La bufala dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion

I Protocolli dei Savi Anziani di Sion sono una clamorosa fake news, che lo stesso Hitler utilizzerà per giustificare la sua criminale campagna anti ebraica, nasce alla fine del XIX secolo, durante uno dei conflitti sociali e giudiziari più drammatici della storia di Francia: l’Affare Dreyfus.

Il capitano alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus, venne accusato ingiustamente di tradimento e spionaggio a favore della Germania, condannato e deportato nel 1895 presso l’isola del Diavolo, l’ufficiale verrà successivamente graziato e riabilitato soltanto nel 1906.

E’ appunto in questo periodo che viene scritto questo documento da più persone per amplificare il clima di antisemitismo dilagante nel paese transalpino, sostenere la colpevolezza di Dreyfus e cercare di dimostrare la pericolosità degli ebrei.

Il falso storico recita che i Protocolli dei Savi Anziani di Sion siano stati elaborati nel corso di un congresso sionista a Basilea in Svizzera nel 1897. Il documento espone quello che dovrebbe essere il piano degli Anziani per conquistare il mondo da parte degli ebrei. Tutto il progetto sarebbe poi stato reso noto da una spia zarista infiltratasi nel congresso.

I Protocolli dei Savi Anziani di Sion vennero sbugiardati per quello che sono, una fantasiosa invenzione antisemita, già nel 1921 da una serie di articoli del «Times» di Londra secondo il quale il documento sarebbe il frutto del plagio di due precedenti opere di satira politica non correlate agli ebrei e tutto sarebbe finito lì se il magnate americano Henry Ford non l’avesse preso per vero facendolo ristampare negli Stati Uniti. «Si accordano perfettamente con ciò che sta succedendo nel mondo» commentò Ford a proposito dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion «Hanno sedici anni di vita e spiegano perfettamente gli avvenimenti accaduti fino a questo momento.».

Ford noto antisemita, unico americano menzionato favorevolmente da Hitler nel Mein Kampf, ne fa stampare ben 500.000 copie.

Durante la sua ascesa al potere, Hitler si impossessò del libercolo pubblicato da Ford e, una volta asceso al potere, inserì i Protocolli dei Savi Anziani di Sion nel programma scolastico obbligatorio nazista e una pubblicazione ufficiale del Partito nazista del 1933 ordinò a ogni cittadino tedesco di «studiare le terrificanti confessioni degli Anziani di Sion e metterle a confronto con la sconfinata miseria del nostro popolo, per poi trarre le necessarie conclusioni».

Anche Stalin, subito dopo la seconda guerra mondiale, utilizzò questo falso storico per alimentare una campagna di antisemitismo per sostenere la teoria che complotti ebraici minacciavano la stessa vita dei vertici del partito e dello Stato sovietico.

Nonostante le numerose ed inconfutabili smentite storiche sull’autenticità di questa pubblicazione essa venne rilanciata costantemente negli anni non soltanto dai circoli complottisti ed antisemiti che prosperano sulla rete ma anche  diffusa  tramite canali legali.

Clamoroso il caso della catena americana Wal Mart che fino al 2004 è stata criticata per aver venduto i Protocolli dei savi di Sion sul suo sito web con una descrizione che ne suggeriva la possibile veridicità.

I protocolli dei Savi Anziani di Sion hanno avuto un peso sostanziale nella produzione di successive teorie cospirative. Secondo alcune recenti edizioni, gli “ebrei” descritti nei Protocolli servono a coprire l’identità dei veri cospiratori: Illuminati, massoni, o persino entità aliene, come i cosiddetti Rettiliani.

Le origini dei Protocolli dei Savi anziani di sion

Protocolli dei Savi di Sion sono un falso documentale creato dall’Ochrana, la polizia segreta zarista, con l’intento di diffondere l’odio verso gli ebrei nell’Impero russo. Fu realizzato nei primi anni del XX secolo nella Russia imperiale, in forma di documento segreto attribuito a una fantomatica cospirazione ebraica e massonica il cui obiettivo sarebbe stato impadronirsi del mondo.

Come ci spiega Wikipedia, la natura di falso dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion fu appurata già fin dai primi tempi successivi alla pubblicazione di detti Protocolli dei Savi di Sion, avvenuta per la prima volta nel 1903 attraverso un quotidiano di Pavel Kruševan; l’autore della prima stesura del testo fu Sergej Aleksandrovič Nilus tra il 1901 e il 1903, che ne diffuse delle copie personalmente in Russia, fino a che non venne pubblicata da Kruševan e iniziò ad avere risonanza anche nel resto d’Europa.

Una serie di articoli pubblicati su The Times nel 1921 e sul Frankfurter Zeitung nel 1924 dimostrarono che il contenuto dei documenti era falso; gran parte del materiale era frutto di plagio da precedenti opere di satira politica e romanzi non correlati agli ebrei.

Nonostante la comprovata falsità dei documenti, riscossero comunque ampio credito in ambienti antisemiti e antisionisti, e rimangono tutt’oggi la base ideologica, soprattutto tra partiti o movimenti islamisti e fondamentalisti islamici in Medio Oriente e una parte dell’estrema destra nel mondo occidentale, per avvalorare la teoria della cosiddetta cospirazione ebraica. I Protocolli dei Savi di Sion sono considerati la prima opera della moderna letteratura complottista.

Presentata come un’esposizione di un piano operativo degli “anziani” ai nuovi membri, descrive i metodi per ottenere il dominio del mondo attraverso il controllo dei media, della finanza e la sostituzione dell’ordine sociale tradizionale con un nuovo sistema basato sulla manipolazione delle masse.

