L’astronomo e la nave madre nel 1879

L'avvistamento in questione ebbe luogo sopra i cieli di New York, tra il 12 e il 13 aprile 1879. A osservare il fenomeno niente meno che un astronomo, Henry Harrison, di Jersey City che avrebbe segnalato un "oggetto luminoso di forma circolare" che sembrava librarsi in alto nel cielo notturno.

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Nella casistica ufologica trovano posto i cosi detti “avvistamenti di aeronavi” che secondo molti ufologi rappresentano i primi incontri con esseri provenienti da altri mondi, avvenuti  già decenni prima dei classici avvistamenti di “dischi volanti” che in seguito divennero UFO.

Nella casistica viene citato in particolare un caso, definito significativo perché fu raccontato da una persona molto conosciuta nella comunità dello Stato di New York, mettendo a rischio la sua reputazione.

Gli ufologi, quasi all’unanimità, ritengono che la presenza di queste entità a bordo delle aeronavi suggerirebbero un grande interesse da parte loro per l’umanità, interesse che per alcuni si perde nella notte dei tempi.

L’avvistamento in questione ebbe luogo sopra i cieli di New York, tra il 12 e il 13 aprile 1879. A osservare il fenomeno niente meno che un astronomo, Henry Harrison, di Jersey City che avrebbe segnalato un “oggetto luminoso di forma circolare” che sembrava librarsi in alto nel cielo notturno.

Tuttavia, poiché l’oggetto apparentemente sembrava mantenere una posizione di stazionamento, Harrison teorizzò che, di fatto, doveva “muoversi a grande velocità” per mantenere la posizione rispetto alla rotazione della Terra. L’astronomo osservò lo strano fenomeno per circa tre ore, dopo di che l’oggetto improvvisamente con un brusco scatto si spostò ad est.

Harrison poteva tranquillamente escludere diversi fenomeni astronomici noti, come ad esempio una cometa e decise cosi di riferire dell’avvistamento ad una “autorità scientifica affermata“. Essendo egli stesso membro della Toronto Astronomical Society, non solo credeva che fosse suo dovere, ma credeva che il suo rapporto sarebbe stato preso sul serio.



Il 13 Aprile mandò un telegramma con la sua relazione alla United States Naval Observatory nella capitale della nazione, Washington DC. Tuttavia, piuttosto che l’indagine seria che si aspettava, il direttore dell’osservatorio, Asaph Hall III ignorò semplicemente il telegramma.

Ciò indusse a prendere in mano la situazione.

Nell’edizione del 17 aprile 1879 del New York Tribune, venne pubblicata una “lettera” che raccontava dell’avvistamento fatto da Harrison. Inoltre, poco meno di un mese più tardi, il 10 Maggio 1879, l’edizione di Scientific American pubblicò la lettera di Harrison ancora una volta, e forse, cosa più importante, stavolta rivolta ad un pubblico molto più preparato.

Sebbene non sempre favorevole, molta corrispondenza sarebbe arrivata a seguito della lettera di Harrison. Non mancarono le accuse di errore rivolte ad Harrison per aver scambiato la cometa di Brorsen per qualcos’altro (cosa che Harrison respinse) ma non mancarono astronomi ansiosi di scoprire qualcosa di più sulla storia.

Harrison rese noti alcuni particolari dell’oggetto osservato, che oltre che circolare aveva una forma a campana. Inoltre respingendo la spiegazione della cometa, Harrison era fermamente convinto che l’oggetto stesse “muovendosi sotto controllo intelligente”.

Harrison non era una voce solitaria, altri due astronomi nella regione di New York, Spencer Devoe e Henry Pankhurst, avrebbero riportato e reso pubblici i loro avvistamenti di un oggetto molto simile nella stessa notte.

Se una rondine non fa primavera tre dovrebbero essere più convincenti e infatti lo furono, almeno agli occhi di Morris K. Jessup, un ricercatore che riesaminò il caso. L’oggetto, secondo le sue stime, si trovava a circa 80-100 miglia dalla superficie terrestre e aveva un diametro di mezzo miglio, per questo i ricercatori definiscono l’oggetto “nave madre”.

Ovviamente non prendiamo per oro colato queste considerazioni soprattutto le avventate analisi fatte a posteriori da Morris K. Jessup, tra il 1958 e il 1959 questi visse diverse traversie: fu lasciato dalla moglie, fu coinvolto in un grave incidente d’auto e l’editore rifiutò di pubblicare alcuni suoi manoscritti.

Il 20 aprile del 1959 Jessup fu trovato morto nella sua autovettura nella Contea di Miami-Dade, intossicato dai gas di scarico della sua vettura; le motivazioni ufficiali della morte furono quelle di suicidio anche se i complottisti si dissero certi che il ricercatore fosse stato “messo a tacere” perché coinvolto in “scottanti” rivelazioni sull’esperimento Filadelfia.

A quanto pare, il dramma umano vissuto da Jessup ai loro occhi era irrilevante. Ma questa è un’altra storia.

Fonte: https://www.ufoinsight.com/the-1879-mothership-ufo-and-early-new-york-close-encounters/

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