giovedì, Aprile 3, 2025
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Cinquant’anni fa, ora: la partenza dell’Apollo 11. Guarda il replay

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Cinquant'anni fa, ora: la partenza dell'Apollo 11. Guarda il replay
Cinquant'anni fa, ora: la partenza dell'Apollo 11. Guarda il replay
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Il 16 luglio del 1969 alle 09,32, ora locale, partiva, dal Kennedy Space Center, la missione Apollo 11, destinata a portare l’uomo a toccare per la prima volta il suolo lunare. A bordo della capsula Apollo, montata in cima al possente razzo Saturn V, tre astronauti veterani:

Apollo 11

  • Neil Armstrong, comandante e primo uomo a camminare sulla Luna
  • Michael Collins, pilota del modulo di comando
  • Buzz Aldrin, pilota del modulo lunare

Il razzo Saturn V, utilizzato anche nelle successive missioni lunari del programma Apollo, è il più grande e potente mai costruito dall’uomo. L’Apollo 11 entrò in orbita 12 minuti dopo il lancio.

Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un Modulo di Comando (CM) che ospitava i tre astronauti ed è l’unica parte rientrata a Terra, un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua, e un Modulo Lunare (LM).

Vi riproponiamo gli ultimi minuti prima del lancio ed i minuti successivi, con l’ingresso in orbita e le prime fasi del lungo volo verso la Luna. All’epoca, più di 600 milioni di persone assistettero in mondovisione al lancio.

La missione Apollo 11

Apollo 11 fu la missione spaziale che portò i primi uomini sulla Luna, gli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969 alle 20:17:40 UTC. Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore dopo l’allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56 UTC; Aldrin lo raggiunse 19 minuti più tardi. I due trascorsero circa due ore e un quarto a esplorare il sito chiamato Statio Tranquillitatis, e raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che avrebbero riportato sulla Terra.

Il terzo membro dell’equipaggio, Michael Collins, pilota del modulo di comando, rimase in orbita lunare mentre gli altri due erano sulla superficie; 21,5 ore dopo l’allunaggio i tre si riunirono e Collins pilotò il modulo di comando Columbia nella traiettoria di ritorno verso la Terra. La missione terminò il 24 luglio, con l’ammaraggio nell’oceano Pacifico.

Lanciata da un razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, il 16 luglio alle 13:32 UTC, Apollo 11 fu la quinta missione con equipaggio del programma Apollo della NASA. La navicella spaziale Apollo era costituita da tre parti: un modulo di comando (CM) che ospitava i tre astronauti ed è l’unica parte rientrata a Terra, un modulo di servizio (SM), che forniva il modulo di comando di propulsione, energia elettrica, ossigeno e acqua, e un modulo lunare (LM).

La navicella entrò in orbita lunare dopo circa tre giorni di viaggio e, una volta raggiunta, gli astronauti Armstrong e Aldrin si spostarono sul modulo lunare Eagle con cui discesero nel Mare della Tranquillità. Dopo aver messo piede sulla Luna e aver effettuato la prima passeggiata lunare della storia, gli astronauti utilizzarono lo stadio di ascesa di Eagle per lasciare la superficie e ricongiungersi a Collins sul modulo di comando. Sganciarono quindi Eagle prima di effettuare le manovre che li avrebbero portati fuori dall’orbita lunare verso una traiettoria in direzione della Terra dove ammararono nell’oceano Pacifico il 24 luglio dopo più di otto giorni nello spazio.

La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva per un pubblico mondiale. Nel mettere il primo piede sulla superficie della Luna Armstrong commentò l’evento come “un piccolo passo per [un] uomo, un grande balzo per l’umanità“. Apollo 11 concluse la corsa allo spazio intrapresa dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica nello scenario più ampio della guerra fredda, realizzando l’obiettivo nazionale che il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy aveva definito il 25 maggio 1961 in occasione di un discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti: “Prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra“.

Stasera l’eclissi di Luna – Sarà visibile in tutta Italia

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Questa sera, gran parte del mondo potrà vedere un’eclissi lunare parziale.

L’eclissi lunare parziale sarà visibile in Africa, nella maggior parte dell’Europa, in gran parte dell’Asia, la parte orientale del Sud America e la parte occidentale dell’Australia, secondo quanto riferisce la Royal Astronomical Society. L’America del Nord mancherà non potrà , tranne che in alcuni dei suoi punti più orientali, come Nantucket, parti del Maine e della Nuova Scozia.
La Luna piena sorgerà già nel cono di penombra della Terra ed entrerà nel cono d’ombra alle 22 circa. La parte oscurata sarà tra il 55 e il 70% e interesserà il nostro satellite a partire dalle 20:43. Il culmine dell’eclissi avverrà alle 23:30.
L’eclissi sarà parziale e di conseguenza non tutto il lato visibile della Luna sarà oscurato.
In seguito l’ombra uscirà dal disco lunare, fase che si completerà intorno all’1.00 del 17 luglio. La fine dell’eclissi, con l’uscita dal cono di penombra, si verificherà alle 02:20.

Durante tutte le fasi dell’eclissi, la Luna apparirà rossa, come accadde in occasione dell’eclissi totale dello scorso anno, occasione in cui il fenomeno si accoppiò con il momento di massima vicinanza di Marte alla Terra, permettendo così di osservare un fenomeno interessante e raro.
Le eclissi lunari possono verificarsi solo durante la luna piena. La Luna sarà in perfetto allineamento con il sole e la Terra, con La luna sul lato opposto della Terra rispetto al Sole.
La Terra proietterà due ombre sulla Luna durante l’eclisse. La penombra è l’ombra esterna parziale che sarà seguita dall’ombra piena e scura che determinerà l’eclissi vera a propria…
Quando la Luna piena si muove nell’ombra della Terra, si oscura, ma non scompare mai del tutto, infatti la luce del Sole, riflessa dalla Terra attraverso l’atmosfera, illumina fiocamente il nostro satellite con una drammatica luce rossa.
A seconda delle condizioni meteorologiche nella zona di osservazione, la luna potrebbe apparire grigia, color ruggine, color mattone o rosso sangue.
Questo accade perché la luce blu subisce una maggiore dispersione atmosferica, quindi la luce rossa sarà il colore dominante mentre la luce riflessa del Sole passa attraverso la nostra atmosfera e si proietta sulla Luna.
Il progetto Virtual Telescope condividerà uno streaming live dell’eclissi lunare ripresa sopra lo skyline di Roma.

