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Senzatetto in aumento: viaggio tra gli ‘invisibili’ di milano

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Molte persone, che già da prima vivevano situazioni economiche difficili, hanno visto peggiorare le loro condizioni dall’inizio della pandemia. Tra loro, alcuni a un certo punto perdono la casa e si ritrovano a dormire per strada, diventando a tutti gli effetti dei senzatetto: gli “invisibili” a Milano sono in aumento!

Senzatetto a Milano: le cause principali

Quali sono le cause di questo allarmante fenomeno? Povertà e disoccupazione, mancanza di alloggi a prezzi accessibili, eventi drammatici che stravolgono la vita, i motivi più importanti. Ad esempio, molte donne si ritrovano in queste condizioni, ai margini della società, per la separazione dal coniuge o per sfuggire a una relazione violenta.

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Gran parte di loro diventano senzatetto perché non possono più permettersi di pagare l’affitto dopo la perdita del lavoro, per problemi di salute mentale o fisica, abuso di droghe e alcol, traumi fisici e psicologici.

Come vivono, dove dormono, a chi si rivolgono gli invisibili per un aiuto? Forse avrai difficoltà a immaginarlo, ti chiedi come sia possibile che ancora oggi, nel 2022, esistano persone costrette a vivere per strada. Ma i senzatetto sono tanti, a Milano e altrove, con il coronavirus (che ha stravolto più o meno la vita di tutti) diventano ogni giorno di più!

Quei volti stanchi, malinconici o sorridenti, espressivi, scatenano a volte il desiderio di fare un “viaggio” all’interno della vita di queste persone. Come trascorrono le giornate i senzatetto? Cosa sognano, chi sono loro amici, come combattono il gelo d’inverno e il caldo d’estate? Hanno mogli, mariti, figli, persone a cui interessa la loro sorte?

Tra ponti, vecchie case abbandonate, strade buie, marciapiedi, fermate di autobus e stazioni ferroviarie, questi uomini e queste donne raccontano la loro storia.

Come si svolge la vita dei senzatetto?

In realtà sono pochi quelli che chiedono l’elemosina e vivono sotto un cartone, il classico “barbone” con abiti puzzolenti e la bottiglia in mano è una figura piuttosto rara; molti di più gli altri, gli invisibili, quelli che si confondono con la popolazione socialmente integrata della quale probabilmente facevano parte fino a poco tempo fa.

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I senzatetto passano la notte sui treni, in strada, nelle sale d’attesa delle stazioni e del pronto soccorso, sulle panchine nei parchi. Tra loro perfino laureati ed ex imprenditori, persone che svolgevano lavori più o meno importanti e avevano una casa, degli affetti, persi a causa della crisi o chissà per quale altro motivo.

Durante l’inverno vanno a scaldarsi sugli autobus, nelle biblioteche, nei centri commerciali. E spesso l’unico sostegno, a parte il barista pietoso o il panettiere, che allungano loro un caffè o una pizzetta, sono i centri d’ascolto e le mense per i poveri. I luoghi più frequentati, dove possono soddisfare la fame, ma anche altre importanti necessità, non tutte materiali.

Come funziona una mensa per i poveri?

In fila ordinata, alla giusta distanza, iniziano a scendere le scale: qualcuno parla ad alta voce, altri si affrettano nella speranza di trovare il posto preferito ancora libero, altri ancora si soffermano solo un secondo, giusto il tempo di mettere sotto carica il cellulare. C’è chi si agita, molti non capiscono l’italiano ma conoscono la parola “grazie“, e la ripetono di continuo.

Alcuni senzatetto non alzano nemmeno lo sguardo, sfuggono ai sorrisi e ai cenni di saluto, passando accanto ai volontari in fila davanti al bancone d’entrata della mensa.

Donne, uomini, giovani e anziani provenienti da ogni angolo del mondo, ma anche tanti, troppi italiani. Persone accolte inizialmente al centro d’ascolto, dove raccontano le loro storie e ottengono le tessere per la mensa, le docce, il guardaroba e, quel che più conta, un po’ di calore umano. Molti vengono indirizzati ai dormitori, altri preferiscono dormire fuori nonostante il gelo, sulle panchine, nelle stazioni, nell’androne di un palazzo; in un angolo  qualunque, pur di conservare un minimo di privacy, per pudore o diffidenza.

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Il centro d’ascolto

Rispetto alla mensa, dove il contatto è fugace e superficiale per ovvie ragioni, il centro d’ascolto è una realtà differente. Infatti è li che si incrociano le storie di tutti, il luogo dove le persone raccontano i loro drammi quotidiani, elencano le necessità impellenti, chiedono, si informano, sperano.

Ed è sempre lì, nel corso dei colloqui, che i senzatetto lasciano trasparire tra le parole cenni di devastante solitudine e degrado, di ignoranza disarmante o, al contrario, di grande intelligenza, ironia, consapevolezza e filosofia. Soggetti a cui ormai non interessa più far parte della società cosiddetta “normale” e si prendono la libertà  di sviluppare un loro pensiero “alternativo“.

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Un centro d’ascolto è il crocevia della disperazione, ma anche dell’ottimismo: insieme a un pasto caldo, una doccia, un paio di scarpe e un capo di abbigliamento, i senzatetto trovano ad accoglierli un volontario, o un frate che dà consigli, indirizzi, numeri di telefono, sostegno e soprattutto “ascolto“.

Si, ascolto, soprattutto questo: un orecchio disposto ad ascoltare ma senza giudicare o, peggio ancora, senza lasciar intravedere soluzioni impossibili da realizzare.

Sedersi faccia a faccia, cercare sui loro volti cenni di sconfitta o speranza, ascoltare ciò che dicono ma essere in grado di percepire anche ciò che NON dicono, mantenendo tuttavia il distacco interiore. Anche se a volte è molto difficile, se non impossibile. E molti volontari, operatori, così come i frati, sono incredibili in questo: accolgono, consolano, “rimettono in riga” gli indisciplinati, spiegano, indicano, ascoltano e sostengono con una forza che stupisce, tanto è grande.

I senzatetto, una fotografia della società moderna

L’ascolto è il punto di riferimento importantissimo, una colonna portante, per i senzatetto e i volontari. Conoscere nei dettagli i particolari di ogni storia, gestirla nel migliore dei modi senza perdere la fede o la calma, in alcuni casi è molto doloroso.

Queste persone, a cui se ne aggiungono negli ultimi tempi molte altre a causa della pandemia, sono una fotografia di questa società moderna, incapace di sostenere i più deboli: oggi, per tutti è importante stare in cima. E sono pochissimi, quelli che calano una corda per aiutare a risalire chi sta sul fondo del buco nero in cui è finito.

Dare loro una possibilità, aiutarli a riprendere il cammino interrotto, accompagnarli durante un nuovo percorso è un compito quasi esclusivamente affidato ai centri d’ascolto, alle mense per i poveri e ai volontari: cosa ne sarebbe di loro, se non ci fossero?

 

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