L’inquinamento luminoso può rovinare il sonno degli adolescenti contribuendo allo sviluppo di disturbi mentali

Uno studio ha dimostrato come gli adolescenti esposti alla luce artificiale e privati del sonno, possono sviluppare sofferenze mentali importanti, stati d'ansia e disturbi dell'alimentazione

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Quante persone prima di andare a dormire spengono qualunque fonte di luce, a partire da quella dello smartphone e del computer nella camera da letto di notte?
Moltissimi esperti consigliano di non lasciare nessuna fonte di luce nella stanza in cui si dorme, mantenendo così il corpo in una modalità di sonno ottimale. Il nuovo studio pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry, ha rilevato che gli adolescenti che vivono in zone in cui sono presenti alti livelli di luce artificiale dormono di meno e hanno più probabilità di sviluppare dei disturbi dell’umore, rispetto a quelli che si trovano esposti a bassi livelli di luce esterna.
La ricerca ha studiato molto a lungo il collegamento che esiste tra la luce artificiale interna all’abitazione e la salute mentale, mentre nessuno studio ha esaminato l’impatto che ha sul corpo la luce artificiale esterna, sopratutto nella fascia d’età adolescenziale. Gli autori dichiarano che questo è il primo studio che prende in esame questa tipologia di luce, consentendo così di comprendere quali sono potenzialmente le implicazioni a lungo termine per la salute mentale e fisica.
Kathleen Merikangas, ricercatrice senior e capo del ramo di ricerca sull’epidemiologia genetica presso l’Istituto nazionale di salute mentale, in una dichiarazione ha spiegato che: “Nonostante l’impatto che possa avere l’influenza della luce ambientale sul sonno sia solo uno dei tanti fattori che influisce su questa rete così complessa e sul comportamento, è probabile che sia comunque un obiettivo molto importante da raggiungere, per riuscire ad avere una maggiore prevenzione sulla salute degli adolescenti”.
Quando il nostro ritmo circadiano, ossia il nostro orologio interno di 24 ore, viene interrotto da un cambiamento di routine o da un disturbo del sonno, ciò influisce sulla nostra salute fisica e mentale. La scienza è stata in grado di collegare le problematiche della pressione sanguigna ad un pessimo sonno, non solo, anche ad un sistema immunitario indebolito, ad un aumento di peso, alla mancanza di libido, ad un rischio maggiore di diabete, di ictus, di malattie cardiovascolari, alla possibilità di sviluppare la demenza e alcuni tumori.
Le interruzioni del sonno e i ritmi circadiani sono stati anche collegati alla possibilità di essere colpiti da determinati disturbi mentali, tra cui troviamo il bipolarismo, gli sbalzi d’umore, la paranoia e l’ansia.
Lo studio è riuscito a scoprire che il buio consente la produzione dell’ormone del sonno, ossia la melatonina, che in caso di presenza di luce andrà a diminuire o addirittura ad essere arrestato del tutto. I preadolescenti e gli adolescenti, nonostante abbiano bisogno di circa 9 ore di sonno per essere totalmente riposati, spesso sono poco propensi a farlo, a causa delle tecnologie moderne, come i social media e gli smartphone o semplicemente per abitudine.
Secondo il sondaggio Sleep in America più del 90% degli studenti delle scuole superiori è cronicamente privato del sonno, e il 20% di loro dorme meno di cinque ore a notte.
 Secondo uno studio condotto dai centri statunitensi che si occupano del controllo e della prevenzione delle malattie, la privazione del sonno porta gli adolescenti ad impegnarsi in comportamenti più rischiosi, come ad esempio bere, utilizzare il cellulare mentre si guida o non indossare una cintura di sicurezza o un casco, rispetto a quelli che dormono almeno nove ore a notte.
Degli studi effettuati precedentemente sul sonno hanno mostrato che gli adolescenti che dormono meno di 8 ore, possono incorrere in problemi di obesità, di emicrania, nelle attività sessuali, di abuso di sostanze e di poca volontà di svolgere esercizio fisico.
Il nuovo studio ha raccolto dei dati sui problemi di salute mentale e degli schemi sul sonno da oltre 10.000 adolescenti, attraverso la partecipazione al National Comorbidity Survey Adolescent Supplement, il primo studio effettuato dal governo appositamente per ottenere una stima rappresentativa a livello nazionale, delle tipologie e della prevalenza dei disturbi mentali negli adolescenti americani.
Lo studio ha analizzato i dati raccolti sugli studenti di età compresa tra i 13 e i 18 anni, che hanno dovuto compilare dei questionari sul sonno e sulla salute mentale. Successivamente i risultati sono stati incrociati con i livelli medi di luce artificiale presente nelle loro abitazioni ricavati attraverso le immagini satellitari.
La ricerca è riuscita a scoprire che gli adolescenti che abitano in città in cui sono presenti livelli molto alti di luce artificiale esterna, sono più portati ad andare a letto tardi e a dormire meno, sviluppando così una maggiore propensione ad essere colpiti da disturbi dell’umore o dell’ansia. Lo studio in particolar modo è riuscito a scoprire che gli adolescenti esposti a livelli molto alti di luce, avevano maggiore probabilità di essere colpiti da un disturbo bipolare o una fobia specifica.
Lo studio ha scoperto anche l’esistenza di una disparità razziale e socio-economica. Infatti, i livelli di luce artificiale notturna cambiano in base ai fattori di densità della popolazione e allo stato socio-economico. Gli adolescenti appartenenti a dei gruppi di minoranze razziali o etniche, che vivevano all’interno di famiglie a basso reddito, avevano maggiori probabilità di abitare in aree in cui erano presenti alti livelli di luce artificiale esterna durante la notte.
Diana Paksarian, autrice dello studio e ricercatrice post-dottorato presso l’Istituto Nazionale di Salute Mentale, conclude affermando che: “I risultati ottenuti dallo studio dimostrano l’importanza di una considerazione congiunta di esposizioni più ampie, sia a livello ambientale che a livello individuale nella ricerca sulla salute mentale e sul sonno”.
Fonte: CNN

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