Pianeta 9: nuove tecniche di ricerca

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Il famigerato Pianeta 9 o altrimenti detto Pianeta X, da decenni stimola discussioni nella comunità scientifica riguardo la sua reale esistenza. Alcune teorie vorrebbero che il Pianeta 9 o Pianeta X,    10 volte più grande della Terra, ruoti attorno al Sole a una distanza compresa tra 400 e 1. 500 Unità Astronomiche (UA). Una unità astronomica corrisponde alla distanza media Terra-Sole pari a circa 150 milioni di Km.
L’esistenza del Pianeta 9 è ritenuta possibile da una parte della comunità scientifica e spiegherebbe le anomalie gravitazionali nel nostro sistema solare, tuttavia questo dettaglio da solo non basta a confermarne l’esistenza.
Il primo a postularne l’esistenza è stato l’astronomo Scott Sheppard del Carnegie Institution for Science Washington DC. L’astronomo ha sempre affermato che: “Penso che sia più probabile che improbabile che esista”.
Sheppard ha dato la caccia al Pianeta 9 dal 2012 con il telescopio dell’Osservatorio interamericano di Cerro Tololo in Cile. Con un altro astronomo, Trujillo, Sheppard aveva calcolato la massa del Pianeta 9 in circa 15 masse terrestri e distante da 250 a 1500 UA dal Sole. Nel 2016 invece, Brown e il suo collaboratore Konstantin Batygin, del Caltech, hanno pubblicato i loro studi che confermano quelli svolti da Sheppard e Trujillo circa le dimensioni e la distanza del pianeta, suggerendo un’area di cielo in cui ritenevano probabile  trovare il Pianeta 9.
Sheppard continua ancora oggi la sua ricerca grazie al telescopio giapponese Subaru sul Mauna Kea, nelle Hawaii, dove perlustra il cielo per rintracciare ulteriori prove del Pianeta 9.
La ricerca del Pianeta 9 continua e oggi si aggiungono altre tecniche per scoprirlo. Gli astronomi stanno esaminando una tecnica di “shifting and stacking” che potrebbe migliorare la caccia al misterioso pianeta, che alcuni ricercatori pensano si nasconda nel sistema più esterno, ben oltre l’orbita del declassato Plutone ora primo dei pianeti nani.
La strategia prevede lo spostamento delle immagini riprese dal telescopio spaziale lungo serie di possibili percorsi orbitali, quindi impilare le foto ottenute in modo tale da combinare la loro luce. La tecnica è già stata utilizzata per scoprire alcune lune nel nostro sistema solare e potrebbe potenzialmente individuare, secondo i ricercatori, il Pianeta 9 e altri oggetti estremamente distanti.
Come ha spiegato Malena Rice, una dottoressa in astronomia. studente alla Yale University nel Connecticut, in una dichiarazione: “Non puoi davvero vederli senza usare questo tipo di metodo. Se Planet Nine è là fuori, sarà incredibilmente debole”.
La Rice è coautotrice di un nuovo studio che ha utilizzato il metodo. La Rice e l’autore principale Greg Laughlin, professore di astronomia a Yale, hanno usato questa tecnica di miglioramento grazie alle immagini catturate dal Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA , che da la caccia ai mondi alieni dall’orbita terrestre.
In un test, i ricercatori hanno catturato i deboli segnali di tre oggetti transnettuniani conosciuti (TNO) – piccoli corpi che orbitano attorno al Sole oltre l’orbita di Nettuno. Gli scienziati hanno quindi condotto una ricerca alla cieca di due distanti zone di cielo, trovando 17 nuovi candidati TNO.
“Se anche uno solo di questi oggetti candidati fosse reale, ci aiuterebbe a comprendere le dinamiche del sistema solare esterno e le probabili proprietà del Pianeta Nove”, ha spiegato la Rice che ha commentato: “Sono nuove informazioni convincenti”.
I ricercatori stanno lavorando per confermare i 17 candidati TNO, utilizzando immagini acquisite dai telescopi terrestri.
I TNO sono indizi che potrebbero portare alla scoperta del Pianeta 9. I ricercatori hanno dedotto l’esistenza ipotetica del mondo dalle strane orbite di alcuni TNO, che sembrano essere raggruppati in un modo che suggerisce fortemente la scultura da parte di un grande pianeta “perturbatore”. I dati indicano un pianeta da cinque a 10 volte la massa della Terra, che orbita attorno al Sole centinaia di volte più lontano di quanto non faccia il nostro mondo.
La comunità scientifica, come spesso accade, non è coesa nell’accettare questa interpretazione. Alcuni scienziati pensano che lo strano raggruppamento dei TNO derivi dall’influenza gravitazionale combinata di migliaia di minuscoli oggetti cosmici vicini, non da un singolo grande pianeta ancora sconosciuto.
Il nuovo studio è stato accettato dal Planetary Science Journal. Rice ha presentato i risultati il 27 ottobre, ieri,  all’incontro annuale della Divisione per le scienze planetarie dell’American Astronomical Society, che si tiene annualmente.
Fonte: https://www.space.com/planet-nine-search-observing-technique
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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