Fin dalla pandemia di COVID del 2020 durante la quale molti governi decisero di limitare spostamenti e rapporti umani per diminuire le occasioni di contatto, le teorie complottiste in ambito sanitario, e non solo, grazie anche alla complicità di mezzi d’informazione, siti web e canali social ipocriti, pronti a sostenere la qualunque o a prendere posizioni ambigue pur di ottenere visualizzazioni, hanno attraversato una fase di grande visibilità, influenzando il comportamento di molte persone.
Un team di ricercatori, guidati dall’economista comportamentale Loukas Balafoutas, hanno lavorato a questa domanda in un lavoro pubblicato di recente. Il risultato della ricerca sostiene che non è necessario credere alle teorie complottiste perché abbiano un qualche impatto su di noi. Basta confrontarsi con esse.

In ricerche precedenti è stato dimostrato che chi crede nelle teorie complottiste viene influenzato nel comportamento. Ad esempio, le teorie complottiste portano a una minore partecipazione al voto o una minore disponibilità a farsi iniettare un vaccino o a seguire un certo tipo di cure “ufficilali”.
Non possiamo fare a meno di notare che da anni le teorie complottiste attraversano un vero e proprio boom, e non è certamente possibile non prenderle in considerazione. Questo ha spinto il team guidato da Loukas Balafoutas a ideare e condurre un esperimento per scoprire se le teorie complottiste hanno un impatto su chi afferma di non crederci.
Come ha raccontato il Professore di Economia Sperimentale del Dipartimento di Finanza dell’Università di Innsbruck, lo studio mostra che i soggetti che sono entrati in contatto con una teoria complottista per soli tre minuti hanno agito in modo diverso in un successivo esperimento comportamentale rispetto ai soggetti del gruppo di controllo. Il team ha pubblicato di recente i risultati sulla rivista Economic and Political Studies.
Le teorie complottiste influenzano il comportamento
All’EconLab dell’Università di Innsbruck, il team ha condotto l’esperimento prima della pandemia COVID-19. A metà dei 144 partecipanti coinvolti nello studio è stato mostrato un video di 3 minuti che ritraeva lo sbarco sulla luna del 1969 presentandolo come un falso.
Al gruppo di controllo è stato invece mostrato un video di tre minuti sul programma dello Space Shuttle. In seguito, le persone coinvolte nel test hanno partecipato al “gioco della richiesta di denaro“. I partecipanti sono stati suddivisi in coppie alle quali è stato chiesto di fare un’offerta intera simultanea di una cifra compresa tra 5 e 14 euro.
Chi faceva l’offerta minore riceveva l’importo richiesto maggiorato di 10 euro; chi invece faceva l’offerta più alta otteneva solo l’importo richiesto.
In caso di risultato di parità, entrambi i partecipanti ottenevano la cifra la loro richiesta. In questo gioco la migliore risposta a un’offerta superiore a 5 euro dell’altro partecipante è quella di offrire esattamente un euro in meno. Se l’altro partecipante offre 5 euro, la migliore risposta è di 14 euro.
Come ha spiegato Balafoutas, nell’esperimento il team ha scoperto che i partecipanti che avevano guardato in precedenza i video delle teorie complottiste offrivano importi inferiori. Ciò, secondo i ricercatori, è la dimostrazione che queste persone agiscono in modo più strategico. Da un lato, questo può portare a un profitto più elevato nel gioco, ma allo stesso tempo questo approccio comporta anche il rischio di incorrere in una perdita.
Lo scopo del team di Balafoutas non era valutare questo comportamento come migliore o peggiore, ma semplicemente mostrare che le persone che sono state esposte a teorie complottiste mostrano un comportamento diverso rispetto al gruppo di controllo in una situazione successiva che è completamente diversa in termini di contenuto. Da questo comportamento il team ha escluso che la teoria del complotto ha un’influenza su come qualcuno percepisce il mondo e le altre persone.
La fiducia rimane
Ricorrendo a altro esperimento, chiamato il “gioco della fiducia“, il team ha testato la misura in cui l’esposizione a una teoria del complotto porta a un calo della fiducia nei confronti degli altri. In questo gioco i partecipanti erano divisi in coppie. In ogni coppia, entrambi i giocatori hanno ricevuto la somma di 5 euro. Uno dei giocatori (A) può decidere di investire una parte o tutto l’importo ricevuto.
L’importo investito è stato triplicato e dato all’altro giocatore (B), che poteva quindi girare parte del denaro al giocatore A.
Gli importi maggiori investiti da A in questo gioco corrispondono a un livello di fiducia più elevato. Il messaggio positivo è che il team non ha trovato alcuna influenza negativa della teoria del complotto in questa simulazione.
Che gli scienziati abbiano esaminato le teorie complottiste non è una coincidenza. “Come ricercatori, non vogliamo contribuire a diffondere le teorie complottiste in quanto influenzano il comportamento nella società” hanno scritto nel loro studio.
Per questo motivo, è sempre necessaria molta cautela nello sviluppare questo tipo di studi. Devono essere condotti in modo eticamente giustificabile e devono inoltre essere preventivamente approvati. “È particolarmente importante interrogare i partecipanti ai test dopo un esperimento di questa portata”, ha concluso Loukas Balafoutas.





































