La figlia di due madri

Annamaria aspetta un figlio ma questo nasce anticipatamente e muore appena dopo la nascita. Sconvolta dalla paura di essere lasciata dal marito, la donna ordisce un diabolico piano...

513

Nell’estate 1947 la bella città di Merano ospita, tra tanti turisti, il giovane romano Guido Nastrucci.
Guido è funzionario di una compagnia aerea e sta cercando di riprendersi da una grave forma di depressione che lo ha colpito qualche tempo prima, quando ha perso tragicamente la giovanissima moglie morta di parto con la sua creatura. La bellezza e l’eleganza del luogo gli fanno ritrovare un po’ di fiducia nella vita, e quando conosce Annamaria Willheim, che si trova in vacanza con la madre, sente subito per lei una simpatia che pian piano si trasforma in qualcosa di più.
Anche Annamaria ricambia il sentimento di Guido e ben presto i due si fidanzano, sposandosi pochi mesi dopo e mettendo su casa a Ostia.
Tutto va bene: i due sposi si amano, il lavoro di Guido va bene, Annamaria si occupa della casa. E’ innamoratissima di suo marito e si considera investita di una missione: dargli al più presto un figlio, e difatti dopo pochi mesi si accorge di aspettare un bambino.
Purtroppo però ben presto la gravidanza si interrompe, e Guido ripiomba nella depressione.
Annamaria non demorde e ben presto rimane nuovamente incinta, ma anche stavolta le cose vanno male. Guido è sempre più cupo, parla di sé come di un uomo maledetto dal destino, tanto che la moglie è terrorizzata e teme che, senza figli, lui finisca per lasciarla o, peggio, per commettere un atto disperato.
L’ansia di Annamaria si stempera quando arriva l’annuncio di una terza gravidanza.
La donna si prepara scrupolosamente all’evento: evita ogni strapazzo, sta attenta a tutto quello che fa, ogni mese va a farsi visitare da un famoso ostetrico di Roma che verifica le sue condizioni.
Tutto va bene ma, evidentemente, non è destino che Annamaria abbia un figlio. Verso il settimo mese, mentre si trova al mercato, si sente male: la portano nell’abitazione di una levatrice dove da’ alla luce un bambino appena vitale, che muore pochi minuti dopo.
Per Annamaria è un dramma: non solo ha perso il bambino, ma cosa succederà quando Guido verrà a saperlo? Il marito si trova in trasferta fuori Roma ma il suo ritorno è imminente. Alla donna manca il coraggio di raccontargli l’accaduto, quindi decide di far finta di niente. Si imbottisce ben bene sotto i vestiti e quando Guido torna lo accoglie come se niente fosse.
L’uomo non si accorge di niente, del resto appena Annamaria era rimasta incinta avevano, su consiglio del medico, sospeso i loro rapporti coniugali, e lei sta ben attenta a non farsi vedere senza vestiti.
Il tempo passa e il termine della gravidanza si avvicina: che fare?
Annamaria si reca dal parroco e gli chiede se, per caso, non ci sia qualche orfanello da adottare in maniera riservata. Il sacerdote dapprima crede a uno scherzo, poi si rende conto che la donna parla sul serio, ma deve opporle un rifiuto: non crede che sia una cosa possibile, non conosce nessuno…
La donna però torna alla carica, si fa insistente, e alla fine il parroco si ricorda che, in un paese vicino, una famiglia poverissima aveva recentemente avuto una bambina. Forse…

