UFO: l’incidente di Eagle River

L’incidente di Eagle River, avvenuto nell’aprile 1961 nel Wisconsin, è indicato anche come “Space Pancakes” o “Flapjacks Case” ed è classificabile come un incontro ravvicinato del terzo tipo molto particolare che la comunità ufologica ha sempre visto con un certo sospetto per via delle particolarità raccontate dal testimone. Nonostante i dubbi, leciti, alcuni ricercatori tornano periodicamente sulla storia che reputano comunque interessante.

Il testimone, Joe Simonton, allevatore di polli, non ha mai modificato la sua storia sin dalla prima segnalazione dell’incidente e preservò sempre un vivido ricordo del suo incontro con i visitatori alieni.

Joe, però, non era solo un allevatore di polli, ma anche un membro importante della sua comunità. Oltre a gestire l’allevamento, era un idraulico e banditore nella piccola comunità di Eagle River e, inoltre, fungeva da “Babbo Natale” per gli eventi di Natale della Camera di commercio di Eagle River.

Perché avrebbe dovuto coprirsi di ridicolo fabbricando una storia incredibile come quella che vi racconteremo?

L’incontro di Eagle River durò, forse, cinque minuti, ma quei cinque minuti sono rimasti scolpiti nella storia dell’ufologia.

Nonostante ciò, ha fatto discutere e i fatti sono stati ampiamente indagati anche da ufologi molto importanti.

Ma questo caso quanta importanza ricopre nel fenomeno UFO e incontri con gli alieni?

Ben inteso che, nonostante il fatto risalga a quasi 60 anni fa, è sempre utile analizzarlo per capire almeno in parte la psicologia del protagonista e cercare di estrapolare dai fatti, spesso scarni, qualcosa che ci aiuti a capire.

La storia di Joe Simonton

La mattina del 18 aprile 1961, intorno alle 11:00, Joe Simonton vide un “disco volante” scendere dal cielo nella sua fattoria.

Dopo la colazione consumata in tarda mattinata, un suono improvviso lo portò sulla veranda. L’oggetto, secondo il rapporto successivo di Simonton, era color argento ma “più brillante del cromo” e si trovava a circa 12 piedi di altezza, aveva un diametro di circa 30 piedi.

Il disco volante, una volta al suolo, aprì uno sportello sul suo lato argenteo. All’interno del disco vi erano tre alieni umanoidi dalla pelle scura. Sembravano indossare una specie di uniforme – blu scuro o nero – che presentava “cappelli a elmetto” e un collo alto. Simonton afferma che questi umanoidi erano “dall’aspetto italiano”.

Osservando la scena, Simonton rimase fermo sulla veranda.

Mentre i tre umanoidi alieni si avventuravano fuori dal loro disco volante, Simonton notò che stavano trasportando “una cosa meravigliosa”, una bottiglia simile a una brocca thermos piuttosto diversa da qualsiasi brocca che aveva mai visto qui sulla Terra. La brocca aveva due manici d’argento e Simonton aveva l’impressione che fosse realizzato con lo stesso materiale del disco volante, che sembrava, almeno per lui, “più pesante dell’alluminio ma più leggero dell’acciaio“.

Quindi si rese conto che questi visitatori avevano bisogno di acqua. Cosi raccontò a Franklin Carter, un giudice del Wisconsin, e ricercatore UFO.

Joe Simonton capì dal modo in cui gesticolava che l’alieno aveva sete, prese con sé la brocca e andò dentro a riempirla d’acqua. Tornò fuori con la brocca piena d’acqua e la restituì al visitatore che sembrò apprezzare il gesto. Quando allungò la mano per dare indietro la brocca, dovette appoggiare la sua parte sinistra e la mano sinistra sul lato del disco e facendolo, poté vedere meglio l’interno del disco volante. Vide più chiaramente gli altri due occupanti che erano, avrebbe affermato “incatenati o allacciati” alle loro postazioni di lavoro (forse per motivi di sicurezza). Uno era “impegnato con un pannello” di fronte a lui, mentre l’altro stava “cucinando cibo su un tipo di riscaldamento”.

In seguitò Joe raccontò:

Non ho potuto vedere nessuna griglia riscaldata o fiamme. Eppure sembrava friggere o cucinare torte. Ero interessato e l’essere nella botola notò il mio interesse e si avvicinò, ne raccolse alcune e me le diede. Sembravano dei pancakes

Non ci fu nessuna comunicazione in nessun tipo di linguaggio ma Simonton notò un gesto dell’umanoide quando ricevette l’acqua:posizionava le punte della sua mano destra sulla sua fronte e la ritirava immediatamente“.

Questo per molti sembrerebbe essere un saluto o un gesto di rispetto riconoscente. Questa sembrerebbe sicuramente l’impressione che Simonton ebbe perché raccontò di avere risposto con un “saluto militare” che il visitatore sembrò interpretare come un “prego“.

Quindi, il portello si chiuse di nuovo, senza lasciare alcun segno della sua presenza sulla fusoliera del velivolo. Nessuna “giuntura, cerniera o segno rivelatore” di un’apertura. Solo argento senza nessun segno, liscio, metallico.

La nave iniziò a sollevarsi da terra diversi istanti dopo la chiusura del portello. Si alzò e si inclinò leggermente prima di lanciarsi lontano nel cielo. Simonton affermò di aver visto un pino piegato completamente indietro nello stesso momento forse a causa della potenza del disco.

Oltre al racconto nulla, nessuna traccia, niente di niente, solo una storia strampalata che chi ama l’ufologia troverà simile a mille altre storie che i contattisti ci hanno raccontato spacciandole per vere avventure con esseri spaziali.

Ma forse ci dimentichiamo di qualcosa: Joe aveva ricevuto del cibo, dei pancakes, che fine fecero? Joe raccontò in seguito di averne mangiato uno, sapeva di cartone.

Pare che Simonton diede due dei pancakes al Giudice Carter che cercò di coinvolgere il National Investigations Committee on Aerial Phenomena (NICAP) che rifiutò il coinvolgimento con l’incidente. Questo fu forse il primo colpo alla credibilità della storia.

Fu J. Allen Hyneck, il padre dell’ufologia moderna, a prendere in carico i dolci alieni che vennero analizzati grazie ai collegamenti dell’ufologo con la Northwestern University grazie ad un finanziamento dell’aeronautica degli Stati Uniti.

I risultati dimostrarono che i pancakes erano normali torte senza però nessuna traccia di sale.

La storia interessò anche l’ufologo Vallee che, nel suo libro Passport to Magonia, avrebbe confrontato vecchie leggende di fate e creature mitiche con la loro completa avversione al sale.

Vallee tirò in ballo Wentz, uno scrittore americano che raccolse molte storie su questi strani esseri soprannaturali, che nelle leggende celtiche erano conosciute come Gentry, ma a questo punto, forse, gli ufologi volarono troppo con la fantasia.

Fonte: UFO Insight

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