In quanti modi abbiamo cercato di contattare gli extraterrestri?

Il primo vero ambizioso tentativo di contattare gli extraterrestri risale al 1974, quando un team di astronomi, tra cui possiamo ricordare Frank Drake e Carl Sagan, trasmise un messaggio radio dall'Osservatorio Radioastronomico di Arecibo a Porto Rico verso l'ammasso globulare Messier 13, un ammasso di stelle distante circa 25.000 anni luce dalla Terra

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Nei primi anni del XIX secolo, l’astronomo austriaco Joseph Johann Von Littrow propose di contattare gli extraterrestri scavando delle profonde trincee nel deserto del Sahara.

Gli scavi avrebbero avuto la forma di enormi schemi geometrici e una volta riempiti di cherosene sarebbero stati accesi, in modo tale che le fiamme sarebbero state visibili ad eventuali esseri alieni presenti nel sistema solare.

L’idea dell’astronomo non venne mai realizzata, ma altre idee hanno preso forma a distanza di decenni e i tentativi di contattare gli extraterrestri sono stati diversi.

Vediamo quanti e quali messaggi abbiamo tentato di inviare agli extraterrestri.

Le onde radio realizzeranno il sogno e ci permetteranno di contattare gli extraterrestri?



Questo sistema venne utilizzato da un team di scienziati sovietici che puntarono un potente trasmettitore radio in direzione di Venere, il secondo pianeta del sistema solare, considerato fino alla fine degli anni ’50 un pianeta potenzialmente simile alla Terra, rigoglioso di vita, caldo e umido. Il messaggio radio lanciato dai sovietici salutò il pianeta gemello della Terra in codice Morse.

Il messaggio, il primo nel suo genere, era composto da tre parole: Mir, che in russo significa “pace” o “mondo”, Lenin e SSSR (l’acronimo in alfabeto latino per il nome cirillico dell’Unione Sovietica).

In realtà i russi non si aspettavano certamente di contattare gli extraterrestri, o per meglio dire i “venusiani” che tra l’altro, andavano molto di moda negli anni ’50 in quanto, un contattista di origini polacche affermò all’epoca di essere entrato in contatto con loro e di aver viaggiato nelle loro navi spaziali.

Tornando al messaggio inviato verso Venere, in realtà, era un semplice test per un nuovissimo radar planetario, una tecnologia che invia onde radio nello spazio, con l’obiettivo principale di osservare e mappare gli oggetti presenti nel sistema solare.

Contattare gli extraterrestri: messaggi radio

Il primo vero ambizioso tentativo di contattare gli extraterrestri risale al 1974, quando un team di astronomi, tra cui possiamo ricordare Frank Drake e Carl Sagan, trasmise un messaggio radio dall’Osservatorio Radioastronomico di Arecibo a Porto Rico in direzione dell’ammasso globulare Messier 13, un ammasso di stelle distante circa 25.000 anni luce dalla Terra.

Il messaggio radio, inviato in codice binario, conteneva un’immagine che raffigurava un essere umano stilizzato, la struttura a doppia elica del DNA il modello di un atomo di carbonio e il disegno del radiotelescopio utilizzato per inviare le informazioni.

Douglas Vakoch, psicologo e presidente di Messaging Extraterrestrial Intelligence International (METI) ha spiegato cosi il tentativo di contattare gli extraterrestri a WordsSideKick.com

“Il messaggio di Arecibo ha cercato di fornire un’istantanea di chi siamo come esseri umani nel linguaggio della matematica e della scienza”.

Il tentativo di contattare gli extraterrestri attraverso il messaggio lanciato da Arecibo è letteralmente come lanciare un messaggio nella bottiglia nell’immensità dell’oceano, sperando che qualcuno lo raccolga e soprattutto lo comprenda.

Il messaggio, che viaggia alla velovcità della luce, impiegherà circa 25.000 anni luce per raggiungere l’ammasso stellare Messier 13. Ma trascorso tutto quel tempo, spiega il Dipartimento di Astronomia della Cornell University l’ammasso di stelle non sarà nella direzione in cui è puntato il fascio radio, ma si sarà spostato.

