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Una stella otto volte il Sole in orbita attorno a un colossale buco nero e altre scoperte

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Buchi neri di tale massa non dovrebbero nemmeno esistere nella nostra galassia, secondo la maggior parte degli attuali modelli di evoluzione stellare“, ha affermato Liu Jifeng, astronomo del National Astronomical Observatory of China e primo autore di uno studio del 2019 su un buco nero noto.

LB-1 è un buco nero, scoperto sul lato opposto della Via Lattea, con una massa che è circa 70 volte più grande del nostro sole con un mostro blu in orbita, una stella grande otto volte il sole. “LB-1 è il doppio più grande di quanto pensavamo possibile. Ora i teorici dovranno raccogliere la sfida di spiegarne la formazione”.

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I possibili scenari suggeriti in questo studio per la formazione di un buco nero così massiccio includono fusioni tra buchi neri di massa inferiore e un’esplosione di supernova che non espelle la massa della stella progenitrice come previsto.

Il team di ricerca dell’Accademia cinese delle scienze ha rilevato l’oggetto con il Large sky Area Multi-Object fiber Spectroscopic Telescope (Lamost), con sede all’Osservatorio di Xinglong in Cina.

Le galassie più grandi ospitano diversi buchi neri supermassicci

Una scoperta ancora più sorprendente è stata riportata nel 2018 in uno studio pubblicato sull’Astrophysical Journal Letters, in cui ricercatori di Yale, dell’Università di Washington, dell’Institut d’Astrophysique de Paris e dell’University College di Londra prevedono che le galassie con una massa simile a quella della Via lattea potrebbero ospitare diversi buchi neri supermassicci (SMBH).

Il team del 2018 ha utilizzato una nuova simulazione cosmologica all’avanguardia, Romulus, per prevedere la dinamica degli SMBH all’interno delle galassie con una precisione migliore rispetto ai precedenti programmi di simulazione, stimando che, un approccio ravvicinato di uno di questi vagabondi che sia in grado di influenzare il nostro sistema solare, dovrebbe verificarsi ogni 100 miliardi di anni circa, o quasi 10 volte l’età dell’universo”.

Tuttavia, poche settimane dopo, l’astronomo dell’Università di Berkeley, Kareem El-Badry, pensò che la scoperta fosse semplicemente troppo bella per essere vera.

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Ero sospettoso fin dall’inizio“, dice El-Badry. “Conosciamo da 20 a 30 buchi neri in sistemi binari, e sono tutti massicci la metà, o meno di 70 masse solari. Mi ha fatto venire voglia di leggere attentamente il documento e cercare di capire cosa avevano visto (i ricercatori)”.

El-Badry ha scritto: “Secondo me, è stato dimostrato in modo convincente che LB-1 non contiene affatto un buco nero, tanto meno uno supermassiccio. Invece, il sistema è molto probabilmente un binario contenente due stelle luminose che hanno subito un episodio di trasferimento di massa“.

El-Badry ha pubblicato la sua teoria per LB-1 in un articolo subito dopo l’ annuncio della scoperta originale. Questo è stato seguito da ulteriori pubblicazioni che hanno rafforzato il dubbio circa l’esistenza di un buco nero nel sistema LB-1, tra questi un paper dell’astrofisico Tomer Shenar della Katholieke Universiteit Leuven (KU Leuven).

La Galassia Invisibile

Il 2 marzo 2019, The Daily Galaxy ha riportato su “The Invisible Galaxy” che gli astronomi hanno scoperto una dozzina di buchi neri raccolti attorno a Sagittarius A* (Sgr A*), il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea, cosa che sostiene una previsione vecchia di decenni.

Dopo aver condotto un inventario cosmico per calcolare e classificare i buchi neri residui stellari, gli astronomi dell’Università della California hanno concluso che ci sono probabilmente decine di milioni di enigmatici oggetti oscuri nella Via Lattea, molto più del previsto.

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