San Gennaro: storia e curiosità sul patrono di Napoli

Le vicende che portarono San Gennaro alla sua consacrazione avvennero nel IV secolo. In occasione del 19 settembre, ripercorriamo la sua storia attraverso aneddoti, curiosità e miti

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Le vicende che portarono San Gennaro (nato intorno al 272 dC vicino a Benevento) alla sua consacrazione avvennero nel IV secolo, durante la persecuzione dei cristiani da parte dell’imperatore Diocleziano. Ripercorriamo la sua storia attraverso aneddoti, curiosità e miti, in occasione del 19 settembre.

San Gennaro e i leoni

Gennaro, Vescovo di Benevento, era in visita ai fedeli a Pozzuoli. Il diacono del luogo fu arrestato lungo la strada per ordine del persecutore Dragontius e Gennaro andò a visitare il prigioniero. Avendo interceduto per la sua liberazione, fu arrestato e condannato ad essere dato in pasto ai leoni.

Secondo la tradizione, però, la punizione fu cambiata a causa di un miracolo: i leoni si inginocchiarono davanti al condannato, dopo una sua benedizione. Dragontius ordinò quindi che Gennaro e i suoi compagni fossero decapitati: la sentenza fu eseguita il 19 settembre 305 d.C.

I miti su San Gennaro

Negli Atti vaticani sono narrati molti episodi mitici. Uno di questi narra che San Gennaro, mentre si recava a Nola dove avrebbe dovuto incontrare il malvagio giudice Timoteo, fu imprigionato per proselitismo e torturato. Poiché le terribili torture non sortirono alcun effetto, Timoteo lo gettò in una fornace ardente; riaperta la fornace, Gennaro ne uscì illeso e le fiamme inghiottirono i pagani venuti ad assistere all’esecuzione.

Un’altra storia riguarda Timoteo: malato, fu guarito da Gennaro, ma nonostante ciò non mostrò gratitudine e ordinò che il vescovo fosse portato nell’anfiteatro di Pozzuoli, per essere dato alle belve. Durante il viaggio verso il luogo dell’esecuzione, un mendicante chiese a Gennaro un lembo della sua veste. Dopo la sua esecuzione, disse il Santo, poteva prendere la sciarpa con la quale doveva essere bendato.



Secondo la tradizione, dopo la decapitazione di San Gennaro, il sangue fu raccolto da una pia donna, tale Eusebia, che lo racchiuse all’interno di due ampolle; questi divennero il tipico simbolo iconografico del Santo.

Liquefazione del sangue

Secondo la tradizione, il sangue di San Gennaro si sciolse per la prima volta quando il vescovo Severo trasferì le spoglie del santo da Agro Marciano a Napoli. Per strada incontrò la pia donna con le due ampolle del sangue del santo: alla presenza della testa del santo, il sangue si sarebbe sciolto.

Nel 1389 ci fu una grande processione per assistere al miracolo: il liquido contenuto nelle ampolle si sciolse “come se fosse uscito dal corpo del santo lo stesso giorno“. Oggi le ampolle sono conservate in una cassaforte dietro l’altare della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Delle due fiale, una è mezza vuota perché parte del suo contenuto è stata sottratta dal re Carlo III di Borbone, che la portò in Spagna. Tre volte l’anno i fedeli si precipitano ad assistere alla liquefazione del sangue.

La Festa di San Gennaro, patrono e protettore della città di Napoli, si celebra ogni anno il 19 settembre. Durante la giornata le ampolle vengono esposte al pubblico e il sangue in esse contenuto diventa liquido tra le preghiere dei fedeli. Se la liquefazione è rapida viene considerata un segno di buona fortuna, il suo ritardo o il fallimento sono presi come presagi negativi per la città. L’evento viene replicato anche il 16 dicembre e la prima domenica di maggio.

Il rito

Ogni anno partecipano alla cerimonia tutte le autorità cittadine, tra cui il sindaco, il presidente della provincia di Napoli e il presidente della regione Campania. La celebrazione segue un programma ben definito:

  • 8.45 – apertura della cassaforte con doppia chiave per estrarre lo scrigno con le fiale del sangue di San Gennaro;
  • 9.00 – processione con il Cardinale e la Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro;
  • 9.15 – Iniziano le preghiere propiziatorie e l’omelia del Cardinale. Una volta compiuto il miracolo, da Castel dell’Ovo vengono sparati ventuno colpi di cannone.

Una spiegazione scientifica?

Secondo la leggenda, il sangue di San Gennaro si liquefò per la prima volta nel IV secolo d.C. durante il trasferimento delle spoglie del santo a Napoli, ma la prima notizia documentata di ampolle contenente la reliquia di sangue risale solo al 1389.

Il “Chronicon Siculum” cita che durante i festeggiamenti per la festa dell’Assunta, si esponevano al pubblico le fiale contenenti il ​​”sangue di San Gennaro” e il 17 agosto, durante la processione, si scioglieva il liquido contenuto nell’ampolla.

La Chiesa è scettica, ma si è sempre rifiutata di consentire il prelievo di campioni del liquido, sostenendo che un’analisi invasiva potrebbe danneggiare sia l’ampolla che il sangue.

Infatti, il ​​Concilio Vaticano II decise di togliere dal calendario diversi santi, tra cui San Gennaro; ma la resistenza popolare fu così forte che si decise di mantenere il culto della reliquia, sottolineando che la liquefazione del sangue non poteva essere considerata un miracolo dalla chiesa, ma un evento non spiegabile ritenuto miracoloso dalla popolazione.

La tissotropia

Esiste infatti una spiegazione fisica, la tissotropia: alcuni materiali, detti tixotropici, diventano più fluidi se sottoposti a sollecitazioni meccaniche, come piccoli urti o vibrazioni, tornando allo stato precedente se lasciati indisturbati. Un esempio è la salsa ketchup che è allo stato solido fino a quando non viene agitata, quando diventa molto più liquida.

Tre scienziati italiani, Garlaschelli, Ramaccini e Della Sala, hanno prodotto una sospensione dal comportamento tissotropico molto simile al fluido di San Gennaro.

I tre ricercatori (che utilizzavano sostanze disponibili alla fine del XIV secolo) con cloruro ferrico (sotto forma di molisite, minerale tipico delle aree vulcaniche e presente nel Vesuvio), carbonato di calcio (i gusci delle uova sono circa il 94% di carbonato di calcio), cloruro di sodio (sale comune) e acqua, ottenendo una soluzione colloidale rossa con proprietà tissotropiche.

Un’obiezione è che non sempre il sangue si liquefa, ma questo ha la sua risposta nelle proprietà molto tissotropiche dei materiali: se agitati dolcemente, non c’è liquefazione (del resto il sangue di San Gennaro si liquefava anche al di fuori dei periodi canonici).

Il sangue di San Gennaro: i numeri del lotto

Un’altra, più forte obiezione è che il gel creato dai tre ricercatori perde le sue proprietà tissotropiche dopo 2 anni: ma, come notato da Garlaschelli, alcuni campioni possono durare anche un decennio, e può dipendere dalla concentrazione degli ingredienti o dal metodo di sigillatura .

Comunque, quello che è certo è che i napoletani continueranno a credere, ad aspettare la liquefazione del sangue di San Gennaro, e a trarre dall’evento auspici positivi (o al contrario, funesti) sul futuro della città. In occasione dell’evento, inoltre, moltissime persone giocano al lotto i numeri a esso legati.

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