TV Samsung NU7170 55″: occasione d’oro per acquistare questa tv campione di vendite

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Se cercate un campione, allora non potete fare a meno di questo TV Samsung NU7170 Un mostro di potenza, design e classe ad un prezzo davvero speciale per questo Prime Day. Tra le smart TV a meno di 1000 euro è il campione assoluto, se avete bisogno di una nuova TV è questa che dovete comprare.

Tutti noi conosciamo la Samsung, e l’affidabilità dei suoi prodotti, dagli smartphone alle periferiche di varia natura, fino ovviamente alle TV. Nel vasto e ottimo parco modelli TV della Samsung, se c’è un televisore però che ha sempre solleticato i clienti e la loro voglia di comprare, è  il TV Samsung NU7170. Considerato ad oggi un vero campione di vendite,

Le opinioni sul TV Samsung NU7170, si sprecano a più non posso in rete, e tutte quante sono collegate da un fil rouge non indifferente, l’inossidabile rapporto qualità/prezzo che circonda questo modello fin dalla sua uscita. Questo è il principale motivo per cui nelle TV Smart non c’è niente sul mercato che possa reggere il confronto con il TV Samsung NU7170.

Sconto per il Prime Day 2019:

In occasione del Prime Day si può trovare questo televisore da sogno ad un prezzo davvero stracciato per le prossime 24 ore. La versione a 55 pollici costa di listino 799 euro, ma in occasione del Prime Day scende a 438 euro.

Uno studio sulle onde della magnetosfera apre nuove prospettive per la produzione di energia da plasma

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È noto che la Terra ed altri pianeti siano circondati da una fascia di spazio piena di particelle caricate elettricamente che costituiscono il campo magnetico del pianeta. un gruppo ha completato un nuovo studio su quest’area chiamata magnetosfera, approfondendo la conoscenza della regione e la sua interazione con il nostro pianeta, aprendo anche alla possibilità di studiare altri pianeti.

Il gruppo di scienziati, guidati da Eun-Hwa Kim, fisico del Princeton Plasma (PPPL), del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti (DOE), hanno esaminato un tipo di onda che viaggia attraverso la magnetosfera. Queste onde, chiamate onde ciclotrone di ioni elettromagnetici (EMIC), possono rivelare, tra le altre cose, la temperatura e la densità delle particelle di plasma all’interno della magnetosfera.

Le onde sono una sorta di segnale dal plasma“, ha spiegato Kim, autore principale di un documento che riportava i risultati in JGR Space Physics. “Pertanto, le onde EMIC possono essere utilizzate come strumenti diagnostici per rivelare alcune delle caratteristiche del plasma“.

Kim e i ricercatori della Andrews University in Michigan e della Kyung Hee University in Corea del Sud hanno focalizzato la loro ricerca sulla conversione di modalità, il modo in cui si formano alcune onde EMIC. Durante questo processo, altre onde che si comprimono lungo la direzione in cui viaggiano dallo spazio esterno si scontrano con la magnetosfera terrestre e innescano la formazione di onde EMIC, che si attenuano con un particolare angolo e polarizzazione – la direzione in cui tutte le onde luminose vibrano.

Usando i computer del PPPL, gli scienziati hanno eseguito simulazioni dimostrando che le onde EMIC convertite possono propagarsi attraverso la magnetosfera lungo le linee del campo magnetico con un angolo normale inferiore a 90 gradi, in relazione al confine della regione con lo spazio. Conoscere tali caratteristiche consente ai fisici di identificare le onde EMIC e raccogliere informazioni sulla magnetosfera.

Una migliore comprensione della magnetosfera potrebbe fornire informazioni dettagliate su come la Terra e gli altri pianeti interagiscono con lo spazio che li circonda. Ad esempio, le onde potrebbero consentire agli scienziati di determinare la densità di elementi come l’elio e l’ossigeno nella magnetosfera, oltre a saperne di più sul flusso di particelle cariche portate dal vento solare che producono l’aurora boreale.

Inoltre, gli ingegneri utilizzano onde simili alle onde EMIC per favorire il riscaldamento del plasma nei dispositivi per la fusione magnetica a forma di ciambella, noti come tokamak.

Studiando il comportamento di queste onde nella magnetosfera si potrebbe approfondire la conoscenza necessaria alla creazione dell’energia di fusione, che si verifica quando le particelle del plasma si scontrano per formare particelle più pesanti. Gli scienziati di tutto il mondo cercano di replicare la fusione che avviene nelle stelle per ottenere la produzione di di energia praticamente inesauribile.

La conoscenza delle onde EMIC potrebbe quindi fornire benefici ad ampio raggio. “Siamo davvero ansiosi di capire la magnetosfera e il modo in cui media gli effetti climatici sull’atmosfera del nostro pianeta“, ha detto Kim. “Essere in grado di utilizzare le onde EMIC per la diagnostica sarebbe molto utile“.

Fonte: Phys.org

Iniziato l’Amazon Prime Day 2019 – attive le prime offerte

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Ci siamo, è iniziato  il Prime Day 2019 e sono finalmente attive le prime offerte speciali, gli sconti e le promozioni.

Ricordate che le offerte e gli sconti irripetibili del Prime Day saranno fruibili solo dagli utenti iscritti ad Amazon Prime, cui potete, però, iscrivervi gratis per 30 giorni seguendo questo link.

Vediamo ora le prime offerte del Prime Day 2019, riservate agli iscritti ad Amazon Prime 

DISPOSITIVI AMAZON

(Ricordiamo che queste sono anticipazioni dei prezzi in promozione Prime Day che saranno validi lunedì 15 e martedì 16 luglio o, in alternativa, cui sarà possibile accedere attraverso i dispositivi ECHO da sabato 13).

