Mistero a Rosses Point: chi era Peter Bergmann?

Un uomo viene trovato morto su di una spiaggia in Irlanda. E' l'inizio di un vero e proprio giallo che a tutt'oggi non è ancora stato risolto

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Sono le sei del mattino di martedì 16 giugno 2009 quando Arthur Kinsella e suo figlio Brian lasciano la loro casa di Cartron, quartiere residenziale di Sligo nel Donegal, nell’Irlanda nordoccidentale. I due uomini raggiungono in auto la spiaggia di Rosses Point, a circa sette chilometri da casa loro, perché Brian deve allenarsi per un triathlon e quella spiaggia lunghissima e a quell’ora deserta è perfetta per lui.

Purtroppo Brian quel giorno non si allenerà. La marea è bassa e i due Kinsella notano subito un corpo umano disteso sulla sabbia. Si tratta di un uomo sui sessant’anni, alto e magro, vestito soltanto con un costume da bagno a strisce viola, un paio di mutande e una maglia blu scuro infilata dentro.

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Arthur chiama subito la Garda, la polizia irlandese, e si fanno i primi rilevamenti. Il sergente Terry MacMahon e i suoi colleghi della stazione di Sligo perlustrano la spiaggia di Rosses Point e trovano una pila di vestiti posata ordinatamente su di uno scoglio.

Gli indumenti e le scarpe ritrovate

Gli abiti hanno le etichette tagliate via, così come i tre capi che il morto ha indosso.

Nelle tasche dei pantaloni si trovano circa 150 euro e varie altre cose: compresse di aspirina di un tipo venduto in Germania, una saponetta tipo quelle presenti nei bagni degli hotel, di una marca sconosciuta in Irlanda. Nessun documento di identità.

L’indomani, il 17 giugno, viene effettuata l‘autopsia allo Sligo University Hospital. I suoi risultati sono curiosi. Prima di tutto il patologo, Dott. Kilgallen, non trova nessun segno di annegamento in acqua salata; inoltre l’uomo ha un cancro terminale alla prostata, così avanzato da essere diffuso alle ossa e ai polmoni. Il medico stima che gli restassero al massimo alcune settimane da vivere. La causa della morte viene indicata come “arresto cardiaco acuto”, e nessuna sostanza stupefacente viene riscontrata.

Lo strano caso va ovviamente sui giornali, ma nessuno si presenta a riconoscere la salma o almeno a chiedere informazioni.

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Le indagini cominciano. Si scopre che le telecamere a circuito chiuso della stazione degli autobus di Derry, nell’Ulster, hanno ripreso proprio quell’uomo nel pomeriggio di venerdì 12 giugno, quattro giorni prima del suo ritrovamento. Indossa una giacca di pelle nera e trasporta un borsone nero a due manici e un’altra borsa tipo laptop a tracolla.

Peter Bergmann alla stazione degli autobus di Sligo

L’uomo prende l’autobus per Sligo, che parte alle 16:00; in due ore e 28 minuti arriva nel Donegal, prende un taxi e si fa condurre allo Sligo City Hotel, dove viene ripreso dalle telecamere alle 18.52.

L’addetto alla reception dirà in seguito che l’ospite parlava inglese con un forte accento tedesco o austriaco. L’uomo paga una camera in contanti per tre notti e firma il registro dell’hotel col nome di Peter Bergmann; contrariamente alla legge nessuno gli chiede un documento di identità.

La polizia esamina tutte le registrazioni delle telecamere di sicurezza, ed emerge che durante il suo breve soggiorno Bergmann lascia l’albergo non meno di tredici volte, portando sempre con sé un sacchetto di plastica viola pieno di qualcosa: al ritorno invece il sacchetto non c’è più.

Gli oggetti non svaniscono da soli;  John O’Reilly, che era l’ispettore investigativo della divisione Sligo-Leitrim e ha supervisionato il caso, riferisce che nonostante la vasta rete di telecamere a circuito chiuso della città di Sligo, nessun filmato mostra Bergmann che butta qualcosa nella spazzatura.

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Non ci sono nemmeno prove che Peter Bergmann abbia incontrato qualcuno a Sligo e gli abbia consegnato i famosi sacchetti: in nessuna ripresa viene visto usare un cellulare o conversare con qualcuno.

Il sabato pomeriggio le telecamere registrano Bergmann che si reca all’ufficio della Posta centrale, dove compera dieci francobolli da 82c e alcuni adesivi per posta aerea. Nel 2009 spedire una lettera all’interno dell’Irlanda costava 55 centesimi; un francobollo da 82 centesimi serviva per una lettera diretta all’estero. Purtroppo i filmati delle telecamere che inquadrano le cassette della posta non vengono conservati e quindi la polizia non può verificare se e dove Bergmann abbia spedito le lettere per cui aveva acquistato i francobolli, visto che nelle sue tasche non sono stati ritrovati.

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Tutto questo porta la polizia a ipotizzare che l’uomo sapesse come evitare di essere inquadrato dalle telecamere, e come non farsi notare da nessuno: Terry MacMahon presume che Bergmann avesse avuto un tipo di addestramento come militare o come poliziotto, magari addetto a operazioni delicate.

