Venere, e ora?

Dopo avere scoperta la firma della fosfina, una molecola che potrebbe essere la prova della presenza della vita nell'atmosfera di Venere, cosa cambia? Cosa dovremmo fare? E cosa rischia il nostro vicino planetario?

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Nei giorni scorsi, il mondo ha appreso di un’entusiasmante scoperta: un soffio di fosfina, una delle sostanze più puzzolenti dell’universo, è stato rilevato nell’atmosfera di Venere. Sulla Terra, si trova in alcuni posti sgradevoli, come le reti fognarie ma è anche associato alla vita, specialmente ai microbi che vivono in ambienti anaerobici (poveri di ossigeno). La scoperta di fosfina su Venere potrebbe significare che c’è vita nella sua atmosfera?

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La risposta dipende dal ricercatore a cui lo chiedi. L’unica cosa che ora sappiamo con certezza è che, al contrario di quanto ritenuto da molti gruppi complottisti, gli astronomi non sono capaci di ordire un qualche diabolico piano per tenerci nascosta la scoperta della vita aliena… Eravamo in tanti a seguire la conferenza stampa relativa all’annuncio ma praticamente tutti gli addetti ai lavori, compreso me, eravamo già consapevoli del contenuto delle dichiarazioni che gli astronomi stavano facendo da almeno due giorni, nonostante i tentativi di non farla trapelare in anticipo.

Non a caso, nei due giorni precedenti la conferenza stampa, sui siti web che si interessano alla scienza in generale e alla ricerca della vita in particolare erano fioriti articoli sulla fosfina, le sue caratteristiche e come sia, almeno sulla Terra, un preciso indicatore dell’esistenza della vita ma che, anche, è possibile rilevarla nelle atmosfere dei giganti gassosi come Giove e Saturno.

La fosfina, in effetti, viene prodotta da una difficile alleanza di un atomo di fosforo e tre atomi di idrogeno, è difficile da produrre e viene facilmente distrutta; sui giganti gassosi viene creata in profondità negli strati inferiori caldi e ad alta pressione dell’atmosfera, quindi risucchiata verso l’alto dalle correnti atmosferiche. Sulla Terra si trova solo come sottoprodotto biologico e non sono noti processi inorganici che producano la fosfina.

Ed è proprio questo che rende eccitante la scoperta della fosfina su Venere: sui mondi temperati e terrestri, la fosfina non si forma facilmente e, per quanto ne sappiamo, si trova solo in presenza della vita. Per questo motivo, astronomi come Clara Sousa-Silva hanno suggerito che la fosfina sia una promettente BioSignature, un tracciante chimico che, se trovato nell’atmosfera di un pianeta di tipo terrestre, potrebbe dirci che lì c’è la vita.

Subito dopo l’annuncio, si sono moltiplicati gli articoli di ricerca scientifica con curiosità e una sana dose di scetticismo: rilevare la fosfina è difficile. Inoltre, è difficile sapere se la fosfina è presente a causa della vita, o perché c’è solo qualche interessante processo di chimica inorganica che non abbiamo ancora capito. La presenza di fosfina su Venere è decisamente eccitante, anche se non possiamo ancora dire che sia una prova di vita.

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Ora, però, dovremmo valutare anche qualche altro effetto collaterale di questa scoperta.

È difficile preoccuparsi per un posto come Venere. Venere è un mondo infernale. Non si sente parlare di rover su Venere perché non ce ne sono – infatti, ogni missione che è atterrata su Venere è stata rapidamente distrutta dal suo calore e dall’ambiente arido e altamente acido. Progettare una missione per fare qualcosa di diverso dall’orbitare Venere da una distanza di sicurezza è come decidere di mettere il tuo smartphone in un forno acceso per 30 minuti e poi vedere se funziona ancora. Ma ciò non ha impedito ai fan di Venere di proporre subito una serie di missioni di studio: missioni come DAVINCI + (Deep Atmosphere Venus della NASA Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging Plus), l’Indiana Shukrayaan-1 e la russa Venera-D sperano tutte di sondare l’ambiente inospitale di Venere nel prossimo decennio. Oltre a queste missioni di tipo istituzionale, ora anche le compagnie spaziali private stanno gareggiando per entrare in azione: Peter Beck, CEO di Rocket Lab con sede negli Stati Uniti, si descrive come “follemente innamorato di Venere” e spera di inviare lì una missione privata entro il 2023.

Perché preoccuparci? In gran parte della fantascienza statunitense, gli alieni sono temibili invasori. A seconda dei loro capricci, possono infiltrarsi nel governo o semplicemente far saltare in aria tutto. Parallelamente alle storie terrene di invasione e colonizzazione, queste finzioni ci dicono di temere gli alieni, riflettendo le paure dei coloni americani bianchi che anche noi potremmo un giorno essere colonizzati. Nell’esplorazione dello spazio nel mondo reale, tuttavia, siamo noi umani gli invasori: in quanto abitanti dell’unico pianeta che sappiamo sicuramente avere la vita, ci impegniamo molto per pulire accuratamente le nostre astronavi in modo da non contaminare i mondi che esploriamo.

Queste normative, note come protezione planetaria, salvaguardano la biosfera terrestre da potenziali contaminazioni e proteggono altri mondi da noi. Le agenzie spaziali nazionali hanno aderito strettamente alle linee guida sulla protezione planetaria e, in generale, anche le società private che lavorano sotto contratto con le agenzie nazionali. Ma in attività private? Non così tanto: solo l’anno scorso è stato scoperto che la prima missione completamente privata sulla Luna, il lander Beresheet di Israele, ha sparso una quantità di organismi estremofili noti come tardigradi quando si è schiantato sulla superficie lunare.

Secondo le attuali linee guida sulla protezione planetaria, la Luna è essenzialmente considerata una terra desolata sterile e quindi non necessita di protezione. Ma se c’è qualcosa su cui possiamo essere d’accordo (oltre al fatto che gli astronomi non possono mantenere segreti), è che questo potenziale rilevamento della fosfina complica le nostre idee su dove potrebbe esistere la vita oltre la Terra. Una potenziale soluzione a questo nuovo mistero chimico su Venere è investire immediatamente gli sforzi per andarci, portando a una “corsa vero Venere” nel prossimo futuro. Ma proprio come altri momenti della storia in cui abbiamo fatto le cose di fretta, gli esseri umani hanno dimostrato di avere la capacità di limitare i possibili futuri e di creare grandi danni.

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La protezione planetaria non è solo la pulizia di un’astronave, ma nasce da una filosofia su come possiamo impegnarci eticamente con altri mondi. Personalmente non ho nulla in contrario allo sfruttamento minerario di asteroidi, lune e mondi certamente sterili e non sono nemmeno contro la colonizzazione di pianeti che non presentino forme di vita, ma, almeno a mio parere, necessitiamo ora di sviluppare per il futuro un quadro etico approfondito per l’esplorazione di altri mondi.

Nel frattempo, sperando per il meglio, eccitazione e ansia andranno sempre di pari passo finché non sapremo se su Venere c’è davvero la vita.

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