La ‘bufala’ del cratere lèttone

Una burla che attirò l'attenzione del mondo intero

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Tutto iniziò domenica 25 ottobre 2009, quando gli abitanti, forse complici, di un villaggio della zona paludosa di Mazsalaca, nel nord del Paese baltico in prossimità del confine con l’Estonia, ritrovarono un cratere largo una decina di metri e profondo 5.

I residenti raccontarono di aver chiamato i vigili del fuoco per segnalare delle fiamme sviluppatesi in un campo. A visitare la zona dell’impatto fu anche uno studente, Ancis Steinbergs, che riferì dell’oggetto infuocato caduto in un campo nei pressi della città di Mazsalaca.


All’epoca dei fatti si parlò di un probabile meteorite o della caduta di un satellite artificiale. Il presunto cratere mostrava al centro una grossa traccia di terra bruciata, ma i primi rilievi non confermarono né smentirono tale ipotesi. La notizia fu data anche da un’agenzia che riportava le parole di un’esperta che asseriva che nella zona non era caduto nessun meteorite perché non era stata rilevata alcuna traccia di radioattività, l’esperta forse faceva confusione, ammesso esistesse veramente, i meteoriti non sono radioattivi.

Tornando a Steinberg, lo studente quel giorno realizzò un video in cui lui, la sua fidanzata e un altro studente discutevano tra di essi animatamente quando scoprirono una massa in fiamme sul fondo del cratere stesso. Il video tremolante mostra gli studenti visibilmente emozionati. Lo stesso video in seguito venne pubblicato su un sito di notizie che attirò l’attenzione di tantissime persone. Secondo quanto raccontato, la proprietaria del terreno avrebbe chiesto l’equivalente di 2 dollari per visitare la zona dell’impatto.

Il sito del cratere venne visitato da uno scienziato, Uldis Nulle, del Centro Lettone per l’ambiente, la geologia e la meteorologia, che inizialmente appoggiò la tesi del cratere causato da un meteorite. Cambiò, però, idea quando visitò il sito alla luce del giorno concludendo che il cratere era falso.

Anche altri scienziati confermarono la bufala, uno di essi, Andris Karpovics, uno studente di geologia presso l’ Università della Lettonia, descrisse il cratere come “un semplice buco con una sostanza versata dentro“. Parlando con i giornalisti, raccontò che il cratere sembrava scavato con dei badili e affermò che le fiamme potevano essere state causate dalla termite, un materiale esplosivo composto da alluminio, ferro e zolfo.

Il cratere sembrava anche più piccolo di quanto raccontato inizialmente, largo una decina di metri e profondo circa tre. A propendere per il falso fu anche il dottor Ilgonis Vilks, presidente del consiglio scientifico dell’Istituto di astronomia dell’Università della Lettonia, “È molto deludente, ero pieno di speranza venendo qui, ma sono certo che non è un meteorite“.

Il dott. Vilks fece inoltre notare che all’interno del cratere artificiale c’era erba verde, con solo una piccola area sul fondo bruciata, e nessun materiale espulso o frammenti di meteorite sul terreno circostante. Oltre al cratere abbiamo da parte di Viks anche la descrizione del presunto meteorite, una palla di argilla che bruciava.

Vennero presi anche dei campioni da esaminare. Dainis Ozols, naturalista, dopo avere esaminato la scena “del delitto”, affermò che probabilmente qualcuno aveva bruciato un composto pirotecnico sul fondo di un buco creato artificialmente per creare l’illusione di un cratere da meteoriti. Anche la polizia avverti della possibilità di avviare un’indagine per capire chi fossero i responsabili della burla.

Caroline Smith, curatrice di meteoriti al Natural History Museum di Londra, dichiarò che le immagini e le riprese video del cratere in fiamme indicavano che non si trattava di un cratere causato da un meteoriti: i meteoriti che non vanno in fiamme quando colpiscono la Terra. Smith sottolineò che non c’erano stati avvistamenti di palle di fuoco nel cielo,  che sarebbero stati inevitabili se il “meteorite” fosse stato reale.

Il giallo del cratere non durò a lungo. Come visto, venne smontato subito da alcuni scienziati che lo classificarono come una montatura, una burla e infatti lo era.

La burla del presunto impatto era stata organizzata dalla compagnia telefonica svedese Tele2, presente in tutta Europa, per attirare l’attenzione di tutto il mondo proprio sul Paese baltico, come venne spiegato dal direttore commerciale della compagnia Janis Sprogis.

La trovata riuscì e per diverse ore la Lettonia rimase al centro dell’attenzione mondiale, tutti i giornali parlavano del misterioso cratere. Ma ci fu chi non gradì lo scherzo, il governo di Riga.

Il ministro dell’Interno Linda Murniece condannò il fatto che costò alle casse nazionali del danaro che poteva certamente essere speso in altro modo.

Fonti: Wikipedia; Focus.it