Lockdown, gli effetti sul comportamento alimentare

Fame compulsiva, abbuffate senza limiti e alimentazione sregolata: tre aspetti che negli ultimi mesi di restrizioni dovute al covid 19, sono diventati di grande importanza quando si parla di benessere psicologico. Una ricerca ha cercato di metterne in evidenza gli aspetti principali, con l'invito a non sottovalutarne le conseguenze

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Stress, ansia, paura del futuro, timore di ammalarsi, assenza di rapporti sociali: queste e tante altre le conseguenze dei lockdown e delle restrizioni adottate nell’ultimo anno per contrastare il contagio da covid-19, ma spesso non si tiene conto di un’altra conseguenza verificatasi in questi mesi così difficili, ossia l’aumento dei disturbi legati a fame emotiva e l’alimentazione incontrollata.

A evidenziare la questione, da molti ritenuta secondaria, sono stati alcuni ricercatori dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, che si sono resi conto invece di quanto il fattore stress psicologico da coronavirus interessi anche, nelle sue innumerevoli sfaccettature, il cibo e il modo di relazionarsi con quest’ultimo in momenti di difficoltà come quello che stiamo vivendo.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Appetite, e ripreso su Le Scienze ha cercato di analizzare l’impatto che l’isolamento sociale nelle fasi di lockdown 1 (con restrizioni maggiori) e fase di lockdown 2 (con un allentamento delle misure) ha avuto su un campione di 365 pazienti tra i 18 e i 74 anni, sani e senza precedenti disturbi legati al cibo, in relazione al loro modo di alimentarsi, tenendo conto però anche del loro stato fisico, psicologico, emotivo e sociale.

“Abbiamo osservato che un elevato livello di ansia e depressione, insieme a fattori come una peggiore qualità della vita e delle relazioni sociali, hanno portato a maggiore fame emotiva, mentre alti livelli di stress si sono risolti in episodi di abbuffate compulsive”, ha dichiarato la dott.ssa Marilena Aiello della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, che ha partecipato allo studio. Con un’incidenza maggiore nella fase 1 di lockdown, rispetto alla fase 2, grazie alla ripresa seppur parziale della socialità, a dimostrazione che è proprio quest’ultima a fare la differenza sul malessere emotivo delle persone.

Sicuramente le misure prese sono state e sono tuttora utili a porre un freno alla curva dei contagi, ma lo studio in esame ha dimostrato quanto sia necessario porre l’accento anche sulla salute mentale e nutrizionale delle persone in previsione di altri lockdown, poiché dal malessere psicologico deriva anche un disagio alimentare.

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