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iOS 14.5 di Apple, privacy agli utenti ma crollo economico per la pubblicità

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Apple ha recentemente rilasciato l’aggiornamento iOS 14.5 per i suoi iPhone, scaricabile dal modello 6S in poi. Fra le varie novità la più importante è sicuramente quella che riguarda il maggiore controllo sulla privacy degli utenti, che l’azienda della Mela ha realizzato con App Tracking Transparency (ATT).

Questa nuova funzione di protezione maggiore della privacy dei proprietari di dispositivi Apple avrà un impatto negativo sulle entrate pubblicitarie degli inserzionisti, ovvero un terremoto per l’app economy.

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Come funziona questa nuova tutela della privacy

Attivando la richiesta al monitoraggio delle app nelle impostazioni degli iPhone, gli utenti riceveranno, all’apertura di una nuova applicazione, un avviso di richiesta sul via libera al tracciamento delle attività online.

Se non si da il proprio consenso, l’app funzionerà lo stesso, ma non raccoglierà informazioni per il cosiddetto IDFA, “identifier for advertisers“, ovvero l’identificativo con cui gli inserzionisti costruiscono campagne mirate.

Questione di tracciamento

Il vero punto è il tracciamento, perché finora tutte le app erano in grado di raccogliere e condividere con terzi ogni tipo di informazione personale dell’utente inclusa la posizione, ma anche numero di telefono e un numero univoco che identifica l’iPhone noto come IDFA (Identifier for Advertisers).

Pare infatti che centinaia di trilioni di azioni ed eventi degli utenti vengano monitorati ogni giorno e di tale cosa se ne è occupato anche il Washington Post che con un’inchiesta mirata ha scoperto che 5.400 tracker riescono a portarsi a casa i dati da uno smartphone in una sola settimana.

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Questo succedeva perché ogni qualvolta che gli utenti di iPhone si spostavano tra le app e navigavano sul Web, lasciavano tracce, consentendo al settore della pubblicità online di costruire un profilo del loro comportamento.

Cosa succede all’app economy

Con questo nuovo geniale aggiornamento da parte della Apple il business dell’app economy rischia di pagare amare conseguenze.

Il settore della pubblicità digitale vale più di 350 miliardi di dollari all’anno.

Facebook, ad esempio, ha costruito un business di 80 miliardi di dollari l’anno sulla profilazione dei propri utenti e di conseguenza sulla vendita di annunci personalizzati.

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La stessa Facebook ha accusato Apple di “voler usare la sua posizione dominante sul mercato per prediligere la propria raccolta di dati, rendendo quasi impossibile per i concorrenti utilizzare gli stessi dati“.

Ma Facebook non sarà la sola app colpita, un colpo basso sarà ricevuto anche da società come Snap, Twitter e TikTok.

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Google salva dal possibile crollo economico

Tutte queste preoccupazioni non vanno però ad intaccare il colosso di Google che se ne sta bella tranquilla.

Infatti quando qualsiasi utente utilizza la ricerca Google, oppure Maps, Chrome, Gmail o YouTube, Google può comunque utilizzare quei dati per creare profili pubblicitari, quindi i guadagni di questo famosissimo motore di ricerca non saranno, a quanto pare, ostacolati dal cambiamento di policy deciso dalla Apple. 

Il duplice guadagno di Apple

Ma non saranno solo gli utenti a guadagnarci con maggiore privacy, sarà la stessa Apple a lucrare maggiormente. Infatti se i proprietari delle app intascheranno davvero meno dalle pubblicità, saranno costretti a rivolgendosi ai consumatori tramite i famosi “acquisti in app”.

E a questo punto la Apple chiede una commissione dal 15% al 30% su tutti gli acquisti di app e gli abbonamenti tramite l’App Store.

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