I due vanno a far visita alla famiglia Tosin che si trova in una situazione drammatica: il capofamiglia è disoccupato, vivono nella più nera miseria.
La bambina (l’ottava figlia) ha quasi due mesi, è bella e robusta, si chiama Maria Dina.
Annamaria se ne innamora appena la vede: subito i genitori le oppongono un rifiuto e la scacciano in malo modo, poi grazie ai buoni uffici del parroco si convincono che la figlia avrà sicuramente una vita migliore coi Nastrucci e acconsentono ad affidarla ad Annamaria, non prima però di aver posto delle severe condizioni: ogni settimana la bambina dovrà essere portata in visita alla famiglia, la vera madre potrà andarla a vedere quando vorrà, e infine potranno riprendersela in qualunque momento.
Annamaria promette qualsiasi cosa e, felice, porta Maria Dina a casa sua, dove prepara una messinscena: quando torna dal lavoro Guido la trova a letto con la bambina al fianco.
L’uomo è trasecolato: cosa è successo? Annamaria gli spiega l’accaduto, raccontandogli quasi punto per punto la sua disavventura di due mesi prima: si era sentita male al mercato, l’avevano portata in casa di una levatrice dove la bambina era venuta felicemente al mondo.
Guido vuole saperne di più: come si chiama la levatrice? Dove abita? Annamaria dice di non ricordarselo. L’uomo è sopraffatto dalla felicità e non nota le stranezze del racconto. E’ necessaria la constatazione della nascita per registrare la bimba allo Stato Civile, e viene chiamato l’ostetrico che aveva in cura Annamaria. Il medico rimane meravigliato dalla floridezza della neonata (che, ricordiamo, aveva quasi due mesi) ma avendo seguito la gravidanza fino al settimo mese è ben lontano da immaginare l’intrigo, e compila la dichiarazione di nascita.
Maria Dina Tosin viene così registrata all’anagrafe di Ostia come Marina Nastrucci.
Ora si tratta di battezzarla, ma qui le cose si fanno più complicate, perché Maria Dina era già stata battezzata nella parrocchia del suo paese: Annamaria chiede al parroco di ripetere la cerimonia ma ovviamente questo non è possibile. Allora la sua fervida mente escogita un nuovo stratagemma: si presenta al sacerdote come inviata da una sua ipotetica cugina, che ha appena avuto una bambina, e gli chiede il nullaosta per battezzarla in un santuario della zona. Lui, con una buona dose di ingenuità, glielo fornisce, e finalmente Maria Dina diventa Marina Nastrucci anche per la Chiesa.
Tutto bene, finalmente.
Passa qualche mese. Maria Dina/Marina cresce sana e robusta, i genitori la adorano, tutto procederebbe per il meglio se non fosse per quei noiosi Tosin con le loro pretese: ogni settimana vogliono la bambina a casa loro, la madre naturale piomba improvvisamente in casa Nastrucci per verificare la sua salute… È vero, tutto questo era stato promesso, ma Annamaria comincia ad essere stufa.
La compagnia aerea presso cui lavora Guido lo trasferisce da Fiumicino a Roma: la famigliola cambia casa, e Annamaria ovviamente si guarda bene da avvisare i Tosin, ingenuamente pensando che non sarebbero più riusciti a rintracciarla e che quindi avrebbe potuto godersi la bimba in santa pace. Ma loro non sono stupidi, e ben presto riescono a sapere il nuovo indirizzo: un bel giorno Annamaria se li trova davanti inferociti, avviene una scenata, quindi i Tosin riprendono con sé la bambina e se ne vanno, lasciandola disperata e in lacrime.
Quando, dopo qualche ora, Guido torna dal lavoro, trova la moglie sconvolta, quasi incapace di parlare per lo shock: finalmente lei gli fa tra i singhiozzi un terribile racconto.
Aveva portato la bambina a Villa Borghese e stavano godendosi la bella giornata, quando due zingare l’avevano avvicinata col pretesto di leggerle la mano. Mentre una la intratteneva l’altra, improvvisamente, aveva preso Marina dalla carrozzina ed era fuggita via, seguita dalla compagna; Annamaria aveva provato a rincorrerle ma quelle erano sparite, e non le era restato che tornare a casa.
Forse Annamaria pensava che Guido  si sarebbe accontentato di quella spiegazione, ma ovviamente il marito, sconvolto, corre dai carabinieri a denunciare il ratto.
Iniziano le indagini, si setacciano gli accampamenti dei dintorni di Roma, la cosa arriva ai giornali… poi gli inquirenti cominciano a farsi qualche domanda: possibile che nessuno, nel parco affollato per la bella giornata di sole, abbia notato niente? Annamaria viene interrogata in modo sempre più stringente, va nel panico, affastella contraddizioni… Infine crolla e la verità viene fuori.

Guido è sconvolto dalla notizia: la bambina che ha amato per mesi non è sua, sua moglie gli ha raccontato un mondo di favole… Annamaria si rifiuta di uscire dalla camera di sicurezza in cui è stata rinchiusa, dice che vuole morire, sparire; il marito, forse, comprende che un po’ di colpa è stata sua e che se non si fosse intestardito così tanto per avere un figlio sua moglie non avrebbe montato tutta quella storia. Va a prenderla, la conforta, la convince a tornare a casa.
Purtroppo la denuncia per procurato allarme è inevitabile ma si risolve con poco, la levatrice che aveva fatto nascere il bambino di Annamaria, invece, viene denunciata per soppressione di cadavere. Non si sa che fine abbia fatto. I Tosin non subiscono conseguenze: non si può dimostrare che abbiano affidato la bambina ai Nastrucci per denaro.
Guido e Annamaria non sopportano più di vivere a Roma, e lui chiede e ottiene dalla Compagnia aerea un trasferimento in Kenya.