OFFERTE PER IL PRIME DAY

(Queste offerte saranno disponibili solo per il Prime Day, 15 e 16 luglio 2019)

  • Fino al 30% di sconto su prodotti Apple
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  • Selezione TV Smart da 50” a 75”
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OFFERTE IMPERDIBILI

Queste offerte, disponibili solo il 15 e 16 luglio, includeranno prezzi sbalorditivi sui prodotti dei migliori marchi (“Offerte Imperdibili”), tra cui:

Proprio per la loro eccezionalità, questi prodotti in offerta saranno disponibili in un numero limitato e con la possibilità di un rapido esaurimento delle scorte, quindi i lettori di Reccom Magazine sono invitati a controllare regolarmente la sezione “Store by Reccom Magazine” del sito o l’apposito gruppo facebook, per visualizzare le nuove offerte che saranno attivate durante le 48 ore dell’evento. Le Offerte Imperdibili includeranno alcuni dei prodotti più interessanti dell’anno.

NOVITA’ PRIME DAY

Altre offerte dal mondo Amazon

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  • Prime Now – I clienti Prime possono acquistare centinaia di offerte esclusive di Prime Day attraverso Prime Now e ricevere i propri acquisti in finestre di due ore. La selezione di offerte include 700 prodotti e il 20% di sconto su tutti i prodotti Viaggiator Goloso offerti da Supermercato U2 per i clienti Prime di Milano. A Roma, PAM Panorama offrirà uno sconto del 20% su oltre 2.000 prodotti a marchio PAM Panorama, Arkalia, Fresche Bontà, I Tesori, Semplici e Buoni e Bio. I clienti di Milano potranno inoltre beneficiare di spese scontate a 1,99€ invece di 3,49€ per le consegne in finestre di due ore per ordini inferiori ai 50€ (non sono previsti costi di consegna per ordini superiori ai 50€). I clienti di Roma potranno invece beneficiare della consegna senza costi aggiuntivi. Tra le offerte disponibili: Maxi-Hamburgher di Scottona Chianina IGP di Antico Podere; Carne macinata di Scottona di Agrobio; Adez Latte vegetale di Noce di Cocco, 800 ml; Adez Bevanda vegetale di riso, 800ml; Sant’Anna Fruity Touch Frutti Rossi – 500 ml

Ecco perché il filmato trasmesso in diretta dello sbarco sulla Luna sarebbe stato impossibile da truccare – video d’epoca

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Nonostante siano trascorsi esattamente 50 anni dallo sbarco sulla Luna che ha visto i primi uomini posare il piede sulla sua grigia superficie molte persone ancora non credono che le missioni Apollo siano realmente avvenute.

Le missioni Apollo risalenti a un periodo che va dal 69 al 72, almeno quelle che hanno permesso l’effettivo allunaggio, tranne la missione numero 13 che è comunque andata in parte a termine riportando sano e salvo l’equipaggio, vengono oggi più che mai additate come false, un complotto ordito dalla NASA e dal governo americano che avrebbe chiesto al grande regista Stanley Kubrick di realizzarle “in studio” simulando lo storico sbarco della missione Apollo 11 e le restanti missioni.

Torniamo indietro agli anni sessanta e vediamo se, con la tecnologia di allora sarebbe stato possibile realizzare un filmato del genere.

https://www.youtube.com/watch?v=3TVjukQyGv4

Howard Berry, regista e docente di post-produzione cinematografica, afferma con sicurezza che il filmato dello sbarco sulla Luna sarebbe stato impossibile da falsificare.
Ecco alcune delle credenze e domande più comuni spiegate dal regista:

Gli sbarchi sulla luna sono stati girati in uno studio televisivo

Esistono due tecniche per catturare immagini in movimento. La prima è in film, strisce di materiale fotografico su cui sono esposte una serie di immagini. La seconda è il video, che è un metodo elettronico di registrazione su vari mezzi, come lo spostamento del nastro magnetico. Con il video, si può trasmettere a un ricevitore televisivo. Una pellicola cinematografica standard registra le immagini a 24 fotogrammi al secondo, mentre le trasmissioni televisive sono in genere di 25 o 30 fotogrammi al secondo, questo dipende dalla nazione.

Se si mantiene l’idea che gli atterraggi sulla luna sono stati registrati in uno studio televisivo, allora ci aspetteremmo che siano video da 30 fotogrammi al secondo, che era lo standard televisivo in quel momento. Tuttavia, sappiamo che il video dal primo sbarco sulla luna è stato registrato a dieci fotogrammi al secondo in SSTV (televisione Slow Scan) con una speciale telecamera.

Hanno usato la fotocamera speciale in uno studio e poi hanno rallentato il filmato per far sembrare che ci fosse meno gravità

Alcuni possono pensare che, quando si guardano le persone che si muovono al rallentatore in un filmato, sembrano essere in un ambiente a bassa gravità. Il rallentamento del film richiede più fotogrammi del solito, quindi si inizia con una fotocamera in grado di catturare più fotogrammi in un secondo rispetto a una normalequesto è chiamato overcranking. Quando viene riprodotto al normale, questo filmato viene riprodotto più a lungo. Se non riesci a sorpassare la tua fotocamera, ma registri con una frequenza di fotogrammi normale, puoi invece rallentare artificialmente il filmato, ma hai bisogno di un modo per archiviare i fotogrammi e generare nuovi fotogrammi aggiuntivi per rallentarlo.

Al momento della trasmissione, nel 1969, la tecnologia dei registratori di dischi magnetici in grado di memorizzare filmati in slow motion permetteva di acquisire solo 30 secondi in totale, per una riproduzione di 90 secondi di video al rallentatore. Per catturare 143 minuti al rallentatore, è necessario registrare e memorizzare 47 minuti di live action, il che semplicemente all’epoca non era possibile.

Avrebbero potuto disporre di un registratore di archiviazione avanzato per creare filmati in slow motion. Tutti sanno che la NASA ottiene la tecnologia prima degli altri

Beh, forse avevano un registratore extra di memoria super segreto – ma uno quasi 3000 volte più avanzato? Pare improbabile, anche perché questa tecnologia ci ha messo poi parecchi anni per entrare in commercio.

Hanno girato il film e hanno rallentato il film. Puoi avere tutto il film che vuoi per fare questo. Poi hanno convertito il film da mostrare in TV

Finalmente un po ‘di logica! Peccato che girare su pellicola richiederebbe migliaia di metri di pellicola. Una tipica bobina di pellicola da 35 mm – a 24 fotogrammi al minuto secondo – dura 11 minuti ed è lunga 1.000 piedi .Se applichiamo questo film a 12 fotogrammi al secondo (il più vicino possibile a dieci con il film standard) per 143 minuti (la durata del filmato dell’Apollo 11), servirebbero sei rulli e mezzo.

