Vivere dopo la morte grazie all’ibernazione

Oggi la scienza ci ha dato tanto, e in futuro ci darà molto di più, alcuni arrivano a sfidare persino la morte, cercando con nuove tecnologie e nuove cure di raggiungere addirittura la resurrezione con la tecnica dell'ibernazione

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L‘ibernazione è una tecnica di conservazione che secondo le speranze di alcune persone potrebbe un giorno portarci a sconfiggere la morte. Le ricerche in quella direzione sono iniziate da qualche anno, ma la strada è ancora lunga.

Nel giro di un secolo abbiamo fatto passi da gigante in molti campi della scienza e della tecnologia, studiamo l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, nel tentativo di capire l’origine e il destino del cosmo.


Grazie alla medicina abbiamo sconfitto molte malattie e prolungato la durata della vita umana.

Purtroppo, ci sono ancora molte malattie per le quali la scienza è disarmata, malattie rare o forme tumorali impossibili da contrastare con le tecniche odierne. Ma soprattutto in questi mesi, la pandemia causata dal covid-19 ci sta insegnando quanto sia importante la scienza.

Oggi la scienza ci ha dato tanto, e in futuro ci darà molto di più, alcuni arrivano a sfidare persino la morte, cercando con nuove tecnologie e nuove cure di raggiungere addirittura la resurrezione con la tecnica dell’ibernazione.

Con l’ibernazione si potrà forse sconfiggere malattia e morte utilizzando tecniche di “crio conservazione” o crionica?

Ibernazione e crionica

La crionica consiste nel conservare il corpo di un defunto, o una parte di esso, deceduto per malattia o per cause naturali, a temperature bassissime, nella speranza che in un prossimo futuro la medicina progredisca a tal punto da poter curare il defunto dalla malattia, o dall’invecchiamento stesso, che lo hanno portato alla morte, per poi resuscitarlo.

La crionica è una tecnica costosa e controversa, la scienza oggi non dispone di tecniche per crioconservare e poi scongelare, senza danneggiare pesantemente un corpo umano.

La tecnica viene adottata per crioconservare tessuti o embrioni ma non corpi umani o parti di esso, come il cervello, senza arrecare danni consistenti. Un corpo oggi può essere messo in ibernazione solo dopo il decesso, le leggi attuali non consentono di iniziare i preparativi prima della morte

Una volta giunta la morte, per non avere danni eccessivi si deve riattivare il cuore per drenare il sangue dal corpo e sostituirlo con delle sostanze chimiche dette “crioprotettori” che evitino danni eccessivi alle cellule dopo l’ibernazione.

Queste sostanze evitano la formazione di cristalli di ghiaccio che danneggerebbero le cellule della persona sottoposta a ibernazione o criostasi. La temperatura di norma va abbassata molto lentamente, un grado circa ogni ora, fino a portare la temperatura a -196 °C.

La tecnica permette la criostasi di interi corpi o parte di essi, la spesa per conservare un corpo è di circa 200.000 $ mentre per la testa ne occorrono molti meno, 80.000.

Chi dopo il decesso a causa di malattie viene sottoposto alla crioconservazione, lo fa nella speranza che, in futuro venga curato e risvegliato. Quelli che fanno crioconservare la testa o anche solo il cervello sperano nello sviluppo di tecniche di rigenerazione cosi avanzate che consentiranno di rigenerare l’intero corpo.

Fantascienza? Oggi possiamo affermare che lo sia, ma qualche volta la fantascienza ci ha azzeccato. Dobbiamo solo aspettare, forse un giorno le tecniche di ibernazione saranno disponibili.

Un passo importante nella direzione dell’ibernazione è stata la vetrificazione dei tessuti biologici, cioè la tecnica che sostituisce il sangue con un cocktail di sostanze antigelo che, sotto ai – 0 °C, rende il liquido iniettato simile al vetro consentendo la solidificazione senza la formazione di cristalli di ghiaccio che dilatandosi distruggerebbero i tessuti.

Questa tecnica è utilizzata su campioni di tessuto, su embrioni e cellule uovo nei trattamenti per la fertilità. Recentemente ha permesso di criopreservare e poi “scongelare” un cervello di coniglio, lasciandolo in perfetto stato (almeno esternamente).

La tecnica per ora non è mai stata testata sugli esseri umani, nemmeno per i trapianti e non è possibile affermare che funzioni su un intero corpo.

I fondamenti della crionica

La crionica è fondata su tre ipotesi ancora oggi, non confermate dalla scienza; la memoria, quello che è l’individuo non si degradano quando l’attività del cervello viene interrotta dopo la morte clinica se le cellule vengono opportunamente conservate, si sospende solamente l’attività, le tecniche criogeniche non danneggiano le strutture cerebrali o cellulari del corpo crioconservato, e infine in futuro si scoprirà come riavviare un cervello in ibernazione.

La scienza oggi lavora al processo di mettere in stasi un organismo vivente, l’ibernazione, che consente di rallentare il metabolismo un po’ come fanno gli animali che vanno in letargo.

Le speculazioni in questo campo sono numerose e le società che utilizzano la crioconservazione, senza promettere però un risveglio nel futuro, fanno affari d’oro.

Circa 400 persone nel mondo si sono fatte crioconservare, sperando di essere riportate in vita in un futuro prossimo. I corpi sono conservati alla Alcon e alla Cryonics, due società statunitensi, e dalla KrioRus, che invece è russa.

Oltre ai “pazienti” in ibernazione, circa duemila persone hanno stipulato un contratto per essere ibernate dopo la morte.

E se un giorno fosse possibile mettere in ibernazione e risvegliare un essere umano?

Molti scienziati sono scettici sulla possibile realizzazione della pratica ai fini di una futura “resurrezione”, i problemi sono tantissimi e di non semplice soluzione, a partire dall’incertezza circa le attuali tecniche di crioconservazione che non garantiscono nulla ma, ammettendo che un giorno si possa rianimare un corpo in ibernazione, stiamo parlando di un essere umano che è deceduto prima di essere ibernato quindi era già morto e quel corpo sarà solo conservato, un po’ come le mummie dell’antico Egitto.

Non sappiamo se sarà possibile risvegliare un corpo ed un cervello deceduti Nel caso fosse possibile non sappiamo se avremo un corpo vivo con dentro un cervello in stato vegetativo o se quel cervello conserverà ancora la personalità del deceduto, le sue conoscenze e l’esperienza di una vita o se, piuttosto, il decesso non abbia spezzato quel sottile filo che lega il corpo e ciò che lo rende vivo.

Sconfiggere la morte è la massima ambizione di moltissimi esseri umani, ma morire oggi per risvegliarci tra decenni e secoli, in un mondo sconosciuto, senza altri contatti che eventuali lontani discendenti è davvero una possibilità cui ambire?