Una guerra mineraria spaziale nel futuro prossimo?

Con la colonizzazione della Luna, Marte e altri pianeti della nostra galassia, prima o poi ci ritroveremo ad affrontare una guerra mineraria spaziale?

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Nel futuro prossimo è probabile che l’umanità si troverà ad affrontare una vera e propria guerra mineraria spaziale. L’umanità, a poco a poco, si appresta a colonizzare il sistema solare, prima con la Luna, poi con Marte e poi… Si vedrà! Una prospettiva troppo sci-fi dite? Può darsi, ma fino a un certo punto.

È probabile che si creeranno rivalità per stabilire basi minerarie nello spazio ed è possibile che Cina e Russia uniranno le forze per tenere a bada i crescenti tentativi degli Stati Uniti di dominare il commercio extraterrestre, avvertono gli esperti.

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L’amministrazione Trump si è interessata attivamente allo spazio, annunciando che l’America avrebbe  riportato gli astronauti sulla luna  entro il 2024 e creando la  Space Force come nuovo ramo delle forze armate statunitensi che potrebbe essere proprio la protagonista di una futura guerra mineraria spaziale.

Ha anche proposto un quadro legale globale per l’estrazione mineraria sulla luna, chiamato Accordi di Artemide, che incoraggiano le aziende private a sfruttare le risorse minerarie del satellite naturale della Terra e altri corpi celesti con scopi commerciali.

La direttiva ha classificato lo spazio esterno come un “dominio legalmente e fisicamente unico dell’attività umana” invece di un “bene comune globale”, aprendo la strada all’estrazione della Luna senza  alcun tipo di trattato internazionale. Guidati dalla National Aeronautics and Space Administration (NASA) degli Stati Uniti, gli accordi di Artemis  sono stati firmati in ottobre da Australia, Canada, Inghilterra, Giappone, Lussemburgo, Italia ed Emirati Arabi Uniti.

Guerra mineraria spaziale: le dichiarazioni di Elya Taichman e Rocosmos

“Sfortunatamente, l’amministrazione Trump ha esacerbato una minaccia alla sicurezza nazionale e ha rischiato l’opportunità economica che sperava di ottenere nello spazio non riuscendo a coinvolgere la Russia o la Cina come potenziali partner”, afferma Elya Taichman, ex direttore legislativo dell’allora repubblicana Michelle Lujan Grisham.

“Invece, gli accordi di Artemis hanno spinto Cina e Russia verso una maggiore cooperazione nello spazio per paura e necessità”.

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L’agenzia spaziale russa Roscosmos è stata la prima a parlare, paragonando la politica spaziale americana al colonialismo. “Ci sono già stati esempi nella storia in cui un paese ha deciso di iniziare a conquistare territori nel proprio interesse – tutti ricordano cosa ne è venuto fuori”, ha detto all’epoca il vicedirettore generale per la cooperazione internazionale di Roscosmos, Sergey Saveliev.

Le mosse della Cina

La Cina, che è passata alla storia nel 2019 per aver fatto atterrare una sonda sul lato opposto della Luna, ha deciso un approccio di tutt’altro aspetto. Da quando sono stati annunciati gli accordi di Artemis, Pechino si è avvicinata alla Russia per costruire insieme una base di ricerca lunare.

Xi Jinping si è premurato, inoltre, che anche la Cina piantasse la propria bandiera sulla Luna, cosa effettivamente avvenuta nel 2020 attraverso un mezzo robotico, più di cinquant’anni dopo che gli Stati Uniti avevano fatto lo stesso con la missione Apollo 11.

Cooperazione tra USA e Cina?

La Cina è stata ufficialmente esclusa dall’ordine internazionale dello spazio guidato dagli USA. Non è un partner della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) e una disposizione legislativa statunitense ha limitato, dal 2011, possibili collaborazioni tra la NASA e il Dragone.

Le esperte di politica Anne-Marie Slaughter ed Emily Lawrence la pensano in tal modo: “L’America e la Cina dovrebbero cooperare nello spazio” e poi ancora: “Se gli Stati Uniti sono riusciti a coordinarsi con l’Unione Sovietica sulla politica spaziale durante la Guerra Fredda, possono trovare un modo per cooperare con la Cina ora”.

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Verso un Far West dalle tinte sci-fi?

Anne-Marie Slaughter è la ex direttrice della pianificazione politica nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dal 2009 al 2011. Secondo lei la task force di Joe Biden dovrebbe prendere le distanze da quanto disposto da Donald Trump, seguendo, invece, un nuovo corso all’interno del Comitato delle Nazioni Unite per un utilizzo pacifico dello spazio.

Slaughter e Lawrence scrivono: “Biden può ripristinare una parte della legittimità globale dell’America lavorando per stabilire un quadro multilaterale, negoziato con tutte le parti interessate che protegga aree di interesse comune, garantendo opportunità commerciali accettate a livello internazionale”.

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Secondo le due esperte, questo processo non sarà facile, ma comunque necessario: “Senza un quadro internazionale che includa tutti i principali paesi in viaggio nello spazio, la Luna potrebbe diventare il prossimo selvaggio West”.

Insomma, secondo questi e altri esperti si rischia davvero di ritrovarci invischiati in una guerra mineraria spaziale.

Ma la corsa è iniziata.

La Nasa ha, intanto, predisposto un piano da 28 miliardi di dollari al fine di lanciare una missione sulla Luna nel 2021. Non sarà presente alcun equipaggio in quell’occasione. Essa sarà seguita da un sorvolo del satellite, stavolta con equipaggio, nel 2023 e, infine, uno sbarco vero e proprio nel 2024.