Questi avrebbero quindi bisogno di essere uniti. La giuntura, il trasferimento di negativi e la stampa – e potenzialmente grani, granelli di polvere, peli o graffi – farebbero immediatamente il resto. Ma non ci sono questi artefatti, il che significa che non è stato girato su pellicola. Inoltre, gli sbarchi successivi dell’Apollo sono stati trasmessi a 30 fotogrammi al secondo, quindi falsificare quelli sarebbe tre volte più difficile..

L’illuminazione nel filmato viene chiaramente da un riflettore. Le ombre sembrano strane

Sì, è un riflettore – posto a 150 milioni di chilometri di distanza. Si chiama Sole.

Osservate le ombre nel filmato, se la fonte di luce fosse un riflettore nelle vicinanze, le ombre sarebbero originate da un punto centrale. Ma poiché la fonte è così lontana, le ombre sono parallele nella maggior parte dei posti piuttosto che divergere da un singolo punto.

Detto questo, il sole non è l’unica fonte di illuminazione: la luce viene riflessa anche dal terreno. Ciò può causare che alcune ombre non appaiano parallele. Significa anche che possiamo vedere oggetti che sono nell’ombra.

Beh, sappiamo tutti che lo sbarco è stato filmato da Stanley Kubrick

La NASA avrebbe certamente potuto chiedere a Stanley Kubrick di falsificare gli sbarchi sulla Luna. Ma dato che era un perfezionista, avrebbe insistito per girare i filmati sul posto. Ed è ben documentato che non gli piaceva volare.

Fonte: livescience.com

E, infine, eccolo il filmato originale, compreso di audio, dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Se qu

alcuno preferisce credere sia un falso, si nega la più grande conquista dell’umanità

 

 

La faglia di San Andreas sta per scaricare la sua energia: ecco cosa accadrà

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Il direttore del Southern California Earthquake Center, Thomas Jordan, ha recentemente fatto un annuncio che ha fatto rabbrividire ogni californiano: la faglia di San Andreas sembra essere in uno stato critico e in quanto tale, potrebbe presto provocare un grande terremoto. Naturalmente, il pericolo sismico per i californiani non è nulla di nuovo, ma ciò che è nuovo è l’avvertimento che la parte meridionale della faglia “sembra pronta a scaricare la sua enorme energia“.

Perché un eminente sismologo rilascia queste affermazioni così allarmanti?

Il fatto è che la parte meridionale del sistema di faglia di San Andreas non ha più rilasciato energia generando un terremoto importante dal 1857. In termini semplici, la faglia di San Andreas è uno dei tanti sistemi di faglia che segna approssimativamente il confine tra le placche tettoniche del Pacifico e il Nord Americane. Entrambe le placche si stanno muovendo in direzione nord, ma la placca del Pacifico si muove più velocemente della controparte nordamericana, il che significa che le tensioni tra le placche si stanno costantemente accumulando.

Nel 1906, l’energia accumulata dallo stress tettonico delle fagli fu rilasciata in modo catastrofico nella zona della Baia di San Francisco con un evento di magnitudo 7.8, cosa che avvenne nuovamente nel 1989, nel nord della California, durante il terremoto di Loma Prieta che raggiunse 6.9 di magnitudo. Eventi di queste grandezze, tuttavia, non si sono verificano da troppo tempo nella zona meridionale della faglia di San Andreas, a parte l’evento Northridge del 1994 che, però, è stato associato a un vicino, ma separato, sistema di faglia, portando i sismologi alla conclusione che un evento deve essere imminente e, data la quantità di stress che potrebbe effettivamente essersi accumulata, molto probabilmente il prossimo terremoto che arriverà sarà l’atteso e temuto “Big One“.

Quanto sarà potente il “Big One“?

Quanto sarà forte questo terremoto? È possibile che la distruzione che porterà sarà paragonabile a quella mostrata nel film San Andreas?

Fiction… O realtà?

Le recenti previsioni limitano la possibile grandezza massima dei terremoti lungo il sistema di faglia di San Andreas a 8.0, con una stima del 7% di probabilità che un evento del genere possa verificarsi nella California meridionale nei prossimi 30 anni; nello stesso periodo, c’è una probabilità del 75% di un evento di magnitudo 7.0.

Magnitudini 7.0, 8.0 e 9.0 potrebbero sembrare avere una potenza non molto diversa l’una dall’altra, ma, in realtà, l’energia che tali eventi scatenerebbero varia significativamente: un evento di magnitudo 9.0 che rilascia energia 32 volte maggiore di uno di magnitudo 8.0 e 1.000 volte più energia di uno di magnitudo 7.0.

Ovviamente, sia un evento di magnitudo 7.0 che uno di magnitudo 8.0, farebbero molti danni ma la sequenza di eventi, immaginati nel film, è improbabile. Ad esempio, la faglia di San Andreas non è al di sotto dell’oceano e, per questo, qualsiasi scivolamento lungo di essa non potrebbe spostare una quantità d’acqua tale da generare uno tsunami della potenza vista nel film. Inoltre, non potranno aprirsi voragini nel terreno perché le due faglie stanno scivolando una sull’altra, non allontanandosi.

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Mappa della faglia di San Andreas, che mostra il movimento relativo. – USGS PD

Ciò che è realistico, tuttavia, è che probabilmente si verificheranno molti danni. Le leggi sulle costruzioni in California sono severe, raccomandando l’adeguamento delle misure di protezione antisismica agli edifici più vecchi e impedendo la costruzione di nuovi edifici vicino alle linee di faglia conosciute, ma non c’è modo di rendere un edificio sicuro al 100%.

Predire la devastazione

Nel tentativo di comprendere gli effetti di un grande terremoto provocato dalal parte meridionale della faglia di San Andreas, l’US Geological Survey ha sviluppato un modello di un evento di magnitudo 7.8, con uno slittamento di 2-7 metri, per rappresentare gli stress che si sono accumulati nell’area dall’ultimo grande evento.