L’opera fu divulgata da coloro i quali si opponevano al movimento rivoluzionario russo e diffusa ulteriormente dopo la Rivoluzione russa del 1905. In seguito alla Rivoluzione d’ottobre che fece collassare l’Impero russo e in particolare durante gli anni venti e trenta, l’idea che il bolscevismo fosse una cospirazione ebraica per il dominio mondiale diventò uno degli strumenti più utilizzati nell’ambito della propaganda nazista in Germania, e in questo contesto i Protocolli dei Savi di Sion, frutto di un’invenzione fraudolenta, diventarono il testo di riferimento per giustificare la persecuzione e lo sterminio degli ebrei.

Sebbene dopo la seconda guerra mondiale l’uso sistematico dei Protocolli sia diminuito, il testo rimane ancora un’arma propagandistica molto usata, soprattutto in alcuni ambienti del mondo islamico in funzione antisionista; tuttavia il suo uso è presente anche in altri ambienti: nella Chiesa ortodossa russa e in Giappone, ad esempio, sono un caposaldo della propaganda di frange di estrema destra. 

In Occidente i Protocolli rimangono un pilastro di varie teorie cospirative basate sul complotto giudaico e del Nuovo Ordine Mondiale, presenti in partiti e movimenti di estrema destra e neofascisti in Europa, Stati Uniti e Russia.

Origini dell’opera

La fonte originaria dei Protocolli dei Savi di Sion è un pamphlet del 1864 intitolato Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu (Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu), scritto dall’autore satirico francese Maurice Joly nel quale l’autore attacca le ambizioni politiche dell’imperatore Napoleone III, mettendo in scena un immaginario dialogo tra Machiavelli e Montesquieu all’inferno; l’opera di Joly era poi ispirata a un famoso romanzo di Eugène SueI misteri del popolo, nel quale il ruolo dei cospiratori era affidato ai gesuiti; nessuna delle due opere menziona gli ebrei.

Joly lo fece stampare in Belgio e cercò di introdurlo illegalmente in Francia, dove era proibito criticare la monarchia. La polizia sequestrò un gran numero di copie e l’opera fu proibita. Joly, individuato come l’autore, fu processato il 25 aprile 1865 e condannato a quindici mesi di prigione.

Nel 1868 Hermann Goedsche, un antisemita tedesco, pubblica con lo pseudonimo di Sir John Retcliffe un’opera dal titolo Biarritz, nella quale riporta i dialoghi di Joly. Goedsche era un impiegato postale licenziato per aver falsificato nel 1849 delle prove nel processo del progressista Benedikt Waldeck.

Nel capitolo del libro “Il cimitero ebraico di Praga e il Consiglio dei rappresentanti delle Dodici Tribù di Israele“, Goedsche immagina un’assemblea segreta di rabbini che ogni 100 anni si riuniva con lo scopo di cospirare. Questo racconto si rifà a un episodio narrato da Alexandre Dumas padre nel romanzo Giuseppe Balsamo nel quale Cagliostro e i suoi seguaci mettono in atto una cospirazione che riguarda una collana di diamanti. Il capitolo di Goedsche si conclude con i dialoghi tratti da Joly.

Nella seconda metà dell’XIX secolo in Russia, in seguito alla pubblicazione del Libro del Kahal di Jacob Brafman, su quotidiani e riviste si diffonde l’idea di un complotto ebraico per la dominazione del mondo ordito da un “kahal” segreto.

Il mito del kahal segreto che cospira contro l’Occidente cristiano – i goyim – e in particolare la Russia ortodossa, venne poi ripresa in una serie di romanzi di vari autori, che anticiparono di almeno un ventennio la pubblicazione dei Protocolli dei Savi di Sion come ad esempio la trilogia giudeofobica di successo Žid idet (L’ebreo sta avanzando) di Vsevolod Vladimirovič Krestovskij, pubblicata a puntate sul Russkij Vestnik di Michail Nikiforovič Katkov tra il 1881 e il 1890; nel secondo capitolo del primo volume, pubblicato per la prima volta nel 1881 e intitolato Slovo rabbi Ionafana (Il sermone del rabbino Ionafan), l’autore sfrutta il topos già collaudato del cimitero ebraico e del discorso del rabbino.

Di base a Parigi, Matvej Vasil’evič Golovinskij (1865–1920), rampollo di una famiglia aristocratica e agente dell’Ochrana, lavorava con Charles Joly (figlio di Maurice Joly) a Le Figaro e scrisse vari articoli su incarico del capo della polizia segreta russa Pëtr Račkovskij. Durante l’affare Dreyfus in Francia, in concomitanza con il massimo livello di polarizzazione dell’opinione pubblica europea nei confronti degli ebrei, fu redatta la versione finale del testo, che cominciò a circolare privatamente con il titolo di Protocolli dei Savi di Sion nel 1897.

I Protocolli dei Savi di Sion furono inizialmente pubblicati a puntate – in versione abbreviata – sul quotidiano di San Pietroburgo Знамя (Znamja – La Bandiera) tra il 28 agosto e il 7 settembre (date del calendario Giuliano) 1903, da Pavel Kruševan, che quattro mesi prima aveva scatenato il pogrom di Chișinău. Vi sono prove che mostrano come il testo sia stato scritto da Matvej Golovinskij e fosse basato sull’opera precedente di Maurice Joly che tracciava un parallelo tra Napoleone III e Niccolò Machiavelli.

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