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Nuovi progetti per eliminare la CO2

I nuovi progetti per eliminare la CO2 e fermare così il cambiamento climatico: la presenza di anidride carbonica nell'aria ha recentemente toccato i più alti livelli della storia

Inquinamento, buco dell’ozono e anidride carbonica. Come se non bastasse la crisi provocata dalla pandemia da Covid-19, l’umanità deve continuare a convivere con questi grossi mali di cui soffre la nostra madre Terra.

La guerra per eliminare la CO2 tuttavia continua e si stanno mettendo in atto nuovi progetti per eliminarla o, quantomeno, detto in maniera più realistica, ridurla. Siamo giunti recentemente ai livelli più alti di presenza di anidride carbonica nell’aria. Una situazione da non prendere certo sottogamba. Quali sono i nuovi progetti volti alla riduzione della CO2?

CO2: le dichiarazioni dell’IPCC

L’IPCC, team intergovernativo di esperti sul cambiamento dell’aria, ha dichiarato che l’impegno annunciato da parte dei diversi stati del mondo basterà a limitare ulteriori pericolosi danni alla Terra.

L’obiettivo è eliminare la CO2 per evitare livelli pericolosi di riscaldamento globale. L’umanità ha il dovere di abbassare i livelli attuali di CO2 dalla nostra atmosfera, per il futuro nostro e dei nostri discendenti. L’insieme dei processi volti all’eliminazione dell’anidride carbonica è spesso descritto col termine di “emissioni negative”.

Anidride carbonica: come rimuoverla?

Eliminare la CO2 può essere fatto in diverse maniere. La prima è il miglioramento dello stoccaggio del carbonio negli ecosistemi naturali. Un esempio può essere contribuire all’aumento delle foreste. La seconda è una tecnologia volta alla cattura diretta dell’aria, conosciuta come DAC.

Con tale metodo si può eliminare la CO2 dall’atmosfera, depositandola sotto terra e può essere utilizzata per la creazione di alcuni prodotti. Una ricerca pubblicata la scorsa settimana su Nature conferma che ci sono buone probabilità che il riscaldamento globale sia rallentato.

Tale rallentamento può essere assicurato con il dispiegamento di una flotta di “scrubber CO2” che si basa sulla rimozione della CO2 tramite la tecnologia DAC. Per attuare questa eventualità servirebbe, tuttavia, un cosiddetto “modello Covid”.

Ci riferiamo a sostegni economici e azioni coordinate, insomma, una serie lavori, progetti e investimenti economici massicci, come se fossimo in tempo di guerra. Ci si domanda quindi se la rimozione della CO2 valga simili sforzi dal punto di vista politico ed economico.

La tecnologia DAC

Quando parliamo di “cattura dell’aria” ci riferiamo a qualsiasi metodo meccanico utilizzato per eliminare la CO2 dall’aria. I macchinari attualmente in uso hanno la facoltà di dividere la CO2 dagli altri gas, tramite un assorbente solido o un solvente liquido. L’azienda svizzera Climeworks ha sotto di sé 15 macchine usate per catturate direttamente l’aria in tutta Europa.

Ogni “scrubber” usa una specie di ventilatore aspirante l’aria dentro un “collettore”, in cui un filtro di selezione imprigiona la CO2. Proprio come accade con un aspirapolvere, nel momento in cui il filtro è pieno, il collettore si chiude e la CO2 viene depositata sotto terra.

L’intenzione da parte dei sostenitori di tale tecnologia è implementarla (anche con investimenti economici) nel corso dei prossimi anni. Si è ipotizzato che entro il 2030, il valore di mercato della tecnologia DAC potrebbe raggiungere i cento miliardi di dollari a livello globale.

Cosa ci riserva il futuro?

Prima di includerla in maniera ufficiale, la tecnologia di cattura dell’aria dovrà superare alcuni step. Attualmente, la tecnologia DAC è molto costosa rispetto ad altri metodi di cattura della CO2. È probabile, tuttavia, che col passare del tempo i costi possano abbassarsi gradualmente.

Tale tecnologia potrebbe essere più commerciabile grazie alla recente nascita di nuovi mercati del carbonio in cui le emissioni negative potranno essere scambiate. Un altro ostacolo non certo trascurabile è il fatto che i macchinari DAC elaborano un volume d’aria non indifferente e quindi il consumo di energia è molto elevato.

Si prevede un lungo lavoro affinché il consumo sia ridotto almeno del 75%. L’obiettivo potrebbe essere raggiunto solo tra un’ottantina d’anni, nel 2100. Bisogna comunque precisare che i nuovi macchinari DAC attualmente in corso di sviluppo garantiranno già livelli di consumo abbastanza bassi.

I benefici della tecnologia DAC

La tecnologia DAC, per quanto possa essere ancora problematica, offre comunque alcuni benefici di cui tenere conto. Per la rimozione dell’anidride carbonica, la tecnologia DAC usa una quantità ridotta di terra e acqua a differenza di altre metodologie basate sulle emissioni negative come piantare foreste o immagazzinare CO2 sotto terra o in mare. Forse proprio per questa sua particolarità, la tecnologia DAC sta ottenendo consensi presso le multinazionali. Microsoft, per esempio, ha incluso tale tecnologia nel suo progetto di taglio delle emissioni.

Il gioco vale la candela

Appare una sfida difficile quella di rimuovere la CO2 dall’atmosfera. Nonostante gli ostacoli dobbiamo agire, altrimenti siamo destinati ad affrontare difficoltà maggiori di quelle attuali. Tra le sfide che potrebbero attenderci sono contemplati danni permanenti alla biodiversità e all’ecosistema, condizioni climatiche estreme, minacce alla nostra salute, estinzioni di massa e danni all’economia e alle falde acquifere.

La tecnologia DAC potrebbe sembrare controversa in quanto agisce in maniera atipica, ma con i giusti investimenti e miglioramenti da parte delle aziende e degli addetti ai lavori, potrebbe presto diventare la soluzione definitiva alla depurazione dell’aria dall’anidride carbonica.

FONTI

Thenextweb.com

Futuprossimo.it

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