Un pericoloso fungo ha cambiato il suo metodo di riproduzione

Il fungo più mortale al mondo ha cambiato il suo metodo di riproduzione: si sta diffondendo in tutti gli Stati uniti

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Il fungo più mortale al mondo ha cambiato il suo metodo di riproduzione
Il fungo più mortale al mondo ha cambiato il suo metodo di riproduzione

Vi siete mai chiesti quale sia il fungo più mortale al mondo? Ve lo diciamo noi: si tratta dell’amanita phalloides. Tale fungo ha cambiato il suo metodo di riproduzione e si sta diffondendo in tutti gli Stati uniti.

I funghi sono famigerati per la loro natura velenosa, eppure, in realtà, la maggior parte causa solo un disagio fisico temporaneo quando viene mangiata dagli umani. Poi ovviamente ci sono quelli commestibili come i chiodini e i porcini che sono una vera e propria delizia del palato.

Tornando all’amanita phalloides, tra tutti i decessi segnalati per funghi in tutto il mondo, il 90% è dovuto proprio a essa. L’amanita è conosciuto anche come “cappello della morte“.

Il fungo più mortale al mondo: il lavoro dei ricercatori

I ricercatori hanno ora capito come questa specie infida si sia diffusa in alcune parti del Nord America con tale velocità e apparente facilità, causando numerosi decessi lungo la strada mentre la gente la scambiava per un pasto abbondante.

Nei suoi areali nativi europei, A. phalloides crea nuove generazioni combinando i genomi tra loro. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison su A. phalloides negli Stati Uniti ha scoperto che il fungo può produrre spore utilizzando i cromosomi di un singolo individuo.

Come informa Science Alert, la scoperta si basa sui genomi di 86 funghi, raccolti in California dal 1993 e in alcune parti d’Europa dal 1978. Tra i campioni statunitensi, i “cappelli della morte” sembrano essere stati in grado di riprodursi sia sessualmente che asessualmente per almeno 17 anni, massimo 30 anni.



È stato scoperto che i campioni raccolti nel 2014 da due punti diversi contenevano esattamente lo stesso materiale genetico, rendendoli effettivamente lo stesso singolo fungo. Un altro esemplare è stato raccolto una volta nel 2004 e poi di nuovo un decennio dopo.

Diffusione in corso

Nel loro recente articolo, i ricercatori scrivono che “le diverse strategie riproduttive dei cappelli della morte invasivi stanno probabilmente facilitando la loro rapida diffusione, rivelando una profonda somiglianza tra invasioni di piante, animali e funghi”. Le spore asessuate si formano quando un fungo replica il proprio set di cromosomi in due pacchetti identici. Mentre le spore sessuali si formano quando due genitori diversi donano ciascuno un insieme dei loro cromosomi alla loro prole.

Come si riproducono i funghi?

È noto che molte specie di funghi che creano altri loro simili si riproducono tramite spore sia sessuali che asessuate, a seconda delle circostanze, ma fino a questa recente scoperta nessuno sapeva che il cappello della morte fosse uno di questi.

La riproduzione sessuata consente alle specie di evolversi e adattarsi introducendo più variazioni genetiche in una popolazione. Ma avendo una modalità asessuata, i singoli funghi possono diffondersi rapidamente e sopravvivere per anni completamente da soli.

Quando le spore di un fungo atterrano su una superficie sana, germinano e iniziano a fruttificare. In questo modo, le spore asessuate possono diffondere i singoli funghi in lungo e in largo, senza la necessità di un partner di accoppiamento o di una progenie geneticamente diversa.

Da dove proviene il cappello della morte?

Il cappello della morte è originario del nord Europa, ma negli ultimi decenni ha avuto un incredibile successo nell’invadere nuovi habitat in altre parti d’Europa, così come in Nord America e in Australia. La riproduzione asessuata potrebbe essere una valida spiegazione al fenomeno.

È interessante notare che i ricercatori hanno scoperto che i geni nelle spore asessuate raccolte in California dal 1993 al 2015 non erano poi così diverse dalle spore fecondate prodotte dalla stessa specie nella stessa regione. I ricercatori ipotizzano che “alcuni dei discendenti di questi funghi si accoppiano, mentre altri no, e il ciclo si ripete”.

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