Da questo modello è emerso che il danno sarà più grave per le costruzioni a cavallo della faglia. Fortunatamente, le costruzioni di questo tipo sono poche e distanti tra loro grazie alla legge sulla zonizzazione dei danni provocati dal terremoto di Alquist-Priolo del 1972. Ciò che potrebbe essere influenzato da questo slittamento, tuttavia, sono le 966 strade, 90 cavi in ​​fibra ottica, 39 tubi del gas e 141 linee elettriche che attraversano la zona a rischio.

Il costo totale dei danni agli edifici è stato stimato in 33 miliardi di dollari, con gli edifici moderni che dovrebbero reggere la scossa, ma con gli edifici più vecchi molto più a rischio. Il pericolo vero è costituito dagli incendi che infurieranno dopo la rottura delle condutture del gas e delle condutture dell’acqua; Si stima che il danno derivante dagli incendi risultanti sarà più alto e costoso di quello risultante dallo scuotimento iniziale.

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Faglia di San Andreas nella piana di Carrizo, veduta aerea da un’altitudine di 8.500 piedi. Di Ikluft (opera propria) tramite Wikimedia Commons , CC BY-SA

Il bilancio complessivo delle vittime è stimato in 1.800. L’evento, inoltre, destabilizzerà la tettonica della regione al punto che le scosse di assestamento potrebbero essere particolarmente potenti.

Con tutta probabilità, quindi, la faglia di San Andreas genererà un terremoto importante in un futuro non troppo lontano. Quando arriverà, il danno sarà significativo e la California meridionale sarà gravemente colpita. Ma i californiani non sono estranei a questi eventi e l’infrastruttura dello stato, negli ultimi tempi, è stata progettata pensando alla protezione antisismica.

Igienismo, digiuno terapeutico ed altre bufale

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Nel variegato e, purtroppo, ampio panorama della medicina alternativa, che si riassume in una serie di pratiche che di scientifico non hanno proprio nulla ma si rifanno, nel migliore dei casi, a pratiche tradizionali più vicine alla stregoneria che alla scienza, quando non si tratti proprio di truffe, va ancora abbastanza per la maggiore, in particolare sui social, una pratica nota come igienismo.

L’igienismo si rifà ad una vecchia teoria risalente ad un paio di secoli fa, e viene spesso consigliato tramite il passaparola da personaggi con diplomi in discipline paramediche, o perfino da medici di scarso successo professionale e con pochi scrupoli, che approfittando del fatto che non prevede alcuna prescrizione farmacologica, riescono a svicolare da eventuali accuse di esercizio abusivo della professione medica (benché in molti casi potrebbe profilarsi il reato di abuso della credulità altrui).

In Italia, purtroppo (e come al solito), il movimento igienista vanta ancora una discreta notorietà.

In realtà, l’igienismo sarebbe uno stile di vita che, almeno nella sua forma originale, consiste nell’utilizzare il digiuno come forma terapeutica verso un numero enorme di malattie. Secondo i seguaci di questo stile di vita, l’astinenza dal cibo e dai medicinali, sarebbe in grado di depurare e disintossicare il corpo, stimolandone le capacità di autoguarigione, secondo una non meglio definita “armonia del corpo con la natura”.

Attenzione, il digiuno igienista non ha nulla a che vedere con quelle diete mima-digiuno validate scientificamente come, ad esempio, quella ideata dal professor Veronesi.

Il movimento igienista nacque negli Stati Uniti nel Diciannovesimo secolo. La data di fondazione è ritenuta il 1829 e il guru dell’igienismo è considerato Sylvester Graham. Nel Ventesimo secolo raggiunse una buona diffusione, grazie soprattutto ad Herbert Shelton.

Dedito principalmente alla chiropratica e alla naturopatia, Shelton scrisse oltre 40 libri sulle cure naturali e fondò una scuola medica a San Antonio, la Dr. Shelton’s Health School. Produsse anche una serie di sette volumi dal titolo The Hygienic System raccogliendo tutte le conoscenze igieniste dell’epoca, e diresse per quasi quarant’anni una rivista mensile dedicata all’igienismo.

Shelton fondò anche la American Natural Hygiene Society (Anhs), che nel 1998 divenne la National Health Association (Nha), ancora oggi esistente. In Italia i due principali punti di riferimento dell’igienismo sono l’Associazione igienista italiana fondata a Genova nel 1972 e (fino agli anni Novanta) la Società editrice igiene naturale.

Secondo il parere degli stessi igienisti, l’igienismo non deve essere confuso né con la naturopatia né con l’omeopatia né con la macrobiotica, nonostante esistano innegabili affinità con ciascuna delle tre. In realtà, un naturopata propone erbe e tinture, mentre un igienista non prescrive alcun rimedio, a parte prodotto di tipo omeopatico essenzialmente a base di zucchero.

Soprattutto, l’igienismo non può essere considerato una pratica scientifica, dal momento che sono del tutto assenti le dimostrazioni di efficacia e i risultati clinici che possano in qualche modo validarne le pratiche. Tutto ciò che si trova in letteratura sull’igienismo (o sulle traduzioni internazionali del termine come Orthopathy e Natural Hygiene) sono una serie di studi a metà tra la filosofia e la teologia, oltre a qualche analisi sull’evoluzione storica del movimento.

In sostanza, l’igienismo non è una pratica sicura, dal momento che la sua applicazione (ossia il rifiuto di cibo e medicinalipuò porre in serio pericolo la vita dei pazienti, tanto più se questi si trovano in una effettiva condizione di malattia o di debolezza fisica.

Le patologie per le quali può essere consigliabile un breve digiuno sono pochissime, e in ogni caso è doveroso confrontarsi con il proprio medico di fiducia per capire come sopperire al mancato apporto di nutrienti.

In assenza di patologie, un praticante dell’igienismo conduce una vita normale e si limita a seguire una dieta strettamente basata su una accurata scelta degli ingredienti (commestibili crudi e attraenti ai sensi) e dei loro abbinamenti. A seconda dei casi la dieta può coincidere con quella vegetariana, vegana o crudista, e si basa principalmente su verdure crude, semi, germogli e frutta fresca o secca.

