La cometa di Halley raggiunge l’afelio: da ora tornerà ad avvicinarsi

La cometa di Halley, il cui nome ufficiale è 1P/Halley, è la più famosa e brillante delle comete periodiche provenienti dal disco diffuso, le quali passano per le regioni interne del sistema solare ad intervalli di decine di anni, a differenza delle migliaia di anni delle comete provenienti dalla nube di Oort

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La cometa di Halley raggiunge l'afelio: da ora tornerà ad avvicinarsi
La cometa di Halley raggiunge l'afelio: da ora tornerà ad avvicinarsi

Sabato 9 dicembre, la più famosa di tutte le comete, la 1P/Halley, raggiungerà un punto distintivo del suo viaggio di 75 anni attraverso il sistema solare, raggiungendo l’afelio, cioè il punto della sua orbita più distante dal Sole.

Perché lo ricordiamo? Perché la cometa di Halley è apparsa per l’ultima volta ai nostri occhi nel 1986 e non potremo rivederla prima del 2061. quindi, la cometa sta per scavalcare la metà del suo eprcorso solitario intorno al Sole e si prepara a tornare verso di noi.

Dall’ultima volta che è stata ripresa, nel 2003 ad opera del Very Large Telescope dell’Osservatorio Europeo Australe, nessuno ha più visto la cometa di Halley, ormai troppo lontana e troppo poco luminosa. All’epoca, si trovava a 28 Unità Astronomiche (UA) di distanza ed aveva magnitudine +28.

Il momento esatto dell’afelio avverrà alle 1:00 del tempo universale (UT) del 9 dicembre. A quel punto, la cometa di Halley si troverà a 35,14 UA (quasi 5,3 miliardi di chilometri) dal Sole.

Questo significa che la cometa di Halley in quel momento avrà scavalcato l’orbita di Nettuno, brillando di magnitudine +35 nella costellazione meridionale dell’Idra, il serpente marino. La cometa si muoverà anche alla sua velocità più lenta, a 0,91 chilometri al secondo rispetto al Sole.
La posizione attuale della cometa di Halley nel cielo.
La posizione attuale della cometa di Halley nel cielo. (Stellario)

Ciò pone la cometa ben fuori dalla portata dei telescopi amatoriali ma anche dei grandi telescopi professionali. Al momento della stesura di questo articolo, la NASA non ha intenzione di fotografare la Halley all’afelio utilizzando Hubble o JWST. Certamente, ci sarebbero pochi vantaggi scientifici nel farlo, oltre a spingere i telescopi spaziali al limite.

Ho dato una rapida occhiata ai programmi HST e JWST approvati e non vedo alcun programma che pianifichi di osservare la cometa di Halley attraverso l’imaging o la spettroscopia“, ha dichiarato Christine Pullam (NASA-Space Telescope Science Institute) a Universe Today.

Una breve storia della cometa di Halley

Secondo quanto riferisce Wikipedia, la cometa di Halley, il cui nome ufficiale è 1P/Halley, è la più famosa e brillante delle comete periodiche provenienti dal disco diffuso, le quali passano per le regioni interne del sistema solare ad intervalli di decine di anni, a differenza delle migliaia di anni delle comete provenienti dalla nube di Oort. È così chiamata in onore di Edmond Halley, che per primo ne predisse il ritorno al perielio calcolandone il periodo orbitale nel 1705, intuendo che si trattava della stessa cometa le cui osservazioni erano state riportate da diversi astronomi del passato, almeno dal 204 a.C. in poi.



La cometa di Halley è il prototipo delle comete caratterizzate da periodi orbitali compresi tra i 20 ed i 200 anni ed orbite che possono presentare inclinazioni elevate rispetto al piano dell’eclittica.

L’ultimo passaggio al perielio della cometa di Halley è stato nel 1986; il prossimo sarà nel 2061.

Prime fonti scritte

Uno dei primi riferimenti storici possibili è rintracciabile nel testo ebraico Talmud. Qui un passaggio afferma che “esiste una stella che appare una volta ogni settanta anni, e rende confusa la volta celeste inducendo in errore i capitani delle navi. Dal momento che quest’affermazione è attribuita al rabbino Joshua ben Hananiah, se davvero fosse un riferimento alla cometa di Halley, si riferirebbe probabilmente al perielio dell’anno 66, unico avvenuto durante la sua vita; esso probabilmente indusse gli israeliti ad una rivolta generalizzata che sfociò nella prima guerra giudaica e nella distruzione del tempio di Gerusalemme il 9 Av del 70 d.C., operata come ritorsione dalle legioni romane dell’imperatore romano Tito Flavio Vespasiano.

Epoca scientifica

Edmond Halley portò degli studi sulla cometa nella sua fase scientifica. Egli si accorse che le caratteristiche della cometa del 1682 erano simili a quelle della cometa apparsa nel 1531 — di cui dà notizia Pietro Apiano — e nel 1607, osservata da Giovanni Keplero a Praga. Halley concluse che tutte e tre le comete erano lo stesso oggetto che ritornava visibile agli astronomi ogni 76 anni. Dopo una stima approssimativa delle perturbazioni che la cometa doveva sostenere a causa dell’attrazione dei pianeti, nelle sue Tabulae Astronomicae ne predisse il ritorno per la fine del 1758 o per l’inizio del 1759.

Halley aveva ragione. La cometa fu vista per la prima volta la notte di Natale del 1758 da Johann Georg Palitzsch e passò al perielio il 13 marzo 1759; l’attrazione di Giove e Saturno causò un ritardo di 618 giorni, come calcolato rigorosamente dal matematico Alexis Clairault prima del ritorno della cometa. Halley però non visse abbastanza per vedere confermati i suoi risultati, morendo nel 1742.

