Come fu affrontata la peste antonina?

Assieme ad Annibale e alle invasioni barbariche, la peste antonina fu uno dei peggiori flagelli che dovette affrontare l'antica Roma, ma cosa provocò questa epidemia e come la affrontò l'impero romano?

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La peste antonina fu uno dei momenti più difficili e disperati che l’impero romano dovette affrontare. Come la maggior parte delle più virulente epidemie del passato, anche tale epidemia proveniva dall’Oriente. Essa entrò all’interno dell’impero intorno al 160 d. C. tramite alcuni soldati reduci da una spedizione militare contro i Parti, un popolo abitante nell’attuale Iran che per tecnologia militare non aveva nulla da invidiare a Roma, anzi, quasi la superava. La peste durò un ventennio, fino al 180 e colpì anche diverse popolazioni della Germania e della Gallia. L’epidemia  determinò  una mortalità che gli storici pongono tra il 10 e il 30% della popolazione dell’impero dell’epoca. 

La peste antonina provocò milioni di morti 

Si stima che la peste antonina abbia mietuto fra i cinque e i trenta milioni di morti nell’impero romano. La peste uccise anche due imperatori: Lucio Vero e Marco Aurelio Antonino (da cui il nome dell’epidemia). La chiamiamo peste, ma non fu tale in verità. Il medico Galeno descrisse minuziosamente la malattia all’interno della sua opera Methodus Medendi basandosi sull’osservazione diretta del morbo. I sintomi della peste antonina erano i seguenti: eruzioni cutanee secche, diarrea, febbre, infiammazione faringea e pustole che apparivano sul corpo della vittima al nono giorno della malattia. Seppur con più di un dubbio, gli esperti di medicina identificano la peste antonina con una forma di vaiolo. 

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Roma in crisi 

La peste mise in ginocchio Roma sotto tutti gli aspetti: politico, sociale, economico e, ovviamente, sanitario. Ci sono diverse opinioni sull’influenza da parte dell’epidemia sul contesto economico dell’impero e come lo stesso si trasformò dopo il dilagarsi della peste. Secondo alcune ipotesi, la peste fu una delle cause che spianarono la strada alla caduta dell’impero romano d’occidente. Secondo altre tesi, nonostante i risultati devastanti, gli esiti negativi della peste vennero gradualmente superati da Roma una volta terminata l’epidemia, senza reali scossoni. Un fenomeno passeggero insomma per quanto grave fosse stato.

Cosa scatenò tale epidemia?

Non sappiamo con esattezza in che contesto e da cosa ebbe origine la peste antonina. È stato sicuramente un male proveniente dall’estero, al di fuori del limes. Una spiegazione esogena, a dirla tutta, sembra essere la tesi più seria e realistica. Se si trattò realmente di vaiolo, morbo fortunatamente debellato e assente nella nostra età contemporanea, ricordiamo come nei secoli passati fu un flagello che quasi distrusse intere civiltà, come nel caso dell’America Latina tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo. E ricordiamo come furono gli stessi europei a portare il virus in tali terre. 

Come fu affrontata l’epidemia?

Tecnicamente parlando, gli antichi romani potevano vantare una conoscenza medica avanzata per quei tempi, ma per certi aspetti, paradossalmente parlando, ancora molto arcaica. Conoscevano numerose erbe che avevano un effetto antisettico e purificante, ma la guarigione di un individuo dipendeva perlopiù dal sistema immunitario dello stesso. Una nota positiva è che chi si ammalava di peste antonina, ma poi riusciva a sopravvivere, rimaneva immune al morbo per tutta la vita. Con il male iniziarono a moltiplicarsi i medici (anche solo sedicenti tali) e maghi. Vennero venduto innumerevoli amuleti che, a detta di chi li propinava, avrebbero difeso il possessore dal male. 

Origini cinesi?

È probabile, ma non certo, che alla stregua del Covid-19 la peste antonina avesse origini cinesi. Ci sono infatti fonti provenienti dall’estremo oriente che testimoniano un morbo molto simile a quello patito da Roma, che si sviluppò in Asia pochi anni prima che i romani portassero la peste in patria. Per arginare il male, la città dovette contare su quella parte di popolazione dotata di anticorpi che contribuì a creare un’immunità di gregge tale da far estinguere col tempo il virus. 

Dal passato al presente: il coronavirus

Lo abbiamo già citato nel paragrafo precedente. Il coronavirus è la peste del nuovo millennio in tutti i sensi. Uno studio comparativo condotto da More in Common su diversi paesi europei (Italia inclusa) ha studiato gli effetti del Covid-19 sulla società. Registrati anche diversi effetti positivi in verità, tra cui speranze di cambiamento, soprattutto tra le popolazioni che hanno lottato più strenuamente contro il virus. Un punto di vista non condiviso dall’opinione pubblica italiana. Il nostro paese ha molto sofferto dei terribili effetti apportati dal coronavirus sulla nostra vita quotidiana. Come non citare il lockdown, di cui stiamo vivendo (seppur con tutti i limiti del caso) una seconda esperienza proprio in questi giorni?

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Non parliamo poi della crisi economica (già presente) ulteriormente accentuata dal Covid-19. Si pensa a effetti positivi da parte del Covid-19 anche riguardo un maggior aumento della pietas e dell’humanitas da parte degli individui. Ebbene, in Italia solamente un individuo su due avrebbe avuto esempi di solidarietà da parte del prossimo e viceversa. Corsi e ricorsi storici, con le dovute differenze e modi di affrontare situazioni critiche del genere. Certo che dall’età di Lucio Vero e Marco Aurelio Antonio, di acqua sotto i ponti ne è passata e le stesse persone sono cambiate. 

FONTI:

Linkiesta.it

Difesaonline.it

Multiversoweb.it

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