Gli igienisti meno radicali si concedono anche qualche verdura cotte (patate e melanzane) con incursioni nei prodotti di origine animale come yogurt, formaggi freschi e tuorlo d’uovo, badando accuratamente di evitare aglio, cipolle, funghi, alghe e spezie. Inoltre, deve essere vitato qualsiasi tipo di integratore alimentare e si deve bere il meno possibile: i liquidi devono essere derivati esclusivamente, o quasi, dal consumo di frutta e verdura.

Ma cosa fa un igienista quando sta male?

In breve: NIENTE.

Secondo gli igienisti lo stato di malattia coincide sempre con una intossicazione che chiamano tossiemia, eliminando la quale si dovrebbe automaticamente risolvere la patologia.

In base a questa dottrina, l’intossicazione dipenderebbe dall’incapacità del corpo di eliminare abbastanza in fretta alcune fantomatiche tossine (non meglio specificate), e quindi l’unico rimedio per curarsi è quello di smettere di nutrirsi per non ingerire ulteriori tossine mentre si aspetta il ripristino dell’equilibrio fisiologico. Questo, ovviamente, comporta l’eliminazione di tutto il cibo ma anche la non assunzione di qualunque tipo di farmaco.

Alle intossicazioni derivanti dal cibo, dai medicinali e dall’inquinamento dell’aria respirata (continuare a respirare è comunque concesso!) si aggiungono, secondo gli igienisti, grandi quantità di tossine auto-prodotte dal nostro organismo, che deriverebbero dalla qualità e dallo stile della vita, ad esempio da stress, sforzi fisici e sbalzi di temperatura.

In sostanza, l’igienista attribuisce ogni tipo di malattia esclusivamente alle tossiemie, arrivando a negare perfino l’esistenza di batteri e virus. Con questa premessa, gli igienisti negano l’esistenza di infezioni e contagio.

Secondo loro, al’astensione dal cibo permettere al corpo di dedicare tempo ed energie per ripulirsi ed eliminare le cellule patogene. Unitamente al digiuno assoluto si deve praticare l’assoluto riposo da qualsiasi attività fisica e mentale perché il risparmiare energia aiuterebbe a velocizzare il processo di depurazione.

Insomma, la Terapia Ideale sarebbe restare fermi a letto senza cibo né acqua, quale che sia la malattia, incluso il cancro, principio che vale anche per i bambini ancora in età da allattamento.

Pseudoscienza e bufale

All’interno del movimento igienista trovano spazio collegamenti con numerosissime altre teorie pseudoscientifiche e del complotto. Anzitutto nell’ideale igienista ci sono ricorrenti riferimenti ad un presunto passato, più o meno antico, in cui, secondo loro, già si conosceva il valore della pratica del digiuno come metodo di guarigione, arrivando a considerare Pitagora come il padre fondatore dell’igienismo.

Senza soffermarci sulle numerose singole bufale, la dottrina dell’igienismo sostiene che il virus dell’hiv non esiste, che la dieta vegana sia scientificamente la migliore, che viviamo in un mondo architettato per farci ammalare, che “le vaccinazioni sono una novità assolutamente illusoria”, che i farmaci non hanno alcun effetto sul nostro corpo, che il contagio non esista e sia solo una leggenda inventata dalle case farmaceutiche, che la ricerca scientifica, le medicine e le terapie siano tutte inutili, che microbi e virus siano solo “una nuova demonologia insensata”.

Tutto ciò, ovviamente, viene condito con riferimenti alla Bibbia e al Corano, a presunte, non riscontrabili e indefinite tesi di scienziati fra cui pure Einstein, di poeti e di artisti. Vengono anche riportate alcune autoreferenziali e fantomatiche prove scientifiche basate sull’autocertificazione a posteriori presentate da parte di medici e presunti tali che per anni hanno praticato l’igienismo sui propri pazienti, ovviamente senza nessun riscontro clinico ufficiale.

Gli igienisti riportano anche storie quasi leggendarie di medici che avrebbero sperimentato l’igienismo senza volerlo, arrivando con molto ritardo a casa del malato e scoprendolo già guarito. Molte di queste testimonianza si trovano, ad esempio, negli scritti di Albert Mosséri, considerato uno dei più recenti luminari del movimento.

Insieme a tesi del tutto in contraddizione con i risultati scientifici, l’igienismo ha effettivamente una serie di riferimenti a buone abitudini che anche secondo la scienza corrispondono a uno stile di vita sano. Eliminare il fumo, ridurre gli alcolici, moderare il consumo di grassi, vivere in ambienti poco inquinati, curare la pulizia personale, limitare lo stress e concedersi un adeguato riposo sono solo alcuni dei tanti consigli, banali, suggeriti dal movimento igienista.

Il problema è che accanto a questi buoni suggerimenti se ne trovano poi altri del tutto deleteri per il nostro benessere, nonché contrari ad alcuni risultati ormai indiscutibili della scienza medica.

Le nuove tendenze

Negli ultimi anni, probabilmente a causa di alcune innegabili evidenze scientifiche, si sono iniziate a diffondere alcune teorie igieniste non ortodosse e meno drastiche, che perlomeno riconoscono i più eclatanti e assodati risultati della scienza. Alcuni igienismi moderati, ad esempio, riconoscono che i farmaci abbiano un’azione sul nostro corpo anche se sottolineano che sono azioni di tipo tossico e, quindi, da evitare.

Ultimamente, alcuni igienisti sono arrivati ad ammettere  l’esistenza dei virus e che sia possibile essere contagiati da altre persone, che il digiuno sia appropriato solo per certe malattie, che durante i digiuni convenga almeno bere, che ci si possa concedere la carne fino a due volte la settimana e includere nella dieta alcuni cibi tradizionalmente esclusi come le alghe e i funghi.

Anche i più moderni e moderati (e prudenti) degli igienisti continuano a sostenere la necessità di non assumere mai farmaci o integratori, di astenersi dal cibo per guarire dalla maggior parte delle malattie e la fiducia assoluta nella capacità umana di autoguarigione.

La Dieta mima Digiuno

Il Digiuno terapeutico totale propugnato dagli igienisti non va confuso con la “Dieta del Digiuno”, una particolare forma di alimentazione validata da numerosi scienziati al mondo, in particolare dal professor Valter Longo dell’Istituto di Longevità della University of Southern California e responsabile del programma di ricerca “Oncologia & Longevità” all’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano.

