OOPArts: la filettatura fuori dal tempo

Ci siamo spesso occupati di OOParts ma questa volta Oliver Melis ha trovato una chicca risalente al 2009: quella che sembra essere una vite, o forse un bullone, incastonata all'interno di una roccia risalente a milioni di anni fa...

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Sulla Terra ogni tanto vengono ritrovati oggetti che per alcuni sfidano la logica e che non dovrebbero invece appartenere all’epoca che viene loro attribuita
Questi misteriosi manufatti, chiamati con l’acronimo di “Ooparts”, sarebbero, per chi ha una visione alternativa del passato del nostro pianeta “fuori posto”, in quanto sarebbero la prova dell’utilizzo di tecnologie simili a quelle odierne ma sviluppate decine di migliaia, se non milioni, di anni fa.
Nonostante il proliferare di teorie simili, ad oggi, nessuno è mai riuscito a dimostrare che questi oggetti appartengano ad una civiltà pre umana, non solo, nessuno è mai riuscito a dimostrare che si tratti, per esempio, di lampadine elettriche in uso presso gli antichi egizi di pile elettriche costruite nell’antica mesopotamia.
Ci occupiamo, in questo breve articolo, del ritrovamento di alcuni Ooparts incastonati all’interno di pietre che hanno destato molto scalpore per la loro rassomiglianza a un prodotto della nostra moderna tecnologia.
Le pietre, secondo i vari siti on line che se ne sono occupati, proverrebbero da una cava vicino al villaggio di Sarakseevo, nel distretto di Serpuchov, in Russia e sarebber4o state rinvenute nel 2009. Vengono spesso definite “pietre straordinarie” per via del fatto che sembrano contenere, incastonati, dei bulloni filettati che sarebbero come pietrificati. Quello che fanno notare i cultori delle antiche civiltà tecnologicamente evolute è che i bulloni pietrificati sarebbero il risultato di un processo di sviluppo tecnologico lungo migliaia di anni. Per quello che ci riguarda, le prime viti ed i primi bulloni entrarono in uso verso la fine del 1500.
Le notizie relative a questi bulloni pietrificati, frammentarie e poco documentate, mancano di indicazioni precise, si parla vagamente della presunta antichità dei reperti, si traccia un breve profilo dell’oggetto, definendolo “di piccole dimensioni”, circa un centimetro, paragonandolo a una filettatura o a una bobina apparentemente metallica definendo il tutto “chiaramente anacronistico”. Il problema è che non risultano studi o analisi effettuate sull’oggetto per attribuirgli una datazione e che il processo di pietrificazione, processo per cui un oggetto acquista la consistenza della pietra, richiede moltissimo tempo, anche milioni di anni.
Dunque, cos’è questa filettatura incastonata nella pietra? Si tratta davvero di un bullone pietrificato o è qualcos’altro? O, semplicemente, siamo davanti ad una truffa?
bullone
Ad occuparsi del reperto fu una ONG, la Kosmopolisk, fondata dall’ingegnere aerospaziale Vladimir Aleksandrovic Cernobrov, impegnato all’epoca nelle indagini di una presunta caduta di un meteorite.
Secondo quanto riportato dai vari siti ufologici e complottisti che hanno pubblicato la notizia, i ricercatori sottoposero i reperti ad analisi presso l’istituto Paleontologico di Mosca coinvolgendo decine di scienziati, dei quali non abbiamo, però, nessun nominativo e nessun sito riporta gli effettivi risultati delle analisi svolte, infatti gli unici dettagli disponibili parlano della presunta vite o bullone posta in una cavità e che una presunta analisi ai raggi X avrebbe rivelato la presenza di fossili attorno alla vite che sarebbero stati identificati come “Crinoidi”, una sorta di stelle marine risalenti al Giurassico, un periodo compreso tra 199 e i 145 milioni di anni fa.
La roccia quindi sarebbe antichissima, quindi anche la filettatura lo è. Ma siamo sicuri si tratti di un bullone o di una vite? Innanzitutto, cerchiamo di capire cosa sono i crinoidi.
I crinoidi sono chiamati anche gigli di mare, stele marine piumate o garofani di mare, per la loro forma caratteristica. Esclusivamente marini, i crinoidi erano molto abbondanti nei mari preistorici ma ne esistono tutt’ora circa 5.000 specie; vivono per lo più attaccati al substrato per mezzo di un lungo peduncolo; attualmente non sono rare le forme che, fisse negli stadi giovanili, divengono mobili allo stadio di adulto (per esempio Antedon).
I crinoidi apparvero nel Cambriano (era Paleozoica). Durante il periodo Ordoviciano medio, si differenziarono le sottoclassi Camerata, Inadunata e Flexibilia, che poi scomparvero verso la fine del periodo Triassico (era Mesozoica), quando apparve il gruppo degli Articulata, che raggruppa quasi tutti i rappresentanti post paleozoici e recenti.
Un crinoide, strutturalmente è diviso in tre parti ben distinte, che sono nell’ordine il calice, il peduncolo e le braccia. I tessuti molli sono sostenuti da un endoscheletro composto di carbonato di calcio. Nel processo di fossilizzazione i tessuti molli decompongono lasciando solo il materiale solido che, spesso, somiglia ad oggetti artificiali come gli ingranaggi di una macchina, bulloni o viti filettate.
Questo spiegherebbe perché la “vite” si trova in uno spazio vuoto: quegli spazi un tempo erano riempiti dalla materia organica dei crinoidi. C’è chi però sostiene ancora che la vite non può essere confusa con fossili di organismi a causa della loro anatomia.
Noi vi postiamo alcuni esempi di fossili di crinoide classificati ufficialmente e lasciamo il giudizio ai lettori.
crinoide crinoidi crinoid internal mold 1
Insomma, il buon senso e la scienza ci dicono che si tratta dei resti di antichi organismi marini, ma i cultori di ipotesi alternative sulla storia della vita nel nostro pianeta non sembrano minimamente intenzionati ad arretrare di un passo, per loro questi strani ritrovamenti sono viti e bulloni…
Peccato non vi sia l’ombra di ruggine intorno ai fossili.

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