La damnatio memoriae dell’imperatore Domiziano

Una mostra a Roma tenta di ridimensionare la vita e la morte di Domiziano, ultimo degli imperatori Flavi (81-96 dC).

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La damnatio memoriae dell'imperatore Domiziano
La damnatio memoriae dell'imperatore Domiziano

Tito Flavio Domiziano (81-96 d.C.) fu figlio di Vespasiano e fratello di Tito. Ultimo imperatore della dinastia Flavia, il suo maggiore obiettivo fu il rafforzamento della struttura dell’impero romano. Come informa Treccani, da una parte si preoccupò di espandere i territori sotto i domini di Roma, dall’altra si scontrò con i senatori per far valere i diritti del popolo e degli abitanti delle province.

Una mostra nei Musei Capitolini, a Villa Caffarelli, a Roma, tenta di ridimensionare tuttavia la vita e la morte di questo leader dall’aura apparentemente maestosa. Stiamo parlando dell’evento Domiziano imperatore. Odio e amore. Forse non tutti sanno che Domiziano rischiò di scomparire dai libri di storia a causa della damnatio memoriae sulla sua persona.

Domiziano: la vita raccontata da una mostra

Domiziano imperatore. Odio e amore racconta la vita e la morte dell’ultimo esponente dela dinastia Flavia. Today, accennando a tale mostra, parla dell’imperatore come una figura complessa, tanto amata, quanto odiata. Nella storiografia ufficiale tale imperatore è descritto come un uomo fumantino, iracondo, cinico e malvagio. Come fa notare Capitolium.it, la sua figura, al pari di quella di Nerone, fu prima cancellata totalmente, per poi essere ripresa e parzialmente demonizzata.

La sua storia tentò di essere sepolta

Come mai l’imperatore Costantino, ad esempio, vantò grandi opere come la statua colossale (il cui capo è esposto presso i Musei Capitolini) e Domiziano non ebbe mai simili onori da parte degli artisti? A fornire una spiegazione è Wantedinrome.com che indica il motivo nella damnatio memoriae durante il regno del suo successore, l’imperatore Nerva.

Teste di Domiziano, per carità, sopravvivono, ma sono di dimensioni insignificanti rispetto a quelle di suo padre Vespasiano e di suo fratello Tito. Damnatio memoriae certo, ma alla fine parziale, viste le migliaia di teste che venivano create da valentoi scultori ed esportate in tutto l’impero. Ma che cos’è la damnatio memoriae? Essa, nel diritto romano, si basava su qualsiasi tentativo di cancellare tracce di una determinata persona esistita. Come fa notare Wikipedia, questo concetto è molto affine all’odierna Cancel Culture.



Uno dei 10 peggiori imperatori

Domiziano quindi passò alla storia come uno dei dieci peggiori imperatori di Roma. Egli sarebbe stato odiato per la sua immensa crudeltà, per il suo essere paranoico e per altri vizi di cui avrebbe sofferto. Lo storico (amante del gossip) Svetonio, scrivendo sotto “un buon imperatore” Adriano, spiega il carattere di Domiziano secondo le stesse linee che aveva usato in precedenza per Caligola. A detta di Svetonio, Domiziano avrebbe iniziato come un buon princeps, ma sarebbe poi divenuto un mostro quando la brama di potere ebbe la meglio dentro di sé.

Per molti autori era una canaglia

Molti scrittori si vergognano della presenza di Domiziano nell’albo degli imperatori di Roma, e ne parlano quindi male. Dione Cassio, un ex senatore che scrive in greco, Plinio e lo storico Tacito sono tutti restii ad ammettere che Domiziano avesse delle buone qualità. Tacito coinvolge l’imperatore nella morte di Giulio Agricola, anche se questo potrebbe essere controbilanciato dal fatto più concreto che Agricola, ex governatore della Gran Bretagna, fosse il suocero dello storico.

Il più schiacciante di tutti è Giovenale che ribattezza Domiziano il “Nero calvo“. La Satira IV del poeta lo accusa di aver riempito la sua corte di stranieri e nuovi arrivati. Ancora più ripugnante è l’accusa contenuta nella Satira II in cui Domiziano viene accusato di aver temporaneamente abbandonato la moglie Domizia per Giulia, sua nipote, costringendola poi ad un aborto in seguito al quale morì. Giovenale scrive: “Sua nipote troppo fertile ingoiò pillole per abortire,/ e ogni nodulo di embrione era lo sputo vivente dello zio“.

Da Marziale in poi…

A costo di essere giudicato un leccapiedi imperiale, Marziale è un’eccezione in quanto ritraeva fedelmente il lato buono di Domiziano nelle sue opere. Poi sarebbero arrivati ​​i primi scrittori cristiani che insultavano Domiziano per aver esiliato San Giovanni a Patmos nell’Egeo, condannandolo a essere bollito nell’olio, una prova da cui il Libro dei Martiri di John Foxe dice che San Giovanni sarebbe miracolosamente scampato.

Francesco Petrarca scrisse di “Tito, il figlio buono e bello” e Domiziano “il cattivo e bello“. Luigi Pirandello, nella poesia “La caccia di Domiziano” (1912) afferma: “T’abbia in grazia Minerva, Imperatore. / La caccia come va?» – Goccia il sudore / pe ‘l divin fronte. Con l’estivo ardore / le mosche ricominciano abondare. / Calvo, le gambe povere, ed acceso / in volto, il divo Imperatore, inteso / alla caccia, piú mosche all’ago ha preso, / e pago esclama: – «Questo è un bel cacciare! (…)“.

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