Intelligenze artificiali aliene e vita

Le intelligenze aliene artificiali potrebbero modificare la realtà in un modo che non possiamo nemmeno immaginare

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Intelligenze aliene artificiali e vita
Intelligenze aliene artificiali e vita

L’universo potrebbe essere disseminato di intelligenze aliene artificiali, infatti, secondo diversi scienziati e filosofi, se una specie intelligente con capacità tecnologiche, di qualsiasi tipo essa sia, avesse abbastanza tempo a disposizione e una giusta motivazione,  probabilmente tenderà a trascendere la propria natura e a farsi sostituire dalle macchine o ad integrarsi con esse.

Questo accade spesso nei romanzi e nei film di fantascienza, ma potrebbe succedere realmente?

Sulla Terra, circa 4 miliardi di anni fa, sono emersi dalla materia inanimata i primi esseri viventi che infine si sono evoluti nella vita complessa che ha portato alla comparsa dell’uomo e della sua intelligenza. Tuttavia, il nostro impatto sulla biosfera, vista la distruzione che apportiamo, potrebbe provocare, per i più pessimisti, la nostra estinzione a breve scadenza.

Oppure, secondo altri, potremmo non essere nemmeno a metà della nostra fase evolutiva e, in un futuro non troppo lontano, potremmo decidere di abbandonare, del tutto o in parte, la nostra matrice biologica per integrarci con le intelligenze artificiali di nostra creazione e la nostra evoluzione postumana potrebbe durare miliardi di anni.

Se l’evoluzione darwiniana si fosse sviluppata su una stella più vecchia del Sole, la vita avrebbe potuto avere un vantaggio di un miliardo di anni durante i quali un’intelligenza organica simile alla nostra sarebbe durata solo un battito di ciglia prima che le macchine imparassero a riprodursi prendendo il sopravvento.



Queste intelligenze aliene artificiali potrebbero presentarsi come una singola intelligenza integrata simile a un alveare e anche se un’intelligenza del genere trasmettesse dei segnali difficilmente la nostra specie sarebbe capace di interpretarli.

Nel 2017 l’astrobiologa Nathalie Cabrol, direttrice del Carl Sagan Center del SETI Institute, ha tenuto un seminario intitolato “Decoding Alien Intelligence”, organizzato intorno un suo precedente documento del 2016, “Alien Mindscapes” che ha sfidato il SETI ad affrontare la tendenza a sostenere supposizioni o aspettative su ciò che potremmo trovare nella ricerca degli alieni.

Il lavoro della Cabrol suggerisce che potrebbe mancare qualcosa: la “ricerca di ET intelligenti” di solito finisce per essere una “ricerca di altre versioni di noi stessi“.

Secondo Cabrol la ricerca di altre versioni dell’essere umano ha senso finché si tratta di un punto di partenza, in fin dei conti, il nostro è l’unico tipo di vita che conosciamo. Una strategia di esplorazione di questo tipo è ulteriormente confermata dal fatto evidente che gli elementi alla base della vita “così come la conosciamo” sono comuni nell’universo, di conseguenza dovrebbero essere abbondanti i luoghi in grado di favorirne lo sviluppo.

La missione Kepler e i dati ottenuti dai telescopi terrestri indicano che potrebbero esistere fino a 40 miliardi di pianeti simili alla Terra nella nostra galassia, un quarto dei quali in orbita attorno a stelle simili al Sole. Altri modelli suggeriscono che potrebbero esistere fino a 700 trilioni di pianeti in tutto il cosmo osservabile, e la stragrande maggioranza sarebbe molto più antica della Terra. 

Nella Via Lattea, potrebbero esistere almeno 100 milioni di pianeti dove la vita complessa potrebbe essersi sviluppata. Tuttavia “vita complessa” non significa necessariamente esseri viventi tecnologicamente avanzati.

Come suggerisce Cabrol, il percorso evolutivo che ha favorito lo sviluppo della vita complessa sul nostro pianeta, suggerisce che la vita avanzata come la nostra può essere molto rara nell’universo, talmente rara da non essere avanzata e sincronizzata temporalmente con la nostra civiltà.

