riuscita a mantenere i suoi oceani di acqua liquida. Venere invece è andato incontro a un destino di gran lunga peggiore.

Venere è stato spedito, con un terribile colpo di biliardo cosmico, troppo vicino al Sole per mantenere le condizioni adeguate a preservare i suoi oceani.

Forse Venere, pensano i ricercatori, ha subito una violenta esposizione alle radiazioni solari. Il problema è che l’intensità della radiazione aumenta rapidamente anche per piccoli spostamenti verso l’interno del sistema solare.

La combinazione di calore e radiazioni hanno portato Venere a essere il mondo che oggi osserviamo, un inferno rovente e sterile.

Questo è accaduto quando Venere ha iniziato a perdere i propri oceani che una volta andati in ebollizione hanno saturato l’atmosfera di vapore acqueo che ha la capacità di intrappolare il calore. Da quel momento in poi è iniziato un circolo vizioso, il calore ha fatto evaporare ancora più acqua che si è riversata nell’atmosfera intrappolando ancora più calore trasformando Venere in una gigantesca serra.

La mancanza di acqua allo stato liquido ha bloccato la tettonica a placche riversando nell’atmosfera l’anidride carbonica segnando per sempre il destino del pianeta gemello della Terra.

Venere è più di un monito per le emissioni di gas serra nella nostra atmosfera. Oggi proprio per capire queste dinamiche gli astronomi nutrono un grande interesse per gli esopianeti che potrebbero ospitare la vita.

Venere, nonostante sia un inferno rovente, si trova all’interno della fascia di abitabilità e riceve una quantità di luce che gli consentirebbe di avere oceani come la Terra. Nonostante questo non è affatto abitabile e la colpa potrebbe essere proprio di Giove.

Quando esaminiamo la possibilità di vita su altri mondi, concludono gli autori dell’articolo, dobbiamo prestare attenzione a eventuali pianeti giganti in quei sistemi. Potrebbero aver eseguito migrazioni simili a quelle di Giove, precludendo ogni possibilità di vita ai pianeti rocciosi interni.

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