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I misteriosi Tjipetir

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di Oliver Melis

Cosa sono questi strani “cuscinetti” di gomma e che cosa significa la parola “Tjipetir”?
I primi ritrovamenti delle strane piastre di gomma risalgono al 2012, quando una donna inglese, Tracey Williams, durante una passeggiata con il suo cane lungo una spiaggia di Newquay, in Cornovaglia, trovò un blocco nero portato a riva dalle onde.

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Dopo alcune settimane, Tracey trovò un altro blocco su un’altra spiaggia e, ormai incuriosita dall’ennesimo strano ritrovamento, decise di indagare sulla natura e l’origine dei misteriosi blocchi.
La misteriosa sostanza non era gomma ma un materiale simile, detto guttaperca, un tempo usata per ricoprire i cavi sottomarini, per realizzare palline da golf, cornici, giocattoli e per altri impieghi industriali.

Tracey decise di aprire una pagina Facebook dedicata al misterioso ritrovamento e chiese se anche altri avessero trovato simili oggetti in riva alle spiagge. Le risposte non si fecero attendere, altri avevano ritrovato gli strani blocchetti con la scritta TJIPETIR. I ritrovamenti erano stati fatti sulle coste della Gran Bretagna, della Francia, Olanda, Germania, Norvegia, Svezia e Danimarca. Spesso, insieme ai blocchi si trovavano anche rotoli di gomma.

Come sempre accade quando ci troviamo davanti a eventi apparentemente inspiegabili, iniziarono a fioccare le prime ipotesi arrivando a chiamare in causa niente meno che il Titanic come luogo di provenienza degli strani blocchi.

Fu il quotidiano francese Le Figaro che avviò le indagini arrivando a scoprire che nei documenti di carico del famoso transatlantico affondato nel Nord Atlantico c’erano effettivamente scorte di guttaperca e gomma.
François Galgani, ricercatore dell’IFREMER, la compagnia francese che aveva contribuito al ritrovamento del Titanic,  dichiarò che non si poteva scartare l’ipotesi in quanto i blocchi di guttaperca si consumavano presto se esposti alla luce, la loro antichità suggeriva che forse erano rimasti nascosti a lungo, magari dentro la stiva di una nave. Il Titanic è sul fondo dell’oceano da oltre un secolo ormai e si sta disfacendo e questo potrebbe essere il motivo del rilascio dei blocchi.

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La Williams fu contattata da due persone, che volevano conservare l’anonimato e che indicarono esattamente l’origine dei blocchi. Erano stati liberati nel corso delle operazioni di recupero del carico di una nave giapponese, la Miyazaki Maru, affondata durante la prima guerra mondiale.

Nel maggio del 1917 il cargo viaggiava a 240 Km dalle isole Scilly, a sud ovest dell’Inghilterra, quando un sottomarino tedesco, l’U-88, capitanato da Walther Schwieger, uno degli assi della marina tedesca, lo colpì con un siluro. Solo due anni prima, Schwieger aveva affondato il Lusitania, una nave da crociera diretta a New York, sulla quale avevano perso la vita 1100 persone.
Quando la Miyazaki colò a picco, portò con sé otto vittime e un carico che comprendeva anche i blocchi di guttaperca.

I lavori di recupero del 2008, probabilmente liberarono la gomma e i blocchi iniziarono a vagare sulle acque dell’Atlantico.

Anche Alison Kentuck, responsabile del Registro dei naufragi del governo britannico, ritiene che la nave giapponese sia la responsabile del rilascio dei blocchi, anche se non c’è stata mai una effettiva conferma.

Un oceanografo, Curtis Ebbesmeyer, specializzato nel recupero di relitti marini, afferma che i blocchi TJIPETIR comparirebbero sulle spiagge da almeno un secolo. Un pescatore avrebbe raccontato di averne trovato uno circa 30 anni fa e di averlo utilizzato come asse su cui pulire il pesce. La guttaperca era una sostanza spesso presente nei carichi delle navi e, dunque, non era strano che diventasse un relitto tanto diffuso, ma forse non abbastanza da generare quasi una leggenda.

Fonte: Cicap

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