Oopart: la lampada di Dendera

La cosiddetta lampada di Dendera viene definita da alcuni ricercatori dei veri e propri OOPart, termine coniato dal criptozoologo Ivan T. Sanderson, riferito a quelli che, come abbiamo visto in un precedente articolo, sono quegli oggetti o reperti paleontologici che appaiono fuori dal contesto storico e scientifico nel quale vengono apparentemente ritrovati.

Nel tempio di Hator, a Dendera (Egitto), compare un bassorilievo risalente alla IV dinastia, quindi a oltre 4500 anni fa. Questo bassorilievo raffigura una scena in cui alcuni sacerdoti sarebbero intenti ad officiare dei riti accanto a degli oggetti simili a delle lampade.

Chi sostiene che i misteriosi oggetti siano delle lampade, rileva che nel bassorilievo appare un cavo elettrico stilizzato collegato a un bulbo simile a una lampada di vetro poggiata su un sostegno che ricorda la forma di un isolante elettrico, all’interno del bulbo un cavo ondulato che sembra un serpente ricorda per forma e posizione una resistenza che attraversata da corrente si riscalda e genera luce.

Lampada di Dendera

Se osserviamo con attenzione il bassorilievo sembra proprio che quegli oggetti siano lampade collegate a dei cavi elettrici e vengano utilizzate per illuminare i corridoi delle tombe, magari collegate a delle batterie come la pila di bagdad.

Gli antichi egizi avevano forse scoperto i principi dell’elettricità e riuscivano a produrre dei tubi creandovi il vuoto all’interno?

Il filo all’interno della lampada è forse il particolare che più colpisce e, se proprio volessimo, c’è un altro particolare che farebbe pensare che il bassorilievo rappresenti dei sacerdoti intenti a manovrare delle lampade: la presenza del dio Toth con dei coltelli in mano, che gli egizi usavano per simboleggiare un grande pericolo.

Nel 1857, lo scienziato inglese sir William Crookes realizzò una lampada capace di emettere raggi x chiamata “tubo di Crookes”. In questo congegno notiamo molte similitudini con la lampada di Dendera, quindi tale oggetto era utilizzato per emettere radiazioni?

Le ipotesi si sprecano, come quella che vede coinvolto il celebre fisico e astronomo inglese J. Norman Lockyer.

dendera

Lockyer scoprì l’elio e fondò anche la prestigiosa rivista scientifica Nature. Nel 1894 pubblicò The dawn of astronomy (L’alba dell’astronomia), un libro sulla storia dell’astronomia in cui si occupava di varie curiosità e tra di esse anche di un bassorilievo del tempio di Dendera.

Il bassorilievo cui si riferiva l’astronomo non era quello della “lampada” ma un altro, più interessante per lui, raffigurante lo Zodiaco. Lockyer ipotizzò che venissero usati giochi di specchi per guidare la luce solare attraverso i corridoi, permettendo agli artisti autori dei bassorilievi di fare a meno di torce fumose.

Questo spiegherebbe l’assenza di fuliggine sui soffitti della maggior parte delle tombe egizie, anche se ancora oggi mancano le prove archeologiche di questa tecnica.

Lockyer osservò che l’assenza di fuliggine poteva derivare dal fatto che, come disse scherzosamente un suo amico M. Bonriant mentre discutevamo di questo a Tebe, “la luce elettrica fosse già nota agli antichi Egizi“.

La lampada di dendera: cos’è per la scienza

Ma cosa dicono gli egittologi sul bassorilievo raffigurante la lampada di Dendera? L’archeologia ufficiale ha definito gli oggetti che sembrano lampade fiori di loto con al centro un serpente che nasce per rappresentare un antico mito egizio legato al dio Osiride.

Il supporto, che come abbiamo detto sarebbe la rappresentazione della colonna dorsale del dio Osiride, somiglia molto agli isolatori elettrici che possiamo osservare nelle linee elettriche e che servono ad isolare le colonne dai cavi dell’alta tensione.

In realtà, gli egizi simboleggiavano talvolta l’emergere dalle acque del Grande Spirito della vita come un fiore di loto sbocciante, dai petali rovesciati per rivelare il dio della Luce e del Movimento. Il loto era considerato, in sé, una forma del dio Supremo, quindi niente cavi elettrici, niente resistenze che si scaldano e illuminano, niente bulbi trasparenti in cui viene praticato il vuoto e niente isolanti o raggi X.

Ecco cosa succede, purtroppo, quando si cerca di interpretare dei disegni volendoci vedere degli oggetti del nostro quotidiano.

Agli egizi è stato attribuito di tutto, di essere in contatto con alieni, con Atlantide e di avere conoscenze tecnologiche superiori alle nostre. Se fosse stato vero avremo trovato qualche reperto, forse una fabbrica di antiche lampadine e magari qualche papiro in cui è riportata la bolletta dell’energia elettrica.

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