Chi siamo, da dove veniamo, quando è iniziato il nostro lungo viaggio?

Gli antropologi hanno rivisto molte idee del passato sulla nostra specie grazie alle ultime scoperte. Dal passato sono giunti gli echi di nuovi antenati e di cosa sia successo ai Neanderthal. Infine l'età del primo membro della specie Homo Sapiens è stata retrodatata.

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Le teorie precedenti sulla genesi, lo sviluppo e la successiva migrazione della nostra specie ci dicevano che noi Sapiens ci siamo evoluti in Africa orientale qualcosa come 200 mila anni fa. I successivi 140 mila anni avrebbero visto la nostra specie permanere in quei territori prima della grande avventura della conquista dell’Europa e dell’Asia avvenuta 60 mila anni fa, conquistando territori un tempo appartenuti ad altre specie umane, i Neanderthal.

Nuove scoperte hanno sovvertito questa linea di pensiero, oggi si ritiene che la specie homo sapiens sia più vecchia di quanto si pensava e invece di aver semplicemente preso il posto di altre specie si sia incrociata con loro.

A retrodatare l’origine dell’homo sapiens una scoperta risalente al 2017 avvenuta in Marocco, dove le ossa ritrovate nella regione del Jebel Irhoud sono state datate a circa 315 mila anni fa, ben 100 mila anni più vecchie delle ossa precedentemente ritrovate e ritenute i più antichi fossili umani moderni. I fossili provengono da un’area dell’Africa diversa rispetto ai fossili ritrovati precedentemente, l’Africa orientale. Questo significa che probabilmente l’homo sapiens non si è sviluppato in una perte specifica del continente africano.

Nel 2018 un gruppo di ricercatori ha proposto un’idea, quella che gruppi di sapiens si sarebbero evoluti in Africa simultaneamente in zone differenti. I gruppi, inizialmente differenti tra loro ma geneticamente vicini potevano essere considerati homo sapiens.

Nel 2019, in ottobre, una ricerca ha suggerito la possibilità che gli uomini moderni discendano da una donna vissuta circa 200 mila anni fa nel territorio che oggi conosciamo come Botswana. A confermarlo sarebbe l’analisi del DNA dei resti della donna. La scoperta appoggia la teoria che vuole i nostri antenati migrare dall’Africa per colonizzare il resto del mondo anziché evolversi in diverse zone del pianeta.



In genere, il DNA antico viene estratto dalle ossa. Nel dicembre scorso tuttavia è stato sequenziato un DNA estratto da un pezzo di gomma da masticare fatta di betulla risalente a 5700 anni fa. Si è scoperto che a masticare l’antica gomma fu una donna con pelle scura, capelli scuri e occhi blu.

Il genoma dei Neanderthal invece è stato sequenziato del tutto nel 2010 e i genetisti hanno fatto una scoperta che cambia molte cose, i Neanderthal si incrociarono più volte con gli homo sapiens ribaltando l’idea del loro sterminio da parte degli stessi sapiens.

Secondo uno studio del 2018, un’altra specie appartenente al ramo dei Neanderthal chiamata Denisovan, scomparsa circa 50 mila anni fa, si sarebbe incrociata con l’homo sapiens. Il DNA dei Denisovani si trova nel 5% del genoma degli uomini moderni in Asia e nel Pacifico. Resti dei Denisovani sono stati rinvenuti nel marzo 2010 in Russia e in Tibet.

Un’altra specie venne rinvenuta nell’aprile 2010 e fu chiamata Australopithecus sediba, a Malapa, in Sudafrica.

Questa specie aveva denti e arti inferiori che ricordavano quelli del nostro genere Homo. Le gambe e i piedi di questi antenati erano adattati a camminare in posizione eretta.

I fossili di Homo naledi invece vennero ritrovati in una grotta nascosta. La grotta conteneva 1.550 ossa appartenenti ad almeno 15 individui vissuti tra 330.000 e 250.000 anni fa. La cronologia suggerisce che questo antenato umano potrebbe essere vissuto accanto al primo Homo sapiens in Africa.

Un’ulteriore specie chiamata Homo luzonensis, dal nome dell’isola, visse tra i 50 mila e i 67 mila anni or sono. Condivideva tratti con antenati più vecchi come l’Australopithecus e l’Homo erectus, così come con gli umani moderni.

Secondo uno studio del 2017, l’Homo sapiens iniziò il processo di migrazione già 120 mila anni fa, molto prima dei 60 mila anni ipotizzati in precedenza.

A partire dall’Africa, prima di 60 mila anni fa, erano forse piccoli gruppi di raccoglitori che hanno lasciato poche tracce genetiche nell’uomo moderno. Questo piccolo evento, secondo l’autore dello studio, Michael Petraglia, è stato seguito da un grande evento verificatosi 60 mila ani fa o poco dopo, che portò la diffusione dell’homo sapiens in Europa, Asia e Pacifico.

Un teschio risalente a 210 mila anni fa, trovato in Grecia, sposta ancora di più nel nostro passato le migrazioni. Esso appartiene al più antico essere umano moderno scoperto fuori dall’Africa. Precede ciò che i ricercatori hanno precedentemente considerato la prima prova dell’Homo sapiens in Europa datata tra i 42 e i 45 mila anni fa.

Questi resti vennero rinvenuti in Italia e nel Regno unito, una mascella rinvenuta in Israele invece è stata datata 177 mila anni aggiungendo un importante tassello alla teoria che l’Homo sapiens migrò dall’Africa molte decine di migliaia di anni prima di quanto ritenuto.

Fonte: Business Insider

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