La NASA ha anticipato alcuni risultati dello studio sull’astronauta Scott Kelly

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Il volo spaziale di lunga durata fa cose strane al corpo umano, anche a livello molecolare, ma finora non c’è motivo di pensare che gli umani non potrebbero sopravvivere a un viaggio di andata e ritorno di due anni e mezzo su Marte. Questo è quanto hanno rivelato due scienziati della NASA ed un funzionario sui risultati dello studio “Twins Study” effettuato dall’agenzia spaiale americana che ha esaminato i cambiamenti fisiologici nell’astronauta Scott Kelly durante il suo soggiorno di quasi un anno nello spazio rispetto a suo fratello gemello, Mark Kelly, anch’esso astronauta, rimasto sulla Terra.

Il rapporto completo non è ancora stato pubblicato, ma i giornalisti ne hanno ricevuto un sommario in una conferenza stampa alla riunione annuale dell’Associazione americana per l’avanzamento della scienza, a Washington. Tra i punti salienti: le difese immunitarie di Scott Kelly hanno reagito quasi immediatamente appena è arrivato nello spazio, come se, a livello cellulare, il suo corpo si sentisse sotto attacco.

È quasi come se il corpo fosse in allerta“, ha detto Christopher Mason, professore associato di genomica computazionale presso il Weill Cornell Medicine.

Sono noti da tempo alcuni degli effetti fisiologici della microgravità, quali visione alterata, perdita di massa ossea, calo del tono muscolare e alterazioni del ciclo veglia-sonno. La nuova ricerca mostra cambiamenti a livello cellulare, compresi i cambiamenti nell’espressione genicaPer lo più sono davvero buone notizie“, ha detto Mason. “Il corpo di Kelly ha dimostrato una plasticità e un adattamento straordinari durante un vita di un anno a gravità zero.”

Lo stesso concetto è stato ripreso da Craig Kundrot, direttore della divisione spaziale e fisica delle scienze della NASA. Ha detto che finora la ricerca della NASA non ha trovato nulla che possa rendere impossibile una missione su Marte. La più grande preoccupazione resta quella relativa alle radiazioni cosmiche: una missione verso Marte esporrebbe gli astronauti a livelli di radiazioni maggiori di quelli consentiti dalle linee guida attuali. Ciò non impedirà necessariamente una missione, ma rimane una preoccupazione.

Ovviamente, questo studio su gemelli ha avuto un campione molto piccolo: due persone.

Questi risultati, ovviamente, non possono essere conclusivi ma nel complesso sono incoraggianti“, ha affermato. “Non ci sono nuovi importanti segnali di allarme“.

Qualsiasi missione umana oltre la bassa orbita terrestre presenta una serie di rischi per la salute per gli astronauti a causa delle radiazioni cosmiche. Le sfide tecnologiche associate a una missione umana su Marte sono ovvie, ma le sfide fisiologiche sono potenzialmente altrettanto significative.

Kundrot ha spiegato che la NASA prevede una missione su Marte che richiederebbe un volo di sei mesi a tratta e 18 mesi sulla superficie di Marte. Tale missione potrebbe coinvolgere da quattro a sei astronauti, probabilmente una squadra internazionale. Lo stress psicologico di una tale missione sarebbe considerevole.

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