Nove grandi scoperte spaziali del 2019

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Rivelata la rete cosmica

Ogni galassia nell’universo fa parte di una struttura composta di gas conosciuta come la rete cosmica. Ognuno dei “filamenti” di questa struttura intergalattica è fatto di idrogeno creato dal Big Bang. Le zone di addensamento dell’idrogeno portano alla nascita di galassie che si aggregano intorno questi filamenti immensi.

La rete non è visibile a occhio nudo, ma ad ottobre gli astronomi ne hanno fotografato un pezzo per la prima volta in assoluto usando il debole bagliore ultravioletto di una galassia lontana come retroilluminazione. L’immagine mostra fili blu di idrogeno che si incrociano nello spazio a 12 miliardi di anni luce di distanza, collegando galassie bianche luminose lungo il suo percorso. L’immagine ci aiuterà a capire come sono nate le prime galassie e ci ricorda come tutte le cose sono connesse.

Lo scudo al plasma che protegge la vita

C’è uno scontro titanico che si sta svolgendo ai confini del nostro sistema solare. A miliardi di chilometri dal centro del sistema solare, la furia del vento solare si scontra con potenti raggi cosmici lungo un confine chiamato eliopausa.

Quando le sonde Voyager 1 e 2 della NASA hanno attraversato la regione e sono entrate nello spazio interstellare l’anno scorso, gli astronomi hanno visto che l’eliopausa non è solo un confine simbolico: è anche una parete fisica di plasma minaccioso che devia e diluisce la peggiore delle radiazioni in arrivo. Questo “scudo” al plasma, come descritto in uno studio del 4 novembre, può impedire a circa il 70% dei raggi cosmici di entrare nel nostro sistema solare.

Bolle radio nell’intestino della galassia

Le Bolle di Fermi sono particolari strutture presenti nella Via Lattea che emettono radiazione gamma.



La struttura si estende per 50.000 anni luce, 25.000 sopra e 25.000 sotto il disco galattico. Sono state osservate nel 2010 con il Fermi Large Area Telescope (LAT). Si pensa che le bolle abbiano qualche milione di anni e che probabilmente abbiano qualcosa a che fare con un’esplosione gigantesca prodotta dal buco nero posto al centro della nostra galassia.

A settembre, tuttavia, gli astronomi hanno rilevato per la prima volta le bolle nelle onde radio, rivelando grandi quantità di gas energetico che si muove attraverso le bolle, probabilmente alimentandole per crescere ancora di più, secondo il rapporto degli scienziati pubblicato sulla rivista Nature.

I camini di Fermi

Al centro della nostra galassia c’è un buco nero supermassiccio. L’intensa forza di gravità che genera tiene insieme la Via Lattea. In uno studio del 20 marzo, gli astronomi hanno osservato i raggi X che filtravano dal centro della galassia e hanno scoperto due “camini” di plasma superpotente che si estendevano per centinaia di anni luce in entrambe le direzioni.

I giganteschi fumaioli sembrano collegare il buco nero centrale al fondo delle Bolle di Fermi. È possibile che questi camini alimentino la crescita lenta ma costante delle bolle.

Pianeta attorno a una stella morta

Quando un sole smette di splendere e collassa, può diventare un nana bianca, un cadavere compatto e cristallino.

Eventuali pianeti in orbita intorno alla stella verrebbero probabilmente spazzati via nelle fasi che portano la stella morente a diventare una gigante rossa o risucchiati e distrutti dalla gravità della stella diventata una nana bianca.

A dicembre, gli astronomi hanno scoperto per la prima volta un pianeta che orbita attorno a una nana bianca. Il sistema sembra emettere una combinazione di gas provenienti da un pianeta di tipo nettuniano che evapora mentre orbita attorno alla sua stella madre ormai cadavere.

Tsunami solari

L’avvicinamento record al sole della sonda spaziale Parker Solar Probe ha preso parecchi  grandi titoli di scienza quest’anno, ma probabilmente lo studio sul Sole più epico è arrivato mesi prima, a febbraio, secondo gli scienziati che scrivono sulla rivista Scientific Reports.

I ricercatori hanno descritto un fenomeno solare chiamato “eventi terminator“, collisioni cataclismiche del campo magnetico all’equatore del Sole.

Come scrivono gli autori, queste collisioni possono provocare due tsunami di plasma che lacerano la superficie della stella a 300 piedi al secondo in direzioni opposte.

I giganteschi tsunami solari (anche se ancora teorici) potrebbero durare per settimane e potrebbero verificarsi ogni decennio circa. Il prossimo potrebbe accadere all’inizio del 2020.

Buco nero neonato dall’universo primordiale

A marzo, gli astronomi giapponesi hanno cercato utilizzando il telescopio in una porzione dello spazio a 13 miliardi di anni luce di distanza dei buchi neri primordiali.

Lì, hanno osservato 83 buchi neri supermassicci precedentemente sconosciuti risalenti ai primi giorni dell’universo. I buchi, in realtà un gruppo di quasar, o enormi, luminosi, dischi di gas e polvere che circondano buchi neri supermassicci – erano risalenti a circa 800 milioni di anni dopo il Big Bang, rendendoli alcuni dei primi oggetti mai formati nel cosmo.

La stella super veloce

A settembre, gli astronomi hanno rilevato una delle stelle più veloci mai registrate prima.

La stella, in fuga dalla nostra galassia a 2 milioni di Km orari, probabilmente apparteneva in passato a un sistema binario.

Una componente del binario, forse diventando un buco nero o una supernova, ha scagliato la compagna lontano nello spazio. Questa stella però mostrava delle particolarità, e dopo che gli astronomi ne hanno calcolato velocità e traiettoria hanno stabilito che la stella potrebbe essere passata nelle vicinanze di un buco nero con centinaia di migliaia di masse solari.

Un tipo ancora teorico di oggetto massiccio non ancora osservato che questa stella super veloce potrebbe aiutarci a trovare.

Lampi radio veloci

I lampi radio veloci (FRB) sono impulsi intensi e brevissimi di energia radio.

Che cosa sono esattamente? le eruzioni di radiazioni dai buchi neri supermassicci? Segnali alieni di qualche tipo?

Gli scienziati non lo hanno ancora scoperto, ma un team di ricercatori si è avvicinato alla risoluzione del problema a giugno quando hanno seguito un FRB nello spazio e nel tempo fino alle sue origini precise, per la prima volta in assoluto.

Utilizzando un array di radiotelescopi nell’entroterra australiano, i ricercatori hanno scoperto che l’emissione radio in questione della durata di una frazione di millisecondo ha avuto origine da una galassia delle dimensioni della Via Lattea a circa 3,6 miliardi di anni luce dalla Terra, che non produceva più nuove stelle.

Questi risultati mostrano che gli FRB possono formarsi in una varietà di ambienti cosmici e, per una volta, non si escludono neanche possibili segnali alieni.

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