Ritrovate punte di selce che confermerebbero la diffusione dell’Homo sapiens fuori dall’Africa

Un recente rinvenimento di punte di selce in quello che oggi chiamiamo Israele, sarebbe la conferma della diffusione dell'homo sapiens fuori dall'Africa

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Circa 130.000 anni fa, l’Homo sapiens abbandonò il Corno d’Africa e si diresse a nord, lungo il centro della penisola arabica, che era più umida e più verde rispetto ad oggi. Grazie alla caratteristica peculiare di fabbricare punte di selce, è stato posdibile tracciarne il suo cammino tanto che, un team di scienziati, ha rinvenuto nel deserto del Negev in Israele, alcuni segni del suo passaggio.

Gli archeologi dell’Autorità israeliana per le antichità (IAA) hanno dichiarato di aver ritrovato, in un sito vicino alla città di Dimona, alcune selci distintive. Le selci, secondo l’archeologa dell’IAA Maya Oron, si pensa risalgano a circa 100.000 anni fa, e potrebbero essere un’ulteriore prova della diffusione dell’Homo sapiens lungo la rotta dell’Arabia centrale dall’Africa.

Alcuni pezzi di selce realizzati con la stessa tecnica sono stati trovati prima nel Negev, ma quelli sono stati rinvenuti sulla superficie del deserto e la loro datazione è incerta: ” Abbiamo centinaia di oggetti in selce”, ha dichiarato Oron a WordsSideKick.com: “Li abbiamo mappati in tre coordinate, in modo che dopo aver fatto l’altro lavoro possiamo vedere cosa c’era vicino a cosa.”

I reperti sono stati portati alla luce nel deserto del Negev, nel sud di Israele, in un sito oggetto di scavi da parte di archeologi governativi prima della costruzione di una centrale solare.

La tecnologia Nubian Levallois è un perfezionamento di una precedente tecnologia a pietra focaia, ora chiamata Levallois “classica“, che prende il nome dal sobborgo Levallois-Perret di Parigi dove fu trovata nel XIX secolo.



Entrambi i metodi consentivano alle persone di ricavare diverse punte da un singolo pezzo di selce, spezzandola ripetutamente e colpendola con una pietra più dura, in modo che si frantumasse in un determinato modo e cioè, mentre il fiocco di selce che formava la punta era ancora attaccato. Il nucleo risultante aveva una caratteristica forma curva, chiamata “tartaruga“.

Nella tecnica del Levallois nubiano, tuttavia, le punte così ottenute risultavano più affilate, con il nucleo che aveva una forma appuntita simile al becco di un uccello. 

Si pensa che sia gli homo sapiens che l’uomo di Neanderthal abbiano utilizzato questa tecnica per forgiare le punte delle loro lance, anche se diversi studiosi ritengono che il levallois nubiano richiedesse maggiori capacità di pianificazione per capire e maggiori abilità linguistiche per diffondersi: come tale, potrebbe essere un segno distintivo dell’Homo sapiens.

Una successiva migrazione di Homo sapiens entrò in quella che oggi è Israele circa 60.000 anni fa, forse lungo la costa settentrionale della penisola del Sinai. È da questa successiva migrazione i che si pensa abbia avuto origine la sua diffusione nel resto dell’Asia, dell’Oceania, dell’Europa e delle Americhe.

Contemporaneamente, sono state rinvenute evidenze che dimostrano che alcuni Neanderthal partiti dall’Europa, hanno vissuto nella regione che ora include Israele, circa 100.000 anni fa: “C’è molto dibattito sull’interazione tra queste due specie nella nostra zona, perché accade molto prima che in Europa“, ha spiegato Oron.

Le nuove selci di Levallois nubiane aggiungono un ulteriore indizio che potrebbe aiutare a spiegare la precoce diffusione dell’Homo sapiens nella regione e forse rivelare di più sulle loro interazioni con i Neanderthal che vivevano lì in quel periodo: “È come un puzzle: non abbiamo tutti i pezzi, ma ne abbiamo trovato un altro “, ha detto la scienziata.

Questa nuova scoperta nel Negev potrebbe sicuramente aggiungere informazioni cruciali alla nostra comprensione della diffusione umana dall’Africa“, ha dichiarato Rémy Crassard, un preistorico presso il Centro nazionale di ricerca scientifica in Francia (CNRS) che ha studiato la tecnologia nubiana Levallois nella penisola arabica.

Non conosciamo ancora le origini di questa tecnologia, se è stata reinventata nel tempo e nello spazio senza che gli eventi fossero interconnessi, o se è un vero indicatore della diffusione dall’Africa dell’Homo sapiens. Sono necessari siti più datati sia in Africa che in Arabia, oltre a cauti studi comparativi sulla cultura materiale“, ha concluso Crassard.

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