La correlazione tra sonno e sogni

Ci sono ancora troppe cose che non conosciamo sulle funzioni del sonno e dei sogni. L'unica cosa che pare certa è il processo che giocano nella ristrutturazione della memoria

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Quando dormiamo la nostra coscienza entra in stand-by, condividiamo questa ancestrale esperienza evolutiva con mammiferi, rettili, uccelli e pesci. Molte persone per esigenze professionali o per disturbi del sonno dichiarano di dormire poche ore a notte.
Si tratta di una condizione negativa per il nostro cervello anche se apparentemente non avvertiamo i tipici effetti di una veglia prolungata. Ma perché dormiamo? La risposta più scontata è che dormendo conserviamo energia, ma in realtà il risparmio di calorie durante il sonno è veramente esiguo.
Quello che sappiamo con certezza è che, se privato del sonno, un cervello funziona peggio, compie errori, è irritabile, è meno creativo. Inoltre se questa privazione diventa estrema può persino portare alla morte della persona.
Un’altra teoria afferma che nel processo evolutivo il sonno è associato a funzioni di protezione e sicurezza, ma questa ipotesi fa a cazzotti con il buon senso, quando dormiamo siamo inermi e indifesi. Quello che pare abbastanza certo è che lo stato di sonno acceleri la cicatrizzazione delle ferite e il rafforzamento del sistema immunitario.
Negli ultimi anni la ricerca ha individuato che il sonno serve ad una “rigenerazione” della memoria, sia quella a breve che a lungo termine, facilitando in questo modo le nostre capacità di apprendimento,
Secondo un recente studio, serve anche a ripulire letteralmente il cervello da dannose tossine, attraverso una sorta di apparato idraulico, battezzato sistema glinfatico, capace di sciacquare via molecole altamente indesiderate, come il peptide beta-amiloide, che si riscontra in grandi quantità nelle persone affetta da morbo di Alzheimer.
E’ ormai assodato come il sonno non sia un processo omogeneo. Quando siamo a letto e leggiamo un libro o guardiamo la nostra serie televisiva preferita sul tablet, il nostro cervello è attraversato da onde cerebrali Beta. Poi quando le nostre palpebre iniziano a farsi grevi e decidiamo di spegnere la luce, l’encefalo è interessato dalle onde Alpha, il ritmo di questo “attraversamento” diminuisce e subentrano le onde Theta. Infine il sonno diventa profondo e le onde cerebrali che scorrazzano ad un ritmo ancora minore sono quelle Delta.
In cicli di circa 90 minuti, le onde si alternano fra l’immobilismo assoluto delle onde Delta e la vivacità di quelle Theta, con gli occhi che si muovono vertiginosamente. E’ la fase di sonno REM (rapid eye movement), dove il cervello è tutt’altro che spento. E’ in questa fase che, prevalentemente, sogniamo.
Anche la fase onirica del sonno è ancora avvolta in buona parte del mistero e non c’è unanime consesso scientifico rispetto a cosa serva. D’altra parte anche i “dreamers” non sono tutti uguali, c’è chi ricorda spesso i sogni che fa e chi quasi mai, chi li fa a colori (la maggior parte) e chi invece sogna in bianco e nero come la tv degli anni Sessanta.
I sogni negativi e ansiogeni rappresenterebbero secondo alcuni studi la maggioranza della produzione onirica delle persone. E sappiamo per certo che non è vero, come si è creduto per un certo periodo, che i sogni siano un’esclusiva della fase REM del sonno: sebbene più raramente, è possibile sognare anche nelle tre fasi non-REM.
Una delle poche certezze è che il sonno REM ed i sogni abbiano una qualche funzione nel processo rigenerativo della memoria di cui abbiamo accennato in precedenza. Da tempo è stato sdoganato il “pisolino” post prandiale. Se evitiamo di cadere in un sonno profondo e non superiamo i 20 minuti, il sonnellino pomeridiano ha un effetto benefico e corroborante.
Non per niente l’inemuri, il sonnellino che i giapponesi schiacciano sul posto di lavoro è incoraggiato dai datori di lavoro del Sol Levante. Pare che Leonardo Da Vinci, Nicola Tesla e Isaac Newton dormissero poco ed usassero il “pisolino” per recuperare energia e creatività.