La dieta in questione, se effettuata sotto stretto controllo medico, a quanto pare influirebbe positivamente su diversi aspetti allungando, di fatto, l’aspettativa di vita media. Ne parla la dottoressa Elena Dogliotti, biologa nutrizionista della Fondazione Veronesi.

Che cos’è la dieta del digiuno?

La dieta del digiuno, conosciuta anche come dieta “mima digiuno”, è un regime alimentare atipico che prevede l’assunzione controllata di proteine (11- 14%), carboidrati (42-43%) e grassi (46%), per una riduzione calorica complessiva compresa tra il 34% e il 54% rispetto al normale. In realtà non si tratta né di una dieta tipica – in quanto non è continuativa – né di digiuno poiché, seppur poco, si mangia.

In particolare questo regime alimentare, descritto nello studio di Valter Longo, deve essere effettuato per soli 5 giorni continuativi al mese e nelle persone in buona salute può essere ripetuto ogni 3-6 mesi.

Accanto alla dieta del digiuno classica c’è una variante. Un approccio molto simile che prevede invece una riduzione marcata delle sole proteine lasciando intatto l’introito calorico.

Quali sono i suoi vantaggi?

I benefici della riduzione delle calorie sono noti da decenni. Negli ultimi anni i ricercatori hanno approfondito gli studi sull’argomento perché si è notato che alcuni animali costretti a “mangiare meno” hanno una durata media della vita maggiore del normale.

Negli animali trattati con questa particolare dieta si è registrato un prolungamento dell’11% della vita, una riduzione dell’incidenza di cancro, un ringiovanimento del sistema immunitario, una riduzione delle malattie infiammatorie, un rallentamento della perdita di densità minerale ossea e un aumento del numero di cellule progenitrici e staminali in vari organi.

Sperimentata anche sull’uomo la dieta, somministrata una volta al mese per cinque giorni, sembrerebbe aver ridotto i fattori di rischio e i biomarcatori di invecchiamento, diabete, malattie cardiovascolari e cancro.

Ovviamente, questo non significa che stando senza mangiare si ottengono benefici anche maggiori, ricordiamo che si tratta di una dieta, e non di un digiuno, che va effettuata sotto stretto controllo medico.

Si può considerare una dieta per perdere peso?

L’obbiettivo primario della dieta non è quello di perdere peso. Durando solo 5 giorni il regime alimentare che mima il digiuno serve a ridurre quei fattori di rischio tipici di malattie cardiovascolari e oncologiche.

Ovviamente, nelle persone che hanno problemi di peso, questo tipo di dieta ha indubbiamente molti vantaggi ma deve essere effettuata contestualmente ad un regime alimentare volto a ridurre la massa grassa.

Come posso fare per seguire questa dieta?

Come ogni dieta è opportuno essere seguiti da un esperto in materia. Il fai da te, soprattutto per quanto riguarda il digiuno, è da evitare assolutamente. Questo tipo di approccio è relativamente ancora poco diffuso e per questa ragione deve essere svolto sotto controllo medico in modo da valutare gli effettivi benefici.

Non tutti infatti possono seguire una dieta del genere. Le condizioni fisiche di partenza vanno valutate attentamente. Dagli studi è emerso che si tratta di una dieta da non consigliare sopra i 65 anni.

Saltare alcuni pasti nella giornata ha lo stesso effetto?

Saltare i pasti senza criterio non porta nessun beneficio. Anzi, rischia di essere controproducente. Bisogna distinguere l’obbiettivo della dieta. Se si vuole perdere peso è fondamentale una dieta equilibrata. Saltare la colazione, ad esempio, potrebbe essere un errore.

Se l’obbiettivo, invece, è l’effetto rigenerativo e protettivo attribuito alla dieta del digiuno, allora si può decidere di sperimentare questo regime alimentare, ma sotto stretto controllo medico. Il fai da te, anche in questo caso, non giova a nessuno.

Vi lascio, infine, con un link alla sezione del sito web dell’Istituto Superiore di Sanità dove vengono sconfessate bufale ed idee sbagliate in materia di alimentazione,

Fonti:

 

Fotografato per la prima volta l’entanglement quantistico

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Per la prima volta in assoluto, i fisici sono riusciti a scattare una foto di una forte forma di entanglement quantico chiamata Bell entanglementcatturando la prova visiva del fenomeno elusivo che uno sconcertato Albert Einstein chiamava una volta “azione spettrale a distanza“.

Due particelle che interagiscono l’una con l’altra, ad esempio, come due fotoni che attraversano uno splitter, possono a volte restare connesse, condividendo istantaneamente i loro stati fisici, non importa quanto grande sia la distanza che le separa. Questa connessione è conosciuta come .

Einstein pensava che la meccanica quantistica fosse “spettrale” a causa dell’istantanea dell’interazione remota apparente tra due particelle entangled, cosa che sembrava incompatibile con alcuni elementi della sua teoria della relatività speciale.

Più tardi, Sir John Bell formalizzò questo concetto di interazione non locale descrivendo una forte forma di entanglement. Oggi, l’entanglement di Bell viene utilizzato in applicazioni pratiche come il calcolo quantistico e la crittografia, ma non era mai stato possibile visualizzarlo.

In un articolo pubblicato sulla rivista Science Advances, un gruppo di fisici dell’Università di Glasgow descrive come sono riusciti a rendere visibile questo sfuggente fenomeno.

in pratica, hanno ideato un sistema che spara un flusso di fotoni entangled da una fonte quantistica di luce su “oggetti non convenzionali“, visualizzati su materiali a cristalli liquidi che cambiano la fase dei fotoni mentre li attraversano.

Successivamente hanno attivato una fotocamera super sensibile in grado di rilevare singoli fotoni, pronta a catturare un’immagine solo quando inquadra sia un fotone che il suo “gemello” aggrovigliato (entangled), fissando una registrazione visibile dell’entanglement dei fotoni.