Domenica 14 giugno Peter Bergmann esce dallo Sligo City Hotel e si reca al posteggio dei taxi dove sale su un minibus. Mostra all’autista Gerard Higgins una mappa, sulla quale indica la località di Strand Hill dicendo che sta cercando un posto dove nuotare; Higgins, sapendo che quella spiaggia è più adatta per fare surf, gli consiglia invece di recarsi a Rosses Point.

Bergmann acconsente e siede accanto all’autista. Higgins ricorda un particolare che gli era rimasto impresso: un dente d’oro prominente. Questo fa identificare l’uomo con certezza, perché questa caratteristica viene riscontrata in fase di autopsia sul corpo trovato sulla spiaggia.

Quando il taxi arriva a Rosses Point il passeggero, malgrado abbia chiesto una spiaggia adatta al nuoto, non scende. Chiede all’autista di fare il giro della località e si fa riportare a Sligo, alla stazione degli autobus. Quando arrivano lì Bergmann paga e scende.

Rosses Point ha due spiagge, divise da un piccolo promontorio chiamato Deadman’s Point. Il nome di questa località deriva da una leggenda: un marinaio straniero morì a bordo mentre la sua nave stava entrando nella baia di Sligo e fu sepolto lì, con una pagnotta e una pala nel caso si fosse risvegliato dalla morte. Forse Peter Bergmann conosceva la storia e per questo decise di morire in quel luogo? Non lo sapremo mai.

Lunedì 15 giugno 2009 Peter Bergmann fa check-out in albergo alle 13:00. Porta con sè tre borse: la sacca da viaggio e la borsa con la tracolla che aveva al momento del check-in; e un sacchetto di plastica viola.

Bergmann si allontana a piedi verso la stazione degli autobus dove chiede informazioni sull’autobus per Rosses Point, che parte alle 14.40.

La località è affollata, perché quel giorno fa insolitamente caldo e molti si sono recati a Rosses Point per nuotare o passeggiare. Un testimone riferisce in seguito di aver visto Bergmann sulla spiaggia, con una borsa nera in spalla, verso le 16, mentre un’ora dopo altri testimoni confermano di averlo incontrato vicino allo Yacht Club.

Alle 21.30 Bergmann viene visto sulla spiaggia da Dermot e Paula Lahiff, marito e moglie che erano partiti in macchina da casa per ammirare il tramonto.

“Eravamo parcheggiati nel parcheggio superiore”, dice Paula. “C’era quest’uomo che camminava parallelamente alla riva. Aveva i pantaloni arrotolati fino alle ginocchia, indossava una giacca nera e arrancava pesantemente nella sabbia.”

L’ultimo avvistamento di Peter Bergmann ancora in vita è da parte di una donna alle 23.50. Porta soltanto il sacchetto di plastica e cammina lungo la riva dell’oceano; l’alta marea sarebbe arrivata entro mezz’ora.

La polizia verifica il registro dell’hotel dove Peter Bergmann ha inserito un indirizzo: Ainstettersn 15, Wien 4472. Presto si scopre che a Vienna non esiste nessuna strada con questo nome, inoltre i codici postali viennesi vanno solo da 1000 a 1901: l’indirizzo è falso.

Inoltre non si riesce ad accertare come Bergmann sia arrivato in Irlanda: il suo nome non risulta presso alcuna compagnia aerea né su alcun manifesto dei passeggeri sui traghetti.

“Normalmente succede proprio l’opposto, cioè abbiamo persone che scompaiono e non riusciamo a trovarle”, dice Ray Mulderrig, l’attuale ispettore investigativo di Sligo. “Qui invece abbiamo una persona, ma non possiamo identificare assolutamente chi è e non possiamo restituire il corpo alla famiglia.”

Decine e decine di cartelle, alla stazione della Garda di Sligo, descrivono in dettaglio le migliaia di ore trascorse su questo caso, cercando di stabilire la vera identità dell’uomo che si faceva chiamare Peter Bergmann. Ad un certo punto ci stavano lavorando 10 agenti. Ci sono immagini chiare del suo volto, sia da vivo che da morto, ma nessuno ha ancora rivendicato pubblicamente di conoscerlo.

Il caso rimarrà aperto fino al giorno – se mai arriverà – in cui Peter Bergmann sarà finalmente identificato. Nessuno arriva a 60 anni senza avere amici, colleghi, vicini e conoscenti, per non parlare di una famiglia.

Secondo Mulderrig, l’intero scenario è “un atto deliberato. Non è qualcuno in stato di panico o crisi. È qualcuno che sa esattamente cosa sta facendo e perché lo sta facendo”.

Rimangono, così, tante domande su Peter Bergmann e sulle scelte che ha fatto alla fine della sua vita. Perché Sligo? Perché buttare tutti i suoi averi? Perché fornire un nome e un indirizzo falsi? Ha mai postato quelle 10 lettere e, in caso affermativo, per chi erano? Qualcuno che lo ha conosciuto si farà mai avanti?