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Sicurezza urbana: verso una gestione centralizzata

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di Giovanni Villarosa – Esperto di Sicurezza Fisicaper Infrastrutture, CSO e DPO, Vice Presidente di SECURTEC

Il tema della sicurezza urbana, da anni oggetto di costante riflessione sociologica e criminologica nel governo delle città, occupa giornalmente un ruolo predominante nella società, tanto nel dibattito politico quanto nell’opinione pubblica. In realtà, il valore di questa locuzione – utilizzata abitualmente in diversi contesti – è assai più complesso di quanto non emerga dall’uso mediatico e politico che viene proposto.

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Nella fattispecie, la definizione quale “urbana” serve a più finalità, infatti vuole attribuire alla sicurezza un nuovo contenuto semantico, diverso dalle comuni accezioni come pubblica sicurezza e ordine pubblico, evidenziando così l’affermarsi di una security che non è più soltanto l’assicurazione dell’assenza di un pericolo, ma piuttosto il rafforzamento della percezione della sicurezza pubblica stessa. Parliamo di fenomeni differenti, certo, ma che possono avere conseguenze negative proprio sulla protezione percepita dai cittadini nel contesto urbano, perché nella sicurezza urbana, oltre alla criminalità diffusa (furti, rapine, scippi, etc.), vanno ricompresi anche quei fenomeni di inciviltà e di degrado cittadino (vandalismo, accattonaggio, fenomeno writers, etc), che apparentemente non hanno nulla a che fare, in senso stretto, con l’attività criminale propria.

I provvedimenti

In questi ultimi anni a tali tematiche sono stati dedicati diversi provvedimenti, come il cd decreto Minniti, basato sul potenziamento del potere di ordinanza sindacale e che introduce una ulteriore misura di polizia conosciuta come DASPO urbano, estensione che verrà ulteriormente rafforzata nei decreti Salvini; ma l’argomento che accomuna di più i due passati ministri dell’interno è rappresentato dalle tecnologie, infatti, in tutti i loro provvedimenti si rafforza l’uso, da parte dei sindaci, della videosorveglianza, in supporto alla sicurezza territoriale. Ebbene, se i decreti rafforzano l’uso della tecnologia, allora vediamole queste tecnologie caratterizzanti, che il mercato verticalizza in fatto di sicurezza dell’Urbe.

Videosorveglianza

I sistemi di videosorveglianza sono ormai accreditati come i principali dispositivi di prevenzione e protezione delle aree urbane. Uutili nel gestire le emergenze, controllano in real time gli spazi più sensibili, ma sono anche un importante supporto investigativo per ricostruire gli eventi ed identificare gli autori di un reato. Detto ciò, quando si ricorre ai supporti tecnologici bisogna sempre conoscere le esigenze e le peculiarità del proprio territorio, diverse da ogni comune, ad esempio, a seconda delle dimensioni di una città e delle diverse criticità territoriali (aree degradate, disagio sociale, etc). Dunque sono diversi i livelli necessari per sviluppare una città sicura; in primo luogo vanno definiti gli obiettivi che si vogliono raggiungere, che saranno la base dei piani strategici fissati, sviluppando le infrastrutture necessarie per una gestione multilivello!

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Da valutare

Gli sviluppi della banda larga e della piattaforma 5G sono elementi fondamentali per l’integrazione della sensoristica a supporto della sicurezza urbana, come altrettanto importante sarà la fattiva collaborazione tra pubblico e privato, date le complesse tecnologie offerte oggi dai mercati verticali, che consentono una interazione sempre più diretta ed efficace, capace di raccogliere, processare e analizzare una quantità enorme di dati, eterogenei tra loro. Queste informazioni sono governabili con il supporto dell’intelligenza artificiale, una tecnologia più che mai determinante nel panorama generale della sicurezza pubblica ed ancor di più in quella urbana – dove si utilizzano processi disomogenei e alimentati, negativamente, dalla frammentazione delle competenze in fatto di sicurezza.

Le tecnologie

Esempi di tecnologie di sicurezza per una città sono rappresentati dalle telecamere di videosorveglianza, impiegate per scoraggiare atti vandalici o comportamenti antisociali, oppure dai sensori IoT dislocati strategicamente sul territorio per il controllo della viabilità e della sicurezza stradale, o per generare alert di di security, safety ed emergency. Parliamo di un complesso sistema che raccoglie tutte le informazioni video, audio e input di allarme per poi inviare tutti i dati raccolti alla piattaforma di sistema per la gestione delle attività di crisi, allertando le figure più idonee al coordinamento degli interventi.

Safe city

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Altro esempio sono i piani di safe city, processi ancora largamente incompiuti, a causa della difficoltà nel coordinare tutti i soggetti coinvolti; ora, una soluzione potrebbe essere raggiunta attraverso l’uso delle infrastrutture orizzontali, come ad esempio le piattaforme dati interconnesse, che concentreranno tutte le metodologie di governance verso un obiettivo comune. Un tipico sistema safe è rappresentato delle colonnine SOS comunali, apparecchiature innovative e tecnologicamente avanzate (Webcam, VoIP, App), ma caratterizzate da alcune peculiarità, come la diffusione delle informazioni, la possibilità di collegamento immediato con le centrali operative delle FF.OO, dei VV.F, 118 e Polizia Locale, e del tutto integrate con gli altri sistemi appartenenti al perimetro security, come i varchi ZTL, la videosorveglianza di sicurezza, del traffico, della lettura targhe, etc.

Centralizzazione

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Ma per realizzare un concreto processo di sicurezza, efficiente quanto efficace, tutte le attività andranno centralizzate integralmente, condividendo tra le varie amministrazioni la gestione delle informazioni di sicurezza provenienti dalle aree critiche ed attivando così in tempo reale le contromisure di contrasto all’emergenza. Questa gestione centralizzata permetterà alla cittadinanza di vivere serenamente gli spazi pubblici usufruendo di ambienti comuni sicuri nei quali persone, beni e infrastrutture sono costantemente monitorate secondo nuovi paradigmi, restituendo una città inclusiva e protetta di cui i cittadini sono parte attiva fondamentale.

Articolo ripubblicato con l’autorizzazione dell’autore. Leggi l’articolo originale.

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