Gli ipotetici extraterrestri potrebbero ancora essere in grado di rilevare il segnale radio, che ha un’intensità 10 milioni di volte superiore ai segnali radio emessi del nostro Sole. (Il Sole emette un ampio spettro di radiazioni elettromagnetiche, dall’ultravioletto alla radio.) Ma ciò è improbabile, ha spiegato Seth Shostak, astronomo dell’Istituto di ricerca per l’intelligenza extraterrestre (SETI).

“È stato, in un certo senso, il messaggio più potente mai inviato”, ha detto Shostak a WordsSideKick.com.

Nel 2008 si è tentato nuovamente di comunicare con gli extraterrestri inviando attraverso le onde radio messaggi contenenti dall’arte alla pubblicità.

Nel 2008, Doritos, (un marchio americano di tortilla chips aromatizzate prodotte dal 1964 da Frito-Lay) ad esempio, secondo quanto riferisce un articolo dell’International Journal of Astrobiology, ha trasmesso il proprio annuncio pubblicitario verso un sistema solare nella costellazione dell’Orsa Maggiore, posto a circa 42 anni luce di distanza dal sistema solare.

Mentre nel 2010, è stato inviato un messaggio radio codificato in Klingon, la lingua usata da un popolo alieno che fa parte dell’universo immaginario di “Star Trek” serie creata negli anni ’60 da Gene Roddenberry. Il messaggio in “Klingon” ha invitato i veri alieni a partecipare a un’opera Klingon in Olanda.

Contattare gli extraterrestri: veicoli spaziali

Per contattare gli extraterrestri non sono stati inviati solamente i messaggi radio, ma sono stati lanciati diversi veicoli spaziali contenenti registrazioni, con la speranza che tra qualche tempo vengano intercettati da una civiltà in grado di viaggiare nello spazio interstellare.

Le sonde spaziali più famose, le Voyager 1 e 2 lanciate da Cape Canaveral nel 1977 per studiare i confini esterni del nostro sistema solare e dello spazio interstellare, trasportano ognuna, un disco ricoperto da una patina d’oro contenente musica, suoni dalla Terra e 116 immagini del nostro pianeta e del sistema solare.

I veicoli spaziali Voyager stanno in questo momento navigando nello spazio interstellare, ma non ci sono molte probabilità che qualcuno le intercetti o che sfiorino un pianeta extraterrestre nel corso dei prossimi milioni di anni. La possibilità che ciò accada? “Zero”, ha detto Sheri Wells-Jensen, linguista della Bowling Green State University in Ohio, specializzata in intelligenza extraterrestre.

“È stato solo un tentativo bello e poetico, adorabile e coraggioso che ha davvero riassunto il meglio di noi, anche se è inutile in termini di comunicazione effettiva”, ha detto Wells-Jensen a WordsSideKick.com.

Sono moltissimi gli esperti che sostengono che le probabilità che i nostri manufatti vengano intercettati da una qualche civiltà extraterrestre siano bassissime.

In primo luogo questo dipende ovviamente dalla presenza o meno della vita extraterrestre nei dintorni del sistema solare.

Gli extraterrestri, se ci sono, dovrebbero essere in grado di costruire radiotelescopi per poter ascoltare con attenzione i nostri messaggi radio e i segnali radio che fuggono dalla Terra involontariamente. Dovrebbero conoscere la matematica e la scienza per interpretarli.

Potranno capirli? potranno riuscire a interpretare il nostro tentativo di comunicare? I messaggi che abbiamo inviato tendono a presumere che gli extraterrestri percepiscano l’universo nello stesso modo in cui lo facciamo noi: con l’udito e la vista.

Non sappiamo se gli extraterrestri sono come noi e non sappiamo in che modo percepiscono il mondo che li circonda, forse lo percepiscono in modi che non riusciamo ad immaginare, forse si sono evoluti in un mondo cosi alieno da essere completamente diversi da noi.

Questo però non significa che i messaggi che abbiamo inviato siano inutili. “Stiamo cercando. Perché non dovrebbero guardare?” ha detto Wells-Jensen a WordsSideKick.com.

E se i nostri messaggi fossero veramente incomprensibili per gli extraterrestri? Va bene. “Penso che la cosa più importante che abbiamo mai detto è solo che esistiamo”, ha concluso Wells-Jensen.

Esistiamo in un tempo e in un luogo particolare dell’universo, ma probabilmente non è l’unico luogo particolare, ce ne devono essere altri di luoghi simili alla Terra e magari ospitano civiltà che si pongono la nostre stessa domanda. Siamo soli?

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