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Tonno sì o tonno no?

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Il tonno è un alimento che si trova spesso nelle preparazioni culinarie, numerose sono le ricette della tradizione, che lo utilizzano come ingrediente principale. Si veda il vitello tonnato piemontese o il tonno alla carlofortina.

Negli ultimi anni, a causa dell’inquinamento del mare, questo pesce è meno presente all’interno della dieta degli italiani. 

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Ma quali sono i rischi legati al consumo di tonno e quali i suoi benefici? Quanto tonno consumare e quale qualità scegliere? E’ un alimento sicuro per i bambini?

In questo articolo vogliamo analizzare cosa sappiamo in realtà su questo pesce.

I benefici del tonno

Quando parliamo di tonno in realtà includiamo 8 diverse specie di pesci: il pregiato tonno rosso (Thunnus thynnus), il tonno pinna gialla (Thunnus albacares), il tonno australe (Thunnus maccoyii), il Thunnus alalunga, il Thunnus obesus, il tonno codalunga (Thunnus tonggol) e il Thunnus atlanticus.

Questo pesce si può acquistare o in pescheria, solitamente si trovano i tranci, o al supermercato dove è presente in diverse preparazioni. Per capire cosa si può acquistare potete consultare ‘tigros volantino anteprima’, si trova il tonno in scatola, il tonno in filetti in vetro, il tonno sottolio o al naturale.

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Il tonno ha numerose proprietà: contiene omega 3, è ricco di proteine e vitamine del gruppo B ed è ipocalorico. Il consumo di questo alimento dunque, aiuta a mantenere bassi i livelli di colesterolo e permette di costruire e mantenere la massa muscolare. 

Tuttavia, questi benefici sono legati in particolar modo al consumo di tonno fresco, quando si parla invece di tonno in scatola è necessario fare alcune considerazioni. Per conservare il prodotto viene aggiunto sale, un alimento che in quantità elevate aumenta il rischio di pressione alta.

Per questo motivo il tonno in scatola deve essere consumato con moderazione, inoltre è preferibile scegliere quello conservato in olio extravergine di oliva. Infine, controllare quale qualità di pesce viene utilizzata e da dove proviene.

Per una scelta più sostenibile è preferibile scegliere scatolette che contengano tonno striato invece del pinna gialla. Il Thunnus albacares infatti, a causa della pesca sconsiderata, rientra nella lista delle specie a rischio di estinzione stilata dell’IUCN, ossia l’Unione Internazionale per la conservazione della Natura.

Perché il tonno fa male?

I rischi maggiori legati al consumo di tonno sono causati dall’inquinamento. 

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I pesci di grossa taglia, come il tonno, il pesce spada o il merluzzo, infatti tendono ad avere concentrazioni più elevate di inquinanti nelle loro carni, questo fenomeno è noto come bioaccumulo. 

In particolare nel tonno si trovano quantità importanti di metilmercurio, un metallo pesante  potenzialmente dannoso per la salute e che si accumula nel nostro corpo. I pericoli legati a una continua esposizione a questa sostanza sono mal di testa, problemi di memoria, insonnia e riduzione delle capacità cognitive.

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Un altro problema riguarda le donne incinta, il metilmercurio infatti passa anche attraverso la placenta e il latte materno, e questo potrebbe compromettere il corretto sviluppo del nascituro. Nei bambini l’esposizione continua a questa sostanza può causare difficoltà di apprendimento e ritardo mentale. 

Qual è la situazione del tonno pescato in Italia? Purtroppo non ci sono buone notizie, secondo uno studio condotto dall’Università di Princeton nel 2021 gli esemplari di tonno rosso provenienti dal mediterraneo presentano maggiori quantità di mercurio di quelli dell’Oceano Pacifico, Indiano ed Atlantico.

Quindi tonno sì o tonno no? La risposta a questa domanda è sì, con moderazione, consumando preferibilmente i tranci di tonno fresco, e solo occasionalmente quello in scatola. Il ministero della salute, seguendo il rapporto dell’European Food Safety Authority, consiglia di non consumare più di 100 g di carne proveniente dai grandi predatori del mare, come tonno o pescespada, a settimana.

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