Gli scienziati svelano l'immagine dell'entanglement quantistico
Sistema utilizzato per eseguire un test di disuguaglianza Bell visualizzabile. Un cristallo BBO pompato da un laser a ultravioletti viene utilizzato come fonte di coppie di fotoni entangled. I due fotoni sono separati su un beam splitter (BS). Una telecamera intensificata attivata da uno SPAD viene utilizzata per acquisire immagini fantasma di un oggetto di fase posizionato sul percorso del primo fotone e non automaticamente filtrato da quattro diversi filtri spaziali che possono essere visualizzati su un SLM (SLM 2) collocato nell’altro braccio. Attivata dallo SPAD, la fotocamera acquisisce immagini di coincidenza che possono essere utilizzate per eseguire un test di Bell. Credito: Science Advances (2019). DOI: 10.1126 / sciadv.aaw2563

Il Dr. Paul-Antoine Moreau della School of Physics and Astronomy dell’Università di Glasgow, è l’autore principale della pubblicazione. Il Dr. Moreau ha dichiarato: “L’immagine che siamo riusciti a catturare è un’elegante dimostrazione di una proprietà fondamentale della natura, vista per la prima volta in forma immagine. È un risultato entusiasmante che potrebbe essere utilizzato per far avanzare l’informatica quantistica e portare a nuovi tipi di imaging“.

Il documento, intitolato ‘Imaging Bell-type nonlocal behavior‘, è pubblicato su Science Advances, DOI: 10.1126 / sciadv.aaw2563

NASA: effettuato con successo “l’abort test” della capsula Orion

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E’ andata a buon fine la missione Ascent Abort-2 effettuata martedì 2 luglio sulla capsula Orion, cosi la NASA ha potuto dimostrare che il sistema di interruzione di emergenza del lancio, LAS (Launch Abort System), della capsula Orion funziona alla perfezione.

Questo sistema di salvataggio agisce, se necessario, durante le fasi iniziali di lancio. Il sistema LAS è capace di sganciare la capsula Orion con con il suo equipaggio, dal sistema di lancio principale se durante le prima fasi di volo avviene un qualche guasto che può compromettere la missione e mettere in pericolo l’equipaggio stesso. Il sistema sgancia la capsula dal lanciatore proiettandola a distanza di sicurezza consentendo un ammaraggio di emergenza.

Il test, svolto senza l’equipaggio, è durato in totale 3 minuti ed è costato 256 milioni di dollari. Per la realizzare il costoso test è stato utilizzato un simulacro del modulo Orion, che è stato lanciato alle 13:00 ore italiane di martedì 2 luglio dallo Space Launch Complex 46 della Cape Canaveral Air Force Station, in Florida, utilizzando un missile monostadio a propellente solido Peacekeeper, dell’U.S. Air Force, appositamente modificato.

Il Peacekeeper, è un missile alto 28 metri, dismesso dall’U.S. Air Force e in uso alla NASA che lo ha appesantito di 45 tonnellate in modo da poter raggiungere la giusta quota, velocità e pressione aerodinamica previste durante la fase di lancio nominale della capsula Orion.

Il propulsore del Peacekeeper, un SR118, ha fornito una spinta di 226,8 tonnellate e ha raggiunto una quota di circa 9.500 metri in approssimativamente 50 secondi, raggiungendo la velocità di Mach 1,08 prima che il computer di bordo della capsula Orion desse inizio alla sequenza di launch abort terminando la missione e “salvando” l’equipaggio.

A qual punto di quota, velocità e pressione aerodinamica, il sistema di aborto missione ha staccato il simulacro della capsula Orion appena prima che il razzo finisse il propellente. Nella fase di sgancio il sistema LAS, dotato di quattro ugelli, ha fornito una spinta complessiva di 181,4 tonnellate in circa 5 secondi accelerando la capsula fino a 7 g.

La capsula è stata stabilizzata dagli ugelli posti sulla punta della torre di fuga durante le fasi di allontanamento dal booster principale e dopo 15 secondi il sistema ha orientato il simulacro della capsula Orion con lo scudo termico rivolto verso il suolo.

Il sistema LAS della capsula Orion è molto più avanzato di quello utilizzato nelle capsule delle missioni Apollo. In questo caso, il sistema di aborto missione è composto da otto ugelli a spinta variabile posizionati a 45° l’uno dall’altro attorno alla torre e ognuno di essi può essere controllato separatamente dagli altri dando alla Orion una capacità di fuga in condizioni molto più estreme rispetto a quelle delle missioni lunari.

La capsula Orion è dotata di sensori che ne rilevano l’orientamento durante le fasi di aborto trasmettendo le informazioni al computer che invia i comandi ai motori attitudinali, che, grazie a speciali valvole, modulano la spinta mantenendo il corretto assetto del velivolo.

Quando i sensori rilevano che la capsula è correttamente posizionata con lo scudo termico rivolto perso il suolo un propulsore si attiva per staccare il LAS dalla Orion. Arrivati a questa fase della fuga se ci fossero degli astronauti a bordo si attiverebbero una serie di paracadute che rallenterebbero la capsula fino allo splashdown, operazione non prevista nel test del 2 luglio scorso perché ne sono già stati effettuati 47 presso lo Yuma Proving Ground in Arizona e sono stati svolti anche dei test al suolo sui propulsori.

Il simulacro della Orion, privo di paracadute, è finito in mare a 11 Km a est di Cape Canaveral a una velocità di circa 480 Km orari 3 minuti e 12 secondi dopo il liftoff. Anche il booster Peacekeeper e il LAS sono finiti in acqua. I componenti erano progettati per affondare, il test è terminato con successo ma ora dovremo attendere l’analisi di tutti i dati per sapere se il successo del test sarà pienamente confermato.

Il LAS è strutturato in due parti, la prima che funge da carenatura realizzata in materiale composito leggero in grado di difendere la capsula dal calore dalla pressione dell’aria e dal rumore durante le fasi di ascesa e se necessario, l’eventuale aborto di emergenza. La seconda parte invece è costituita dalla torre di fuga composta dai propulsori di aborto, di controllo altitudine e sgancio.

Il sistema è progettato per il nuovo lanciatore della NASA chiamato SLS o Space launch System.

Il test doveva fondamentalmente raccogliere una grande mole di dati grazie a 900 tra sensori di temperatura, di pressione e acustici che sono stati salvati su 12 registratori espulsi dalla capsula e recuperati dopo la caduta in mare.

Fonte: Astronautinews