Mercurio ha una coda, ecco com’è possibile

Mercurio mostra una gigantesca coda quasi come una grande cometa, che si protende a milioni di chilometri di distanza dal pianeta, splendente di una debole luce giallo-arancio

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Gli otto pianeti che fanno parte del sistema solare possono essere suddivisi in due gruppi: i pianeti interni, ossia Mercurio, Venere, la Terra e Marte; i pianeti esterni, ossia Giove, Saturno, Urano e Nettuno. La differenza principale tra i due gruppi è correlata alla loro composizione e alle loro dimensioni. I pianeti interni sono più piccoli e sono principalmente composti da rocce. I pianeti esterni, di dimensioni maggiori, sono prevalentemente composti da gas, dunque non hanno una superficie solida ma, probabilmente, posseggono un nucleo interno fatto di elementi pesanti.

Ognuno di questi pianeti presenta delle caratteristiche particolari, Giove ad esempio pesa oltre due volte le masse dei restanti pianeti messi insieme, Saturno mostra degli splendidi anelli, Venere è un inferno rovente, e Mercurio mostra una coda.

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Proprio cosi, Mercurio mostra una gigantesca coda quasi come una grande cometa, che si protende a milioni di chilometri di distanza dal pianeta, splendente di una debole luce giallo-arancio.

Questo lo dobbiamo alla posizione del pianeta: Mercurio è il pianeta più interno del nostro Sistema Solare. Si trova a meno della metà della distanza dalla nostra stella rispetto alla Terra, una distanza media pari a 58 milioni di chilometri.

A quella distanza, il piccolo pianeta, denso e roccioso è costantemente inondato dalla radiazione solare e sferzato dal vento emesso dalla nostra stella.

Poiché Mercurio ha una massa molto bassa – pari a circa il 5,5% della massa terrestre – non ha una gravità particolarmente intensa. Anche il suo campo magnetico è piuttosto debole, pari all’uno per cento di quello terrestre.

Per queste ragioni, il pianeta Mercurio non ha una copertura atmosferica consistente. Il piccolo pianeta possiede però una sottile esosfera composta da atomi di ossigeno, sodio, idrogeno, elio e potassio che vengono sollevati dal vento solare e dal bombardamento di micrometeoroidi. L’esosfera è legata gravitazionalmente al pianeta, ma troppo diffusa per comportarsi come un gas. Per questo Mercurio ha poca protezione contro la radiazione e il vento solare, il pianeta è sterile, invivibile e nella faccia illuminata dal Sole, arroventato.

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La radiazione solare esercita una pressione che viene sfruttata anche per la propulsione a vela solare. La pressione della radiazione è ciò che dà alle comete la loro coda.

Quando le comete si avvicinano al Sole, il ghiaccio al loro interno inizia a sublimare, sollevando la polvere mentre sfugge al loro corpo. La pressione della radiazione solare spinge quella polvere che forma una lunga coda, mentre il gas è modellato dai campi magnetici presenti nel vento solare; per questo motivo le code delle comete scorrono sempre nella direzione opposta al Sole: La presenza della coda è dovuta alla vicinanza dal Sole e alla pressione esercitata sulla cometa.

Si è scoperto che Mercurio possiede del ghiaccio, ma non è di questo che è fatta la sua coda. L’ingrediente principale sono  gli atomi di sodio ; questi emettono luce perché vengono ionizzati dalla radiazione ultravioletta del Sole, in un processo simile a quello che genera le aurore terrestri.

Per questo, il pianeta Mercurio sembra proprio una cometa, con una coda che è stata osservata in streaming a quasi 3,5 milioni di chilometri di distanza dal pianeta.

Anche Venere, occasionalmente, quando il vento solare soffia nel modo giusto, ha una struttura simile a una coda che è però composta da atomi di ossigeno ionizzato. Tuttavia, le comete possono contenere sodio nella coda. Un esempio è la luna di Giove Io che è ricca di sodio. Anche la Luna della Terra, priva di atmosfera e di campo magnetico, non protetta dal vento solare, ha una coda di sodio, sebbene non sia evidente come quella di Mercurio.

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La coda di Mercurio è speciale per un altro motivo. Studiandolo in momenti diversi durante l’orbita percorsa dal pianeta, possiamo conoscere le variazioni stagionali nella sua esosfera e come eventi come i brillamenti solari e le espulsioni di massa coronale lo influenzano.

Poiché le code di sodio sono  principalmente associate a corpi rocciosi, identificare il sodio nei sistemi esoplanetari attorno ad altre stelle potrebbe aiutarci a rintracciare esopianeti rocciosi e valutare la loro potenziale abitabilità.

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I pianeti del Sistema Solare hanno tutti le loro peculiarità e possiamo imparare molto dalle osservazioni migliorando la nostra verso comprensione e applicando le nuove conoscenze ad altri sistemi planetari presenti nella nostra galassia.

Fonte: https://www.sciencealert.com/the-tail-of-mercury