I satelliti monitorano l’imprevedibile comportamento esplosivo dell’Etna

Situato sulla costa orientale della Sicilia, l'Etna è uno dei vulcani più attivi del mondo

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L’Etna è il vulcano più attivo d’Europa ed è stato, di recente, protagonista di un’intensa attività esplosiva, con 17 eruzioni in meno di tre mesi. Gli strumenti a bordo di tre diversi satelliti in orbita attorno alla Terra hanno acquisito immagini delle eruzioni, rivelando l’intensità degli episodi eruttivi a fontana di lava, noti come parossismi.

Situato sulla costa orientale della Sicilia, l’Etna è uno dei vulcani più attivi del mondo. Le sue eruzioni avvengono alla sommità, dove sono presenti quattro crateri: la Voragine e la Bocca Nuova, formatesi rispettivamente nel 1945 e 1928, il Cratere di Nordest, punto più alto dell’Etna (3330 m) e il Cratere di Sud-Est, che recentemente è il più attivo dei quattro.

L’Etna in eruzione

A partire da febbraio 2021, il cratere di sud-est ha prodotto una serie di intense fontane di lava che colorano il cielo notturno in tonalità di arancione e rosso. Nel corso delle settimane successive, il vulcano ha prodotto fontane di lava che hanno raggiunto un’altezza di 1,5 km.

Queste spettacolari esplosioni sono tra le più alte osservate nel cratere di sud-est negli ultimi decenni. In passato, fontane di lava della stessa altezza sono state osservate solo nel cratere della Voragine nel dicembre 2015 – con fontane di lava di oltre 2000 m.

Diversi satelliti trasportano strumenti che in grado di fornire immagini il cui studio permette di ricavare una ricchezza di informazioni complementari per comprendere le eruzioni vulcaniche. Una volta iniziata un’eruzione, gli strumenti ottici possono catturare i vari fenomeni ad essa associati, tra cui colate di lava, smottamenti di fango, fessure nel terreno e terremoti.

L’immagine sottostante mostra l’ultima attività svolta nel vulcano. Le immagini, catturate dalle missioni Copernicus Sentinel-2 e Sentinel-3, sono state elaborate utilizzando la banda a onde corte-infrarossi per mostrare l’attività in corso nel cratere. Si vedono pennacchi di fumo soffiare verso est verso il paese di Giarre.



QUESTA IMMAGINE, CATTURATA IL 28 MARZO 2021, DALLA MISSIONE SENTINEL-2 DI COPERNICUS, MOSTRA L'ULTIMA ATTIVITÀ SULL'ETNA IN ITALIA. L'IMMAGINE È STATA ELABORATA UTILIZZANDO LA BANDA INFRAROSSA A ONDE CORTE DELLA MISSIONE PER MOSTRARE L'ATTIVITÀ IN CORSO NEL CRATERE. SI VEDONO PENNACCHI DI FUMO SOFFIARE VERSO EST VERSO IL PAESE DI GIARRE. CREDITO: CONTIENE DATI COPERNICUS SENTINEL MODIFICATI (2021), ELABORATI DALL'ESA, CC BY-SA 3.0 IGO
QUESTA IMMAGINE, CATTURATA IL 28 MARZO 2021, DALLA MISSIONE SENTINEL-2 DI COPERNICUS, MOSTRA L’ULTIMA ATTIVITÀ SULL’ETNA IN ITALIA. L’IMMAGINE È STATA ELABORATA UTILIZZANDO LA BANDA INFRAROSSA A ONDE CORTE DELLA MISSIONE PER MOSTRARE L’ATTIVITÀ IN CORSO NEL CRATERE. SI VEDONO PENNACCHI DI FUMO SOFFIARE VERSO EST VERSO IL PAESE DI GIARRE. CREDITO: CONTIENE DATI COPERNICUS SENTINEL MODIFICATI (2021), ELABORATI DALL’ESA, CC BY-SA 3.0 IGO

I sensori atmosferici sui satelliti possono anche identificare i gas e gli aerosol rilasciati dall’eruzione, nonché quantificare il loro più ampio impatto ambientale. L’immagine sotto, catturata dal satellite Sentinel-5P del programma Copernicus, mostra le concentrazioni di anidride solforosa visibili mentre si spostano verso sud fino ad investire le coste della Libia. L’anidride solforosa viene rilasciata da un vulcano quando il magma è relativamente vicino alla superficie.

Mount Etna Sulfur Dioxide March 2021
I SENSORI ATMOSFERICI SUI SATELLITI POSSONO ANCHE IDENTIFICARE I GAS E GLI AEROSOL RILASCIATI DALL’ERUZIONE, NONCHÉ QUANTIFICARE IL LORO PIÙ AMPIO IMPATTO AMBIENTALE. QUESTA IMMAGINE, CATTURATA DAL SATELLITE SENTINEL-5P DI COPERNICUS, MOSTRA LE CONCENTRAZIONI DI ANIDRIDE SOLFOROSA VISIBILI VIAGGIANDO VERSO SUD VERSO LA LIBIA. L’ANIDRIDE SOLFOROSA VIENE RILASCIATA DA UN VULCANO QUANDO IL MAGMA È RELATIVAMENTE VICINO ALLA SUPERFICIE. 
CREDITO: CONTIENE DATI COPERNICUS SENTINEL MODIFICATI (2021), ELABORATI DALL’ESA, 
CC BY-SA 3.0 IGO

Dopo una settimana circa di calma, il cratere di sud-est dell’Etna si è risvegliato la mattina del 31 marzo con una forte esplosione intorno alle 07:00 CEST, seguita da diversi sbuffi di cenere e lava.

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano (INGV), l’attività esplosiva è aumentata nel tardo pomeriggio e durante la notte con la lava che ha continuato a scorrere verso la Valle del Bove, mentre flussi minori si sono propagati verso sud. 

Ad oggi, l’attività nel cratere di sud-est rimane calma.

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