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Presto si potrà risorgere dopo la morte cerebrale

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È il romanzo di Mary Shelley che si realizza o la folle ambizione degli scienziati pazzi che popolano taluni film o, ancora, si tratta dell’ambizione finale della medicina di riuscire un giorno a vincere la morte?

Come in un romanzo o un film di fantascienza, la Biotech inc., una società statunitense, ha progettato un sistema per ottenere l’inimmaginabile: resuscitare le persone in stato di morte cerebrale utilizzando la potenza delle cellule staminali.

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Qualche anno fa, la Bioquark è balzata al centro dell’attenzione dei ricercatori dopo che ha chiesto e ottenuto il permesso etico di utilizzare 20 pazienti in morte cerebrale per effettuare questa ricerca in India. All’epoca gli esperimenti furono bloccati dai supervisori del comitato etico indiano.

Ora, però, per niente doma, secondo un nuovo rapporto di STAT News, la società sta effettuando una nuova serie di esperimenti in America Latina.

Negli studi precedenti, l’idea di base era quella di iniettare le cellule staminali nel midollo spinale superiore del paziente insieme a un cocktail di peptidi in grado di contribuire a sviluppare i neuroni. La “riaccensione” del cervello avverrebbe attraverso stimolazione elettrica e terapia laser.

Le cellule staminali, cellule indifferenziate che hanno la potenzialità di svilupparsi in diversi tipi di cellule specializzate, hanno già dimostrato di avere un enorme potenziale per le scienze biomediche, ad esempio nel trattamento della degenerazione maculare senile o nel contrastare la perdita dei capelli.

Attualmente la ricerca sulle staminali promette di creare tessuti e organi replica funzionali, da impiegare per trapianti e terapie di supporto.

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Proprio all’inizio di quest’anno, una nuovo studio è riuscito a indurre la crescita di milioni di cellule cerebrali in pochi giorni. Chiaramente, però, il salto tra questo e un riavvio di un cervello morto è grande.

Per intraprendere un’iniziativa così complessa, uniamo strumenti biologici di medicina rigenerativa con altri dispositivi medici esistenti, tipicamente utilizzati per la stimolazione del sistema nervoso centrale, in pazienti con patologie gravi della coscienza”, ha detto Ira Pastor, l’amministratore delegato di Bioquark Inc, come riportato dal Telegraph, parlando dei precedenti esperimenti.

Oggi speriamo di vedere risultati entro due o tre mesi dall’inizio della sperimentazione”.

Molti esperti si sono già detti scettici su questo esperimento, sia da un punto di vista etico che scientifico. Scrivendo per la rivista clinica Critical Care, Ariane Lewis e Arthur Caplan, del NYU Langone Medical Center, hanno bollato l’esperimento come uno “studio dubbio” che “rasenta la ciarlataneria”.

È indubbio che un simile esperimento ricordi più il famoso film di Mel Brooks “Frankenstein junior” che non una seria ricerca scientifica e sicuramente solleverà interrogativi etici e morali.

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Si può rianimare un cervello dichiarato morto? E se anche fosse possibile, con tante nuove cellule cerebrali, il paziente risvegliato sarà sempre la stessa persona o avremo una “creatura” incontrollabile?

Non abbiamo dubbi che, prima o poi, qualcosa di simile sarà possibile ma, tra poterlo fare e farlo, saranno necessari attenti e approfonditi studi che ne valutino a fondo implicazioni e conseguenze.

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Certo, da esperimenti simili a questo potrebbero uscire nuove terapie in grado di dare speranza, per esempio, ai malati di Alzheimer o Parkinson e perfino rivoluzionare le terapie post ictus ma siamo sicuri che per riportare in vita un morto l’unica risposta che dobbiamo darci sia “Si… Può… Fare!!!“?

Nel frattempo anche l’uomo più ricco del mondo, l’ex CEO di Amazon Jeff Bezos sta investendo sull’immortalità.

C’è una nuova quanto misteriosa società che ultimamente sta facendo molto parlare di sé nella Silicon Valley. Si tratta della Altos Labs, un’azienda tecnologica di riprogrammazione biologica che sta ottenendo importanti finanziamenti dai cosiddetti super ricchi.

Secondo il MIT Technology Review, la società starebbe attirando grandi investitori, tra i quali Jeff Bezos e il miliardario russo-israeliano Yuri Milner. Non solo: Altos Labs starebbe facendo altrettanto con alcuni dei migliori scienziati del mondo, attratti da grossi stipendi e dalla promessa di avere campo libero sulla loro ricerca anti-invecchiamento.

Juan Carlos Izpisúa Belmonte, biologo del Salk Institute di La Jolla, in California, famoso per aver iniziato una ricerca sulla creazione di una chimera umana/suina, e Shinya Yamanaka, uno scienziato e vincitore del premio Nobel per la sua ricerca sull’inversione dell’invecchiamento nelle cellule, sono solo gli ultimi studiosi di fama ad essere entrati nello staff dell’azienda tecnologica.

La riprogrammazione è una procedura di biologia molecolare che comporta un intervento specifico sul programma biologico di base che è il DNA. Tale intervento consiste nel riportare il nucleo di cellule somatiche differenziate a una condizione indifferenziata, senza intaccarne le funzionalità.

Qualsiasi essere umano aspira a vivere il più a lungo possibile, e molti farebbero di tutto per riuscirci. Ma è chi gode di un certo benessere economico ad avere più possibilità di avere accesso a eventuali quanto al momento fantascientifiche tecnologie legate al tema.

Mark Zuckerberg ha investito qualcosa come tre miliardi di dollari in dieci anni in una startup biomedica, Larry Ellison, co-fondatore di Oracle, ha speso 430 milioni per ricerche anti-invecchiamento, mentre Dmitry Itskov, co-fondatore della media company New Media Stars, diversi milioni di euro, in questo caso però per progettare una sorta di suo doppione robotico dove trasferire un giorno la propria mente e la coscienza individuale.

Tornando ad Altos Labs, “l’obiettivo è comprendere come avviene il ringiovanimento”, ha affermato Manuel Serrano, ricercatore precedentemente presso l’Istituto di ricerca in Biomedicina in Spagna.

Come altri suoi colleghi, anche lui è stato attratto dai dollari di Altos dopo che gli ha offerto da cinque a dieci volte più di quello che guadagnava in terra iberica. “Direi che l’idea di avere entrate in futuro c’è, ma non è l’obiettivo immediato. La ricerca scientifica più avanzata e ipertecnologica richiede finanziamenti cospicui, e qui li abbiamo”.

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