Ogni anno, milioni di contribuenti hanno l’opportunità di compiere un gesto semplice e carico di significato, ovvero destinare il 5×1000 della propria imposta sul reddito a enti e organizzazioni che si impegnano quotidianamente per il bene comune. Un atto che non comporta alcun costo per chi lo compie, e che si traduce in sostegno concreto a chi si trova in situazioni di fragilità o bisogno. Approfondiamo insieme l’argomento.
Come funziona il 5×1000?
Il 5×1000 è una quota dell’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) che ogni cittadino può destinare a enti che operano nel Terzo Settore, nella ricerca o nell’assistenza. Non deve intendersi quale donazione in più da versare, bensì di un’opportunità per scegliere dove indirizzare parte delle proprie imposte, che verrebbero comunque versate allo Stato.
La donazione 5×1000 può essere, per esempio, orientata verso le realtà, come VIDAS ,che utilizzano i fondi per offrire cure palliative, ascolto e presenza qualificata a persone quali adulti e bambini che affrontano una malattia inguaribile. In questi contesti delicati, la quota può trasformarsi in assistenza concreta, in una mano tesa a chi si trova in uno dei momenti più difficili della vita.
La modalità è semplice, al momento della dichiarazione dei redditi, che si tratti del modello 730, del modello Redditi o della Certificazione Unica, il contribuente può firmare in uno dei riquadri dedicati al 5×1000. Per destinare correttamente la propria quota è sufficiente firmare nel riquadro “Sostegno agli enti del Terzo Settore” e inserire il codice fiscale dell’organizzazione che si intende sostenere.
Come è nato il 5×1000
Il 5×1000 è stato introdotto per la prima volta in Italia con la Legge Finanziaria del 2006 (legge 23 dicembre 2005, n.266), a titolo sperimentale. L’obiettivo era quello di offrire ai cittadini la possibilità di decidere a chi destinare una parte delle proprie imposte, scegliendo tra categorie che operano nel sociale, nella ricerca e nell’assistenza.
Inizialmente, le aree di intervento previste erano quattro:
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le organizzazioni di volontariato e le Onlus iscritte ai registri ufficiali;
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le attività sociali svolte dal Comune di residenza;
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gli enti impegnati nella ricerca scientifica e quelli attivi nella ricerca sanitaria.
L’iniziativa ebbe subito un enorme successo, tanto che circa il 61% dei contribuenti (una percentuale superiore di ben il 20% rispetto all’8×1000) aderì devolvendo il proprio 5×1000.
Negli anni successivi, la normativa ha subito alcuni aggiornamenti. Con la Legge Finanziaria del 2011, sono state ridefinite le categorie beneficiarie. Da quel momento, possono ricevere la quota:
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le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus);
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le associazioni di promozione sociale;
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le fondazioni e le associazioni riconosciute che svolgono attività rientranti nell’art.10 del D.Lgs. 460/1997, gli enti di ricerca scientifica e universitaria, quelli di ricerca sanitaria, i Comuni (per sostenere attività sociali);
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le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI.
Si tratta attualmente di uno strumento stabile di partecipazione fiscale e sociale, che consente al cittadino di intervenire attivamente nel tessuto solidale del Paese.
Donazioni e consigli su come agire correttamente
Donare il 5×1000 è un’azione semplice ed è importante prevedere come muoversi. Prima di tutto si consiglia di scegliere un’organizzazione il cui operato viene condiviso e compreso.
Accanto alla firma, si riporta il codice fiscale esatto dell’ente scelto, ponendo attenzione a non commettere errori (che potrebbero vanificare la donazione in toto).
Nonostante il termine per la dichiarazione dei redditi possa sembrare lontano, è bene decidere per tempo a chi destinare il tuo 5×1000. Ogni firma non apposta rappresenta un’occasione mancata di aiutare chi ha bisogno.

