I calcoli di Halley permisero di individuare le prime apparizioni della cometa nella documentazione storica:

  • Quando fu osservata nel 1456, passò molto vicino alla Terra; la sua coda si estese su 60° nel cielo, e prese la forma di una scimitarra.
  • Nel 1066 si pensò fosse un presagio: più tardi quell’anno Aroldo II d’Inghilterra morì nella Battaglia di Hastings. È rappresentata sull’Arazzo di Bayeux, e i resoconti giunti fino a noi la descrivono quattro volte la grandezza luminosa di Venere, e una luce uguale ad un quarto di quello della Luna.
  • Nell’Adorazione dei Magi di Giotto, affresco della Cappella degli Scrovegni a Padova, è visibile una stella cometa poggiata sulla capanna dove ha luogo la Natività. Presumibilmente l’idea di dipingere una cometa piuttosto che la classica stella dalla quale si diramano tre punte, simbolo Trinitario, è nata dalla visione della Cometa di Halley alla quale lo stesso Giotto avrebbe assistito tra il 1301-1302.
  • Si è calcolato che la Cometa di Halley passò a sole 0,0342 au (5 120 000 km) dalla Terra nell’837, quando la sua coda andò quasi da un orizzonte all’altro. Tale avvicinamento è il più stretto degli ultimi 2000 anni.

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Foto del passaggio della cometa di Halley nel 1911.

L’arrivo del 1910 è stato particolarmente rilevante per molte ragioni: non solo è la prima orbita della cometa per cui esistono fotografie, ma è stato anche un passaggio relativamente ravvicinato alla Terra (0,15 au (22 000 000 km) il 20 maggio 1910), ha creato spettacolari vedute, e la Terra è passata attraverso la sua coda. Il 13 gennaio di quell’anno, Tolstoj scrisse in merito nel Diario:

«La cometa sta per catturare la Terra, annientare il mondo, e distruggere tutte le conseguenze materiali della mia attività e delle attività di tutti. Ciò prova che tutte le attività materiali, e le loro presunte conseguenze materiali, sono prive di senso. Solo ha un senso l’attività spirituale…»

L’incontro del 1986 è stato meno favorevole per le osservazioni: la cometa non ha raggiunto la luminosità degli incontri precedenti, e, con l’aumento dell’inquinamento luminoso dovuto all’urbanizzazione, molte persone non l’hanno vista affatto. Comunque, lo sviluppo del viaggio spaziale ha dato agli scienziati l’opportunità di studiare una cometa da vicino, e molte sonde furono lanciate con tale obiettivo. La più spettacolare è stata la sonda Giotto, lanciata dall’Agenzia spaziale europea, che è passata vicino al nucleo della cometa. Altre sonde sono state Vega 1 e Vega 2 dell’Unione Sovietica, le due sonde giapponesi, Suisei e Sakigake e la sonda statunitense ICE.

Loren Eiseley in un suo articolo pubblicato su Horizon, raccontando del passaggio della cometa di Halley osservata da bambino tra meravigliati spettatori digiuni di scienza, parla del padre che lo teneva in braccio sussurrandogli all’orecchio che lo spettacolo del passaggio della cometa sarebbe stato replicato soltanto dopo sessantacinque anni e che in quel tempo futuro avrebbe dovuto provare a ricordare quella stupefacente primavera del 1910. Nell’articolo Eiseley usa questa immagine per riflettere sullo spazio infinito e sulla cella del tempo dove è imprigionata la vita, da quella del maggiolino a quella dell’uomo, arrivando alla vita delle stesse comete, definite satelliti eccentrici. Nell’incipit dell’articolo Eisely cita un’osservazione del poeta Nikos Kazantzakis: «Un nome è una prigione, Dio è libero».

La cometa di Halley ritornerà nel 2061.

Aspetti moderni

A proposito, l’attesa per Halley quell’anno fu in realtà messa in ombra da una delle più grandi comete del 20° secolo: la Grande Cometa del 1910.

In effetti, molte persone che ricordano la cometa di Halley nel 1910, in realtà hanno visto la Grande Cometa solo pochi mesi prima. La scoperta del gas velenoso cianogeno nella coda della cometa, grazie al nuovo metodo della spettroscopia, scatenò il panico della Grande Cometa del 1910

Sfortunatamente, l’apparizione della Halley nel 1986 fu un po’ una delusione, poiché appariva bassa a sud all’alba. Tuttavia, tre missioni spaziali furono inviate a Halley, per il primo incontro in assoluto con una cometa. Si trattava dei Vega 1 e 2 dell’Unione Sovietica e del Giotto dell’ESA.

La missione Giotto dell'ESA sulla cometa di Halley
ESA’s Giotto mission at Halley’s Comet. (ESA)

Ad Halley sono associati anche due sciami meteorici annuali: gli Eta Aquariidi di aprile-maggio e gli Orionidi di ottobre.

La cometa di Halley negli anni a venire

Dalla prospettiva terrestre, la cometa trascorrerà i prossimi decenni indugiando nella costellazione dell’Idra e nel Canis Minor. La cometa di Halley passerà molto vicino alla luminosa stella Procione nel 2050.

La cometa di Halley raggiungerà il perielio il 28 luglio 2061 e potrebbe superare le magnitudini negative nei mesi successivi. Nel settembre 2061, la cometa di Halley apparirà bassa a nord-ovest al crepuscolo per gli osservatori dell’emisfero settentrionale.
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