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Filaria, un parassita pericolosissimo per la salute del cane

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Quando si tratta della salute del benessere animale è risaputo, nulla deve essere lasciato al caso. Avere premura nel curare ogni aspetto, fisico e mentale, è importantissimo

Al fine di donare una lunga e duratura esistenza al proprio cane, occorre sapere quali siano le principali insidie in cui ci si può imbattere. Ogni cane può essere attaccato da un pericoloso patogeno, che in pochi conoscono. Questo parassita, pericolosissimo per la salute del nostro cane, è responsabile di moltissimi casi di contagio ogni anno.

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La filaria, in pochi conoscono questo parassita pericolosissimo per la salute del nostro cane

Nonostante l’attenzione mediatica, nei confronti della salute dei nostri amatissimi animali da compagnia, abbia raggiunto livelli considerevoli, le insidie sono sempre dietro l’angolo. Nessun animale può ritenersi esente dal rischio di contrarre malanni dovuti a insetti.

Prestare molta attenzione a ciò che accade al proprio animale domestico è dunque una scelta di cuore, oltre che di intelletto. A questo proposito è giusto chiarire come agisce la “dirofilaria immitis”, l’agente patogeno responsabile della malattia. La filaria, appunto.

Il meccanismo di trasmissione è simile a quello con cui comunemente si veicolano le malattie nei cani. Attraverso un vettore, nella maggioranza dei casi le zanzare, le larve di questo parassita si annidano nell’organismo del cane. Una volta inseritosi sottocute, il parassita, sempre allo stadio larvale, entra in circolo col preciso scopo di attaccare il più possibile il soggetto ospite.

Dirofilaria immitis è un parassita caratterizzato dall’avere un ciclo indiretto, ovvero non si trasmette direttamente per esempio da cane a cane ma passa attraverso un ospite intermedio in cui completa il proprio ciclo vitale; nel caso specifico gli ospiti intermedi sono zanzare appartenenti ai generiCulexAedesCuliseta e Anopheles.

All’interno della zanzara le larve di stadio L1 maturano ad L3 nell’intestino e, quindi, migrano alle ghiandole salivari; durante il pasto di sangue, le zanzare iniettano, assieme alla saliva, le larve L3 nell’ospite definitivo.

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Le specie ricettive sono: cane (più suscettibile), gattofurettolupo.

Nell’ospite definitivo (per esempio, il cane) le L3 si localizzano, inizialmente nel tessuto sottocutaneo dell’ospite, dove maturano ad L5 in circa 3 mesi. Le L5, quindi, penetrano attivamente nel sistema venoso e, attraverso questo, raggiungono l’arteria polmonare dove si localizzano e mutano ad adulti infettanti maschi e femmine i quali si accoppiano. Le femmine rilasciano microfilarie che migrano attraverso il sangue e i tessuti e vengono poi risucchiate dagli insetti vettori dove completano il ciclo.

Qual è il distretto corporeo interessato dalla filaria?

La filaria si manifesta soprattutto a livello cardiopolmonare. Qualora non venisse diagnosticata, in tempi brevi, questo tipo di filaria è potenzialmente letale. Una volta entrate in circolo le larve cercano di lesionare le principali arterie cardiache e respiratorie. Andando ad occludere il lume dei vasi citati, impediscono che il corretto funzionamento degli organi venga garantito. Così facendo si riducono le normali funzioni vitali dell’animale che per arresto cardiaco, oppure respiratorio, deve arrendersi al proprio destino.

Gli adulti vanno ad occupare parzialmente il lume dell’arteria polmonare, e non di rado, occupano parzialmente anche il lume del ventricolo destro. La prima descrizione del cuore destro del cane invaso da parassiti fu opera ai primi del XVII secolo dell’italiano Francesco Birago (1562-1640) in un suo trattato sulla caccia.

I vermi viventi sono in genere resistenti all’azione immunitaria dell’ospite; la sintomatologia clinica (per esempio, l’eosinofilia) dipende spesso dalla risposta dell’ospite nei confronti delle microfilarie o dei parassiti morti o morenti. La prepatenza, cioè il tempo tra l’ingestione delle larve e la sintomatologia iniziale, è di 6 mesi nel cane e 8 mesi nel gatto, con una vita media del parassita di 5 anni nel cane e 3 anni nel gatto.

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L’azione patogena è da attribuirsi a diversi fattori:

  1. riduzione del flusso arterioso verso i polmoni
  2. azione infiammatoria sull’endotelio vasale che porta ad un proliferazione dell’intima con possibile formazione di granulomi
  3. azione emolitica data dal movimento “a mo’ di frusta” delle filarie, provocato dalle turbolenze di flusso ematico che si creano in prossimità della valvola tricuspide
  4. embolia successiva alla morte del parassita adulto all’interno di una cavità cardiaca o di un’arteria.

Una terapia antiparassitaria è necessaria per debellare l’infezione. Affidarsi ad un parere veterinario, su quale sia la corretta scelta da intraprendere, è indispensabile per non commettere pericolose leggerezze.

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