Le nostre somiglianze con antiche forme di vita di 550 milioni di anni fa

Sulla base delle osservazioni dei fossili e di ciò che è stato possibile dedurre su come queste antiche forme di vita si muovevano negli antichi fondali marini, i ricercatori propongono che gli animali possedessero molto probabilmente una forma rudimentale di sistema nervoso, supportato e regolato dagli stessi tipi di elementi di regolazione genetica ancora usati dagli animali moderni, compreso l'uomo

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Circa mezzo miliardo di anni fa, antiche forme di vita abitavano nelle profondità dell’oceano. Erano esseri viventi apparentemente molto diversi dagli animali moderni, privi di testa, di arti, estranei al mondo animale attuale sotto tutti gli aspetti.

Eppure, osservandole con più attenzione, queste antiche forme di vita non erano così diverse.

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In effetti, il biota di Ediacara – una raccolta di antiche forme di vita oceaniche che dimoravano sulla Terra tra 570 e 539 milioni di anni fa, secondo gli scienziati, avrebbe condiviso una serie di somiglianze genetiche con i moderni metazoi (animali multicellulari), inclusi gli esseri umani.

Come spiega la paleobiologa Mary Droser dell’Università della California, Riverside questi antichi esseri viventi erano privi della testa e non avevano una struttura che potrebbe essere assimilata a uno scheletro.

Molti di questi esseri viventi erano simili a materassini e vivevano sul fondo degli oceani. Apparentemente queste antiche forme di vita sembrano essere alquanto inquietanti.

Il biota di Ediacara è ancora oggi oggetto di discussione tra gli esperti. Questo insieme di faune, presente su tutto il pianeta e risalente a poco prima del Cambriano, è composto da alcuni organismi di origine animale, come Kimberella.

Tuttavia la maggioranza dei fossili è di difficile attribuzione, a causa delle caratteristiche riscontrate: molti organismi sembrano mostrare quella che viene definita “slittosimmetria”, in cui un lato dell’animale sembra essere “scivolato” in avanti rispetto all’altro; altri sembrano frattali viventi, e altri ancora sembrano dei “materassini”.

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Queste incredibili forme hanno acceso numerosi dibattiti per via delle ipotesi suggerite, come l’idea utopica che Ediacara fosse un mondo privo di predatori (il cosiddetto “Garden of Ediacara”), o che i fossili di questi antichi esseri viventi rappresentino in realtà licheni giganteschi.

Tuttavia negli ultimi anni la ricerca sulle prime forme di vita della Terra ha ricevuto una nuova spinta, grazie anche alle possibili applicazioni in esobiologia.

Alcuni organismi sono stati individuati grazie a nuove tecnologie, ora a disposizione dei paleontologi, tra cui la possibilità di identificare le “impronte” chimiche dei composti organici.

Proprio da una di queste indagini sono stati ricavati una serie di dati che hanno confermato l’attribuzione al regno animale di uno dei fossili più rappresentativi del biota ediacarano: Dickinsonia.

I fossili di questi antichi esseri viventi sono stati interpretati in modi sempre diversi, ma il consenso generale degli ultimi anni ha preferito dare a Dickinsonia una natura animale:

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sembra che questi strani esseri, lunghi anche un metro e mezzo, fossero in grado di spostarsi, e dovevano essere feroci predatori di cianobatteri di cui si nutrivano “bevendone” le cellule dai tappeti di alghe su cui si spostavano.

Dickinsonia, secondo un team di studiosi australiani, russi e tedeschi, produceva molecole animali, e non quelle tipiche di funghi, licheni o protozoi.

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Il materassino è quindi il primo animale di cui si abbia traccia fossile, precedendo di un solo milione di anni la quasi contemporanea Kimberella

Antiche forme di vita: ikaria wariootia

Droser un anno fa, ha diretto un nuovo studio che ha identificato un altro di questi Ediacaran: Ikaria wariootia, una strana macchia delle dimensioni di un chicco di riso, che potrebbe essere stato il primo antenato di tutti gli animali con corpi dotati di simmetria bilaterale.

Non tutti gli Ediacarani hanno necessariamente legami stretti con gli animali odierni. Sono note oltre 40 specie risalenti al periodo – tra cui il già citato ovoide Dickinsonia e determinare dove le loro forme fossilizzate dovrebbero inserirsi nell’albero della vita non è sempre facile.

“Questi animali sono così strani e così diversi, è difficile assegnarli a categorie moderne di organismi viventi solo guardandoli”, spiega Droser . “E non possiamo estrarre il loro DNA”.

Non potendo analizzare i dati genetici di queste antiche forme di vita, i ricercatori devono cercare di dedurre ciò che possono dalle tracce fossili che questi organismi hanno lasciato. Per fortuna, quelle antiche impronte possono rivelare molte cose.

In un nuovo studio i ricercatori hanno esaminato quattro rappresentanti del biota ediacarano: Dickinsonia, Ikaria, la lumaca Kimberella e il blob Tribrachidium.

Sulla base delle osservazioni dei fossili e di ciò che è stato possibile dedurre su come queste antiche forme di vita si muovevano negli antichi fondali marini, i ricercatori propongono che gli animali possedessero molto probabilmente una forma rudimentale di sistema nervoso, supportato e regolato dagli stessi tipi di elementi di regolazione genetica ancora usati dagli animali moderni, compreso l’uomo.

Nel nuovo studio il team delinea un’ampia gamma di geni che possono aver influenzato multicellularità, immunità, nervi, apoptosi (morte cellulare programmata), pattern assiale (che differenzia i lati di un corpo, come anteriore o posteriore e sinistro o destro ) e altro ancora.

Anche se c’è ancora molto da imparare su queste creature veramente antiche, la biologia che ci unisce in milioni di anni mostra che forse non sono così strane come sembrano.