L’osservatorio di terza generazione per le onde gravitazionali potrebbe essere in Sardegna

L' Einstein Telescope potrebbe trovare ospitalità nel cuore della Sardegna: ad essere candidata ad accogliere l’osservatorio di terza generazione per le onde gravitazionali è Lula, un piccolo centro del Nuorese. Il sito scelto per l'evento pionieristico sarà l’ex miniera di Sos Attentos

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L’ Einstein Telescope potrebbe trovare ospitalità nel cuore della Sardegna: ad essere candidata ad accogliere l’osservatorio di terza generazione per le onde gravitazionali è Lula, un piccolo centro del Nuorese. Il sito scelto per l’evento pionieristico sarà l’ex miniera di Sos Attentos.

 “É un’impresa scientifica e tecnologica di rilevanza globale – ha dichiarato il rettore dell’Università di Sassari Massimo Carpinellied esprimo tutta la mia soddisfazione per questo primo traguardo, che è stato possibile raggiungere grazie in primo luogo all’impegno dell’Università di Sassari, dell’Infn e di tutti gli enti scientifici coinvolti. Ora ci auguriamo che il nostro grande progetto venga incluso nella prossima Roadmap di Esfri e che possa davvero essere ospitato in Sardegna. La presenza di un centro di ricerca di prima grandezza in territorio sardo apre prospettive di eccezionale rilevanza per lo sviluppo della Regione e per il futuro di tutti i giovani sardi”.


L’Italia capitanerà il gruppo di Paesi che hanno presentato la proposta nell’ambito dell’aggiornamento per il 2021 della roadmap Esfri, il forum strategico europeo che definisce quali saranno le future grandi infrastrutture di ricerca in Europa. L’impegno assunto dal ministero dell’Università e della Ricerca è supportato dalle espressioni di interesse di tre enti di ricerca nazionali italiani: l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn, coordinatore del progetto insieme agli olandesi del Nikhef, Istituto Nazionale di Fisica Subatomica), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Michele Punturo, responsabile internazionale del progetto, ha specificato: ““ET” consentirà agli scienziati di rivelare eventi di coalescenza di due buchi neri di massa media nell’intero universo contribuendo alla comprensione della sua evoluzione  e consentirà di vedere sotto una nuova luce l’universo chiarendo quali ruoli giochino l’energia e la materia oscura nella struttura dell’universo”.

Anche gli Atenei di Sassari e Cagliari sono entusiasti di questo primo passo: “Il coinvolgimento della nostra università è una dimostrazione delle politiche che l’Ateneo porta avanti – ha affermato la rettrice Maria Del Zompo –. La cultura è la base dell’innovazione, a sua volta fondamento della crescita economica”.

Il nuovo rivelatore gravitazionale, oltre a dare lustro dal punto di vista tecnologico ad una regione troppi spesso dimenticata, offrirà un’interessante possibilità di sviluppo economico della Sardegna: per il progetto saranno investiti infatti almeno un miliardo e mezzo di euro. Si stima che verranno creati 2500 posti di lavoro e sul lungo periodo diventerà un grande polo scientifico di valore internazionale, destinato ad attrarre nuove risorse da investire alla frontiera della scienza e della tecnologia nuove, un motore di sviluppo e di crescita culturale per la Sardegna e per l’Europa intera.