L’ipergigante rossa che brilla come 300.000 Soli si è oscurata

VY Canis Majoris brilla quanto 300.000 stelle come il Sole e l'appellativo di ipergigante rossa e quanto mai meritato. Nonostante questa gigantesca stella sia cosi luminosa si trova a una distanza tale che, fino a 200 anni fa, poteva essere osservata solo come un debole oggetto presente nella costellazione invernale Canis Major. Ma da allora, la gigantesca stella non è più visibile ad occhio nudo

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Il Sole, che è l’oggetto più grande del sistema solare, è una stella relativamente piccola se paragonata ad altre stelle. Una delle stelle più grandi conosciute è l’ipergigante rossa VY Canis Majoris.

Per fare un paragone, se l’ipergigante rossa VY Canis Majoris si trovasse al centro del sistema solare, il suo raggio arriverebbe a lambire l’orbita di Saturno.

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VY Canis Majoris brilla quanto 300.000 stelle come il Sole e l’appellativo di ipergigante rossa e quanto mai meritato.

Nonostante questa gigantesca stella sia cosi luminosa si trova a una distanza tale che, fino a 200 anni fa, poteva essere osservata solo come un debole oggetto presente nella costellazione invernale Canis Majoris. Ma da allora, la gigantesca stella non è più visibile ad occhio nudo.

Ora, gli astronomi, grazie al Telescopio Spaziale Hubble (HST), hanno studiato la stella ipergigante rossa e hanno capito il motivo del calo di luminosità.

La stella, che si trova nella fase finale della sua esistenza, sta espellendo enormi nuvole di polvere. Una volta consumato il combustibile nucleare presente nel nucleo, questa gigantesca stella potrebbe trasformarsi in una supernova o, collassare direttamente in un buco nero.

Anche un’altra stella, la famosa gigante rossa Betelgeuse, nella costellazione di Orione, oltre un anno fa, ha mostrato un importante calo della sua luminosità. La stella ha poi riacquistato il suo splendore iniziale, ma l’oscuramento si è protratto per molte settimane.

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L’ipergigante rossa VY Canis Majoris – che è molto più grande, più massiccia e più violenta della gigante rossa Betelgeuse – attraversa periodi molto più lunghi di cali di luminosità che la indeboliscono anche per anni.

Le scoperte, fatte grazie al Telescopio Spaziale Hubble della NASA, suggeriscono che la stella ipergigante rossa stia subendo gli stessi processi che si sono verificati su Betelgeuse, ma su una scala molto più grande.

A spiegarlo è stato la leader dello studio, l’astrofisica Roberta Humphreys dell’Università del Minnesota, Minneapolis che ha scherzosamente commentato:

“VY Canis Majoris si comporta in modo molto simile a una Betelgeuse sotto steroidi”.

I dati ottenuti dal Telescopio Spaziale Hubble suggeriscono che, come per Betelgeuse, anche la stella ipergigante rossa si oscura a causa del deflusso di gas e polveri che ne assorbono la luce indebolendo l’emissione della stella.

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“In VY Canis Majoris vediamo qualcosa di simile, ma su scala molto più ampia. Espulsioni massicce di materiale che corrispondono al suo dissolvimento molto profondo, probabilmente dovuto alla polvere che blocca temporaneamente la luce emessa dalla stella”, ha detto Humphreys.

YV Canis Major: una ipergigante rossa turbolenta

VY Canis Majoris è assolutamente incredibile. È una delle stelle tra le più grandi che conosciamo, una ipergigante rossa molto evoluta che ha attraversato molteplici eruzioni giganti.

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VY Canis Majoris è circondata da giganteschi archi di plasma che coprono una distanza migliaia di volte superiore alla distanza della Terra dal Sole. Questi archi assomigliano alle protuberanze solari della nostra stella, ma si sviluppano su una scala inimmaginabile.

Questi imponenti archi non sono fisicamente collegati alla stella, ma piuttosto sembrano in allontanamento da essa, forse espulsi da cataclismi di inimmaginabile potenza. Alcune delle strutture vicine alla stella sono ancora relativamente compatte, simili a piccoli nodi nebulosi.

Grazie a precedenti osservazioni di Hubble, Humphreys e il suo team sono stati in grado di determinare quando queste grandi strutture sono state espulse dalla stella negli ultimi 200 anni.

Le ultime osservazioni di Hubble hanno detto ai ricercatori qualcosa di più sulla ipergigante rossa VY Canis Majoris. Il potente telescopio della NASA, in orbita dal 1990, ha risolto caratteristiche molto più vicine alla stella che potrebbero avere meno di un secolo.

Usando Hubble per determinare le velocità e i movimenti dei nodi ravvicinati di gas caldo, Humphreys e il suo team sono stati in grado di datare queste eruzioni in modo più accurato.

Molti di questi nodi si collegano a più episodi nel XIX e nel XX secolo, quando VY Canis Majoris è passata a un sesto della sua luminosità normale.

A differenza di Betelgeuse, VY Canis Majoris è oggi troppo debole per essere osservata ad occhio nudo. La stella una volta era visibile ma si è oscurata così tanto che ora può essere vista solo con i telescopi.

L’ipergigante perde 100 volte più massa di Betelgeuse. La massa in alcuni nodi è pari a due volte la massa di Giove.

VY Canis Majoris: ipergigante rara

La perdita di massa sia in VY Canis Majoris che in Betelgeuse è probabilmente causata da un’attività superficiale su larga scala, dove grandi cellule convettive che hanno la massa del Sole o nel caso della stella ipergigante, grandi come l’intero sistema solare.

Questo potrebbe essere il meccanismo con il quale le ipergiganti rosse perdono massa, un meccanismo che è stato fino ad oggi un mistero.

Sebbene altre supergiganti rosse siano relativamente luminose ed emettano molta polvere, nessuna di esse è complessa come VY Canis Majoris.

VY Canis Majoris potrebbe trovarsi in uno stato evolutivo unico che la distingue dalle altre stelle. Probabilmente è attiva per un periodo molto breve, forse solo poche migliaia di anni e questo le rende una rarità.

VY Canis Majoris ha iniziato a brillare come supergigante blu super forse con una massa da 35 a 40 volte la massa del nostro Sole. Dopo alcuni milioni di anni, quando la velocità di fusione dell’idrogeno nel suo nucleo è cambiata, la stella si è espansa trasformandosi in ipergigante rossa.

VY Canis Majoris potrebbe aver già perso metà della sua massa. Invece di esplodere come una supernova, potrebbe semplicemente collassare direttamente in un buco nero.

I risultati del team appaiono nell’edizione del 4 febbraio 2021 di The Astronomical Journal.