SETI: siamo pronti per la scoperta della vita extraterrestre?

Seth Shostak, il responsabile per la ricerca extraterrestre del SETI, in un recente articolo pubblicato sul sito istituzionale dell'istituto prende posizione nei confronti di certi organi di informazione che basano l loro comunicazione sull'aspetto scandalistico. Vediamo cosa dice

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È del tutto possibile che nel prossimo decennio leggeremo titoli di giornale che ci informeranno che la NASA ha trovato prove della vita nello spazio. Questa notizia potrebbe scatenare il panico?

Secondo l’inglese Sunday Telegraph, il direttore della Planetary Science Division della NASA apparentemente pensa che potrebbe succedere. L’articolo pubblicato dal magazine online inglese sulle recenti dichiarazioni del dott. Jim Green suggerisce che il pubblico potrebbe essere sconvolto dalla scoperta della vita oltre i confini del nostro pianeta.

Ma questo non è esattamente ciò che voleva intendere il dottor Green. L’obiettivo delle sue dichiarazioni non era esternare la preoccupazione che la gente possa essere presa dal panico, bensì che, probabilmente, non siamo preparati a ciò che verrà dopo.

In altre parole: se dovessimo scoprire la vita su Marte, cosa faremo dopo? Abbiamo un progetto? Interromperemo la nostra esplorazione o andremo avanti pur consapevoli del rischio di infettare l’ambiente marziano con batteri e virus importati dalla Terra che potrebbero sempre sfuggire alla sterilizzazione che viene effettuata prima di inviare una missione?

La storia retrostante è questa: nel 2020, Marte e la Terra saranno ancora una volta relativamente vicini l’uno all’altro. Per sfruttare questa circostanza orbitale fortuita, le agenzie spaziali, al momento sicuramente NASA ed ESA ma si parla anche di ROSCOSMOS, Cina ed India, lanceranno alcuni veicoli spaziali verso il Pianeta Rosso.



A differenza del rover Curiosity che sta esplorando il lago Gale, questi nuovi lander e rover saranno impegnati in un tipo di ricognizione che non è più stata provata dai tempi dei due lander Viking, cioè dalla metà degli anni ’70. I nuovi rover non si limiteranno a cercare luoghi adatti alla vita ma effettueranno una vera e propria ricerca sistematica della vita stessa, presente o passata.

Green non stava dicendo che l’eventuale scoperta di vita extraterrestre su Marte turberà il pubblico. Sappiamo che non sarà così perché, dopo tutto, questo test è già avvenuto più due decenni fa.

Nel 1996 fu annunciato che microbi marziani fossilizzati erano stati trovati all’interno di un meteorite noto per essere un pezzo di antica regolite marziana. Il meteorite – ALH 84001 – era un piccolo campione di Marte che apparentemente conteneva corpi fossilizzati di antiche forme microbiche di vita.

Questa fu una storia di enorme impatto, ma la reazione del pubblico fu molto tranquilla. La gente voleva solo saperne di più. Purtroppo, la storia del meteorite marziano è cambiata quando le prove sono state esaminate da altri ricercatori. Le prove che quelle fossero tracce di antichi microbi marziani erano deboli.

Tuttavia, il punto è che il pubblico trovò questa storia affascinante, ma non allarmante. Si trattava della vita su Marte sì, ma di una vita simile ai batteri – e probabilmente scomparsa da molto tempo.

E se scoprissimo forme di vita su Marte, ad esempio uno strato di batteri annidato diversi metri sotto la superficie sterile di Marte?

Cosa faremmo?

Qualcuno direbbe a Elon Musk di smettere di pensare a Marte perché il pianeta ha una popolazione indigena?

Chiaramente, questo è uno scenario per il quale non siamo pronti. Anche se i nuovi esploratori robotici trovassero anche solo la prova dell’esistenza di un biota che si è estinto miliardi di anni fa, non è chiaro, al momento, quali sarebbero le conseguenze per i piani di esplorazione delle agenzie spaziali e dei gruppi privati.

Bisognerà, a breve, prendere molto sul serio l’ammonimento del Dr. Green: non sappiamo bene come ci dovremo comportare nel caso scoprissimo tracce di vita, presente o passata, e dovremmo seriamente cominciare a pensarci.

Certo, si potrebbe dire che la corte spagnola non era preparata per la scoperta di un nuovo mondo nel 1492, e anch’essa improvvisò la sua risposta. Ma la speranza è che saremo capaci di fare di meglio rispetto ad allora nel caso trovassimo prove della vita su Marte perché, dopo tutto, è un’eventualità che possiamo prevedere.

E poi c’è questo: per molte persone, il termine “marziani” richiama alla mente esseri intelligenti, di solito con un atteggiamento tutt’altro che comprensivo verso i terrestri. Per queste persone, un’affermazione secondo cui “non siamo preparati per una scoperta della vita su Marte” sembra una preoccupante carenza di preparazione militare.

Bene, per chiunque abbia familiarità con le condizioni reali su Marte, questa è una preoccupazione sciocca. Non ci sono specie civilizzate sul Pianeta Rosso e nessuna prova che ci siano mai state. Se vi sono marziani accovacciati all’interno del suolo del nostro piccolo amico rubicondo, sarà necessario un microscopio con un ingrandimento di almeno 40x per vederli. Non verranno sulla Terra a meno che non decideremo di portarceli noi con i nostri razzi, il giorno che saremo capaci di farlo.

Inoltre, un recente studio condotto presso la Arizona State University mostra che la maggior parte delle persone darebbe il benvenuto ad eventuali alieni intelligenti. Apparentemente, il pensiero più diffuso è che sia probabile che tali esseri sarebbero amichevoli.

Ovviamente, allo stato delle cose, non c’è nulla di deciso su cosa fare se si troveranno forme di vita su Marte. Come dice il Dr. Green, “ciò che faremo dopo dipenderà da ciò che troveremo per primo“.

Ma questo è certo: una scoperta che Marte ha, o ha avuto, la vita sarebbe enormemente significativa.

Sarebbe la prova che la vita è un processo che inizia su molti mondi e di conseguenza che l’universo è pieno di biologia – un’idea che, al momento, non è altro che un’ipotesi accattivante.

Fonte: SETI

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