La battaglia dei cookies

Nella frazione di secondo tra il clic su un indirizzo web e la materializzazione della pagina sullo schermo si scatena una silente e furiosa battaglia la cui posta siamo noi

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Un piccolo bit è il soldato silente e velocissimo del Grande Fratello che domina la Rete. Ogniqualvolta clicchiamo sulla pagina di un sito web o di un social media, in una frazione di secondo si scatena una guerra senza esclusione di colpi, gestita da esotici intelletti artificiali.

Dal momento in cui cliccate su un link al momento in cui la pagina effettivamente appare sul vostro schermo, centinaia di scambi di informazioni rimbalzeranno in tutto il web raccogliendo furiosamente una serie di dettagli a proposito dei vostri recenti comportamenti.

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Una profilatura che diventa sempre più accurata e completa sui nostri interessi culturali, politici, sessuali ma soprattutto di consumatore. Ogni volta che carichiamo una pagina internet partono, a nostra insaputa, una serie di notifiche verso terze parti.

Questo avviene attraverso i cosiddetti cookies, ovvero piccoli file di testo che vengono salvati automaticamente sul tuo browser da un sito internet durante la tua visita, una sorta di post-it che scarichiamo quando surfiamo tra Amazon e Facebook, tra un sito di vendita di oggetti da giardino online ed un porno-shop.

Anche il recente obbligo di notificare all’utente l’utilizzo dei cookies non ferma la loro invasione, sia perché si tende a sottovalutare l’operazione di spionaggio in corso sia perché il loro rifiuto può comportare il malfunzionamento intenzionale nella visione del sito web desiderato.

Il codice identificativo del singolo cookie è conservato nei server delle società che lo gestisce in attesa di ricevere i golosi feedback sui nostri comportamenti in rete. Queste società riescono a costruire uno straordinario profilo globale delle nostre abitudini: cosa ci piace e cosa no, dove viviamo, cosa compriamo e da chi, se viaggiamo e persino di quali disturbi soffriamo, cosa leggiamo, guardiamo, mangiamo.

Il sito web che visitiamo autorizza queste società terze ad infiltrarci con i loro cookies per svariati motivi tutti riconducibili comunque ad un solido tornaconto che non necessariamente deve essere monetario ma può estrinsecarsi nell’acquisizione di preziose informazioni. L’accesso al vasto bottino di dati raccolti da queste società specializzate permette quindi di profilarvi per mostrarvi le pubblicità più efficaci in base alle vostre preferenze (ad un certo prezzo, naturalmente).

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Ma chi sono queste fantomatiche società terze che ci schedano attraverso i cookies? Alcune sono i principali colossi del web Google, Yahoo, Facebook. Altre sono società relativamente nuove che hanno solo questa mission come Rocket Fuel che, secondo alcune stime ha piazzato cookies in circa il 90% di tutti i computer degli Stati Uniti.

Tutte queste società sanno, statisticamente parlando, quanto valete per ciascuno di questi inserzionisti. Quindi sanno quanto questo inserzionista può permettersi di pagare per un particolare annuncio da proporvi quando caricate una pagina internet.

E questo processo incredibilmente complesso può essere svolto soltanto da Intelligenze Artificiali dotate di una grande potenza di calcolo e che abbiano accesso a sterminate banche dati, attraverso la funzione di machine learning.

All’apertura di una pagina web, si scatena ad una velocità largamente inferiore al secondo una specie di asta per ciascun annuncio. Gli operatori dei siti web semplicemente consegnano l’inventario degli spazi pubblicitari disponibili ad un sistema di ad exchange. Anche gli intermediari si iscrivono e i giochi hanno inizio.

Ogni offerente seleziona una singola miglior offerta per quel singolo annuncio da visualizzare sul nostro schermo perché anche per sistemi rapidissimi sarebbe impossibile effettuare più giri d’asta con rilanci e contro-rilanci. Viene cosi assegnata al miglior offerente spazio per l’annuncio desiderato, ma l’ad exchange gli addebita solo il prezzo del secondo miglior offerente (il che incoraggia gli altri partecipanti a piazzare le loro migliori offerte).

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Cosi si conclude questa feroce battaglia il cui premio finale siamo noi, o meglio le nostre preferenze di consumatori. Sistemi analoghi negli ultimi anni stanno proliferando anche in una sfera non economica, quella della manipolazione del consenso, anche a fini elettorali, ma questo è tema per un altro articolo.