Tuttavia, questo non significa che altri tipi di intelligenze aliene artificiali avanzate siano altrettanto rare. Limitare la nostra ricerca a qualcosa che conosciamo e possiamo capire non lascia spazio a un fondamento epistemologico e scientifico per esplorare ipotesi alternative. Per trovare alieni intelligenti, dobbiamo andare oltre la prospettiva profondamente radicata sulla Terra e rivalutare quei concetti che sono dati per scontati.

Cabrol suggerisce di tentare di accedere a concetti e archetipi sconosciuti che non fanno parte della nostra eredità evolutiva attraverso l’immaginazione. Questo è ciò che la fantascienza tenta quando prova a raffigurare mondi e intelligenze aliene artificiali. Non sorprende che questo processo si traduca in versioni più o meno complesse di noi stessi. Per descrivere un diverso tipo di vita, dobbiamo uscire dal nostro normale modo di pensare.

Eliminare i pregiudizi sulle intelligenze aliene artificiali

Graham Mackintosh, consulente della NASA, afferma che gli extraterrestri potrebbero essere in grado di fare cose che non possiamo nemmeno immaginare, utilizzando tecnologie talmente lontane dalla nostra da non riuscire a pensare nemmeno a un modo di trovarle. Mackintosh ha proposto che l’intelligenza artificiale potrebbe essere in grado di trovare queste tecnologie al nostro posto. 

Il SETI Institute, in collaborazione con NASA, Intel, IBM e altri enti, ha organizzato un programma di ricerca e sviluppo accelerato chiamato Frontier Development Lab, con l’obiettivo di applicare l’intelligenza artificiale all’esplorazione dello spazio. 

Oltre ad avere un notevole potenziale nel rilevamento degli asteroidi per la difesa planetaria e nella meteorologia spaziale, l’IA potrebbe avere un ruolo chiave nella comprensione di eventuali messaggi provenienti da civiltà aliene o da intelligenze aliene artificiali.

Nonostante nell’universo esistano un grande numero di pianeti potenzialmente abitabili, non significa che siano effettivamente abitati. A sostenerlo è Paul Davies, professore e cosmologo dell’Arizona State University. Poiché nessuno sa come la vita sia emersa dalla materia inanimata, è impossibile stimare le probabilità che si sviluppi altrove.

Nelle sue forme più avanzate, afferma Davies, la vita può esistere in forme al di là della materia così come la conosciamo. Queste forme di vita potrebbero non avere dimensioni o forma fisse o confini ben definiti e potrebbe fare cose che non riusciamo a capire o essere.

Materia e informazione, si chiede Davies, sono tutto ciò che esiste? Cinquecento anni fa, osserva, “il concetto stesso di un dispositivo che manipola informazioni sarebbe stato incomprensibile. Potrebbe esserci un livello ancora più alto, ancora al di fuori di tutta l’esperienza umana, che organizza gli elettroni”?

Se così fosse, questo “terzo livello” non si manifesterebbe mai attraverso osservazioni fatte a livello informativo, tanto meno a livello di materia. Dovremmo essere aperti alla possibilità che intelligenze aliene artificiali vecchie di un miliardo di anni possano operare su livelli incomprensibili per la mente umana.

Secondo l’astrofisico Martin Rees forse un giorno troveremo le prove dell’esistenza di esseri extraterrestri e di intelligenze aliene artificiali o, anche se questo è meno probabile, troveremo una “mente cosmica“.

L’altra possibilità è raggelante: la nostra specie potrebbe essere l’unica ad aver sviluppato un certo grado di intelligenza. 

Da una parte il fallimento della ricerca deluderebbe chiunque, non solo i ricercatori, ma dall’altra si aprirebbero delle prospettive uniche per l’umanità. Il sistema solare è ancora relativamente giovane e se l’umanità eviterà l’autodistruzione potrebbe entrare in un’era postumana che oggi possiamo solo immaginare, e a fatica.

In questo modo la nostra intelligenza potrebbe diffondersi nell’intera galassia, evolvendo in una complessità che andrà ben oltre ciò che oggi possiamo anche solo concepire, unendosi, infine, alla miriade di altre intelligenze artificiali che in oltre 13 miliardi di anni potrebbero avere sostituito i loro creatori biologici. 

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