Le foto dei satelliti “Hexagon” permettono di quantificare lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya

Le immagini riprese dai satelliti spia della guerra fredda mostrano di quanto si siano ritirati i ghiacciai dell'Himalaya

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Poco meno di mezzo secolo fa un sistema di satelliti con nome in codice “Hexagon“, girava intorno al nostro pianeta scattando foto ad alta risoluzione sia sui paesaggi che sugli aeroporti russi. Dopo la fine della Guerra Fredda, precisamente nel 2002, le immagini sono state declassificate, offrendo una vera risorsa per qualsiasi tipo di ricerca.

Un gruppo di scienziati grazie all’utilizzo delle immagini riprese è riuscito a ricreare sorprendenti prospettive dei ghiacciai scomparsi dell’Himalaya. Questo team di ricercatori statunitensi della Columbia University e della University of Utah, ha effettuato misurazioni dettagliate sulle variazioni dello spessore del ghiaccio presente sull’Himalaya tra due periodi di tempo: il primo dal 1975 al 2000 e il secondo dal 2000 al 2016. Purtroppo per chi ha prestato attenzione alle variazioni climatiche, ciò che è risultato potrebbe non essere scioccante.

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“Purtroppo la perdita di strati di ghiaccio e proprio quella che ci aspettavamo considerando il surriscaldamento globale”, ha dichiarato l’autore principale dello studio, Joshua Maurer, del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University.

Il team ha messo insieme le immagini che riguardavano l’Himalaya scattate dai “Keyhole-9 Hexagon“, una serie di satelliti di ricognizione fotografica, riuscendo così a ricreare una panoramica di circa 650 ghiacciai presenti sulla famosa catena montuosa. Successivamente hanno ideato un metodo per trasformare la mappa che era in formato 3D, in una che invece fornisse informazioni sulle elevazioni.

Mettendo poi a confronto le immagini satellitari ricavate con quelle moderne del programma NASA Advanced Spaceborne Thermal Emission e Reflection Radiometer (ASTER), Maurer e il suo team sono riusciti a calcolare la diminuzione annuale della stratificazione dei ghiacciai.

Certo, i ghiacciai possono ridursi nel tempo per una serie di motivi. Ad esempio, le precipitazioni più basse possono essere una causa, oppure le particelle fini dall’inquinamento che finendo nel ghiaccio aumentano l’assorbimento della luce solare e quindi il riscaldamento localizzato inducendo un maggior scioglimento.

Questi sono solo alcuni dei fattori che possono contribuire allo scioglimento di grandi patch di ghiaccio qua e là, ma lo scioglimento dei ghiacciai dovuto dal cambiamento climatico sta avvenendo a livello globale.

Il team di scienziati per mettere alla prova i loro sospetti, hanno anche analizzato i dati delle stazioni terrestri che rilevano le temperature e poi li hanno confrontati con i livelli di scioglimento visibili sulla mappa. Mettendo a confronto queste analisi si può rivelare che il surriscaldamento globale è quasi sicuramente la causa della perdita dei ghiacciai.

Più ad ovest, catene montuose come le Alpi hanno attirato l’attenzione per lo scioglimento accelerato delle loro cime ghiacciate già dagli anni ’80, mentre per quanto riguarda l’Himalaya c’è voluto più tempo perché lo scioglimento iniziasse e arrivasse alla velocità attuale.
Data l’area che coprono e la loro posizione, possiamo aspettarci che lo scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya provocherà una catastrofe di proporzioni immense.
I nevischi stagionali contribuiscono con notevoli quantità di acqua ai principali sistemi fluviali della regone, come ad esempio l’Indo, utilizzato da centinaia di milioni di persone che si affidano al suo flusso e al suo volume per l’acqua potabile, l’agricoltura e l’energia idroelettrica.
In una fase iniziale, un forte scioglimento dei ghiacciai potrebbe sembrare un vantaggio, ma poi, a lungo andare, potrebbe causare una crisi idrica crescente per milioni di persone. Infatti, l’enorme quantità d’acqua derivante dal disgelo potrebbe far straripare i laghi ad alta quota e causare inondazioni mettendo in pericolo intere comunità.
Negli anni ’70 le autorità statunitensi lanciarono il sistema Hexagon, satelliti spia utilizzati principalmente con la speranza di poter avvisare anticipatamente le popolazioni di possibili minacce. Per fortuna quel particolare tipo di minaccia non si è mai verificato, ma ora, quasi 50 anni dopo, la stessa raccolta di immagini ci ha dato prove tangibili di una minaccia ben più seria, questa volta reale.
Questa ricerca è stata pubblicata su Science Advances.
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