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domenica, Dicembre 4, 2022
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Scoperte orme fossili sulle Alpi del cuneese

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Due fossette impresse nella roccia, parzialmente nascoste da dei ciuffi di erba, che hanno poi rivelato qualcosa di ben più emozionante: un’impronta lunga oltre trenta centimetri, appartenuta a un rettile preistorico. Queste orme fossili impresse sulle Alpi occidentali, risalirebbero addirittura a 250 milioni di anni fa. Protagonista di questa sorprendente scoperta, un team di paleontologi italiani, tra cui anche uno dell’Università Sapienza di Roma, e svizzeri, che l’hanno poi pubblicata sulla rivista PeerJ. L’affascinante ritrovamento è stato fatto a 2200 metri di altitudine nella zona delle Alpi nell’Altopiano della Gardetta, zona di Cuneo.

Le orme dovrebbero appartenere all’Ichtogenere Chirotherium, e rappresentano una novità assoluta per la scienza, che proprio per la zona dove sono state rinvenute, le ha ribattezzate Isochirotherium gardettensis. Esse si presentano perfettamente preservate, nella roccia delle Alpi, e hanno delle peculiarità talmente uniche da aver permesso agli scienziati di definire una nuova icnospecie. E doveva trattarsi davvero di un rettile enorme, considerando la dimensione del fossile, che fa presupporre agli scienziati che l’animale superasse i quattro metri di altezza. I ricercatori ritengono che dovesse somigliare a una specie di enorme coccodrillo.

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Inoltre, come gli stessi paleontologi sottolineano, la scoperta è la dimostrazione che l’area delle Alpi occidentali, milioni di anni fa, era popolata da questi rettili giganteschi, nonostante il luogo si ritenesse fosse inospitale alla vita. Davvero un ritrovamento unico per l’Europa.

Per risalire all’inizio dei lavori da parte dei paleontologi, bisogna tornare indietro al 2008, con il lavoro di tesi del geologo Enrico Collo che, insieme ad altri colleghi, identificò in questa zona le orme lasciate da questi rettili enormi, tra i fondali fangosi nei pressi di un delta fluviale, proprio dove oggi sorge un meraviglioso panorama di montagna, con vette che toccano i 2200 metri.

E ancora non è finita qui: in futuro si prospettano ulteriori sviluppi, in quanto l’area di ricerca si sta estendendo sempre più, e risultati sorprendenti arrivano grazie alla diffusione dei risultati delle ricerche geo-paleontologiche mediante la creazione di un Geo-Paleo Park, che include un centro visitatori e un giardino geologico didattico-esplorativo.

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