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USA, impronte umane di 10.000 anni fa

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By Stephanie Pappas – Live Science Contributor
tradotto e adattato da Giampiero Muzi

Oltre 10.000 anni fa, su una spiaggia di quello che è oggi il New Mexico (USA), una donna in cammino poggiò giù il bambino che stava portando in braccio, si sistemò, poi riprese il lattante con sé e ripartì. Le tracce di questo momento così umano si sono preservate lungo una via trovata nel White Sands National Park, nel nordest del deserto del Chihuahuan in New Mexico appunto, e si tratta della più remota coppia di impronte umane del tardo Pleistocene (tra i 126.000 e gli 11.700 anni fa) mai rinvenute nel mondo. Lungo un percorso di 1,5 chilometri, la serie di tracce preserva un veloce viaggio di andata e ritorno di un singolo adulto e un bambino molto piccolo. Durante il percorso – rivelano le impronte – l’adulto (probabilmente una donna, più difficilmente un adolescente maschio) sono venuti in contatto ravvicinato con un bradipo gigante e un mammut dal pelo lungo.

Queste sono delle vere e proprie meravigliose immagini istantanee del tempo passato” ha commentato Sally Reynolds, paleontologa dell’Università di Bournemouth (Regno Unito) e autrice senior di una nuova ricerca su queste impronte, uscita online, prima della pubblicazione, nel Dicembre 2020 sulla rivista cartacea in lingua inglese, Quaternary Science Reviews.

Tracce Umane. Il percorso di impronte è stato scoperto nel 2017, grazie a David Bustos, un dipendente del Parco Nazionale citato, che ha subito invitato un gruppo di scienziati a visitare il sito, incluso Matthew Bennett, marito della Reynolds e geoscienziato, anche lui nell’ateneo di Bournemouth. Bustos ha immediatamente informato della possibile presenza di segni di impronte umane su un terreno pianeggiante, in una spiaggia lungo un luogo molto suggestivo, rinvenute mentre pattugliava il parco dopo il monumento nazionale. Gli scavi hanno rilevato le impronte fossili appena sotto la soffice e bianca sabbia di gesso. Queste tracce originariamente sono state lasciate su un terreno bagnato. Quando l’acqua è evaporata ha lasciato scoperti i minerali dolomite e calcite, che hanno consentito lo stampo roccioso delle impronte. Le tracce vanno verso nord/nordovest attraverso una linea dritta in un’unica direzione, prima di sparire tra le dune. Vicino a queste vi sono i resti delle impronte del viaggio di ritorno in direzione sud/sudovest, che appaiono fatte proprio dalla stessa persona, a giudicare dalla misura delle impronte e dalla lunghezza del passo. Lungo il tracciato, le impronte dell’adulto sono ogni tanto accompagnate da tracce di un bambino di non più di tre anni. In direzione nord, le tracce dell’adulto sono un po’ asimmetriche, come se l’adulto stesse portando il bambino in braccio. Poi appaiono anche le impronte del bimbo, forse poggiato a terra dall’adulto durante una pausa per prendere fiato. Non ci sono invece tracce dell’infante durante il viaggio di ritorno verso sud, suggerendo che forse il percorso sia stato fatto per lasciare il bambino a qualcuno da qualche parte.

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La motivazione è quel qualcosa che realmente non possiamo rilevare dalle tracce fossili ma è proprio quel qualcosa che vogliamo conoscere“, ha detto Reynolds a Live Science. La ricercatrice ha ipotizzato che forse il bambino – o la bambina – fosse malato e che avesse necessità di essere portato in un altro posto per poter essere aiutato.

Qualunque sia stata la ragione di quel viaggio, sembra che la meta fosse molto chiara nella mente di quell’adulto. Le impronte infatti sono dritte verso una direzione e chi camminava non aveva nessuna esitazione su dove procedere. La lunghezza del passo suggerisce che la persona stesse camminando alla velocità di 1,7 metri al secondo, con un ritmo davvero veloce.

La regione era arida ma il percorso è stato fatto vicino ad un antico lago, ora svanito, in mezzo a un terreno fangoso e scivoloso. “Sappiamo che quel cammino è stato più veloce del normale e su un terreno decisamente più stancante del solito“, ha precisato Reynolds.

Incontri con animali. Quel viaggio fu fatto attraverso un posto molto bello ma pieno di possibili predatori, come i cani lupo selvatici e i gatti dai denti a sciabola (tutte razze oggi estinte). Fortunatamente sembra che la donna e il bimbo non subirono alcuna minaccia, altrimenti avrebbero avuto paura degli animali incontrati. Dopo il loro passaggio a nord, una serie di impronte di animali mostra che un bradipo gigante si avvicinò in quell’area, sollevandosi sulle zampe posteriori – forse annusando l’aria? -, muovendosi un po’ lì intorno come disegnando un cerchio e poi andando via. L’adulto umano – nel suo percorso di ritorno verso sud – ha poi camminato su queste tracce del bradipo.

Ricerche precedenti nella zona rilevano che gli uomini cacciavano i bradipi giganti, e questo forse spiegherebbe perché le impronte lasciate dall’animale rivelino un po’ di nervosismo. In un altro punto, un mammut ha attraversato il percorso verso nord dei nostri due umani, prima del viaggio di ritorno verso sud. Il mammut non ha mostrato nessun segno di rallentamento o sosta, e forse questo fa pensare che non rilevasse la recente presenza di umani nella zona come un pericolo per lui.

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Non sono stati trovati materiali organici sotto o intorno le impronte umane in modo da poterli analizzare al radiocarbonio per scoprire la data esatta delle tracce, ha detto Reynolds. Basandoci sui dati che conosciamo relativi all’estinzione dei mammut e dei bradipi giganti, le impronte devono essere risalenti ad almeno 10.000 anni fa, ma è possibile che siano ancora più vecchie, di 13.000 anni fa, ha precisato la studiosa. Alcuni semi rinvenuti sotto altre tracce trovate nel parco consentiranno di assegnare una data a queste scoperte. Quello che è chiaro, ha scritto Reynolds, è che la spiaggia di White Sands preserva impronte umane di diverse migliaia di anni fa. La regione era un centro di attività umane del tardo Pleistocene e le impronte lasciate lì potrebbero aiutarci a capire come la nostra presenza abbia avuto un effetto negativo sulla popolazione animale in quel tempo. La presenza di megafauna – gli animali di larga taglia come mammut e bradipi giganti – si ridusse velocemente, fino ad estinguersi, dopo l’arrivo degli uomini nella zona, e c’è una controversia per capire se sia stata l’attività della caccia a provocare questa sparizione.

A White Sands ci sono tracce che mostrano uomini braccare i bradipi, ha detto Reynolds, e altre lasciate da bambini intenti a giocare in pozzanghere prossime a impronte di animali. “Possiamo sicuramente sostenere che l’intera area di White Sands sia proprio un gigantesco archivio di impronte fossili“, ha concluso Reynolds.

https://www.livescience.com/human-footprints-prehistoric-toddler-caregiver.html?fbclid=IwAR3KF-sa5Vzvro1SdOyLrTJT1EAh5FOmv4bQyLM7NO1zW31ZCiZFaaeOjqo

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