Catilina: ambiguità e audacia in un solo uomo

La vicenda umana e politica di Catilina è tutto all'insegna dell'audacia e dell'ambiguità, anche se molto di quello che conosciamo di lui lo dobbiamo al suo nemico numero uno: Cicerone

1578

Lucio Sergio Catilina nacque a Roma nel 108 a.C. I suoi genitori erano il patrizio Lucio Sergio Silo e Belliena. Come informa romanoimpero.com, i Sergii erano una gens dal passato glorioso e dalle origini illustri, ma da molto tempo non occupavano più ruoli politici o militari importanti. La famiglia del nostro uomo stava dunque subendo un graduale decadimento sociale. Catilina fu sposato due volte: la sua prima moglie fu Gratiana, nipote di Gaio Mario e sorella di Marco Mario Gratidiano, la seconda fu Aurelia Orestilla, il cui padre era il console Gneo Aufidio Oreste. Da Gratiana, Catilina avrebbe avuto un figlio che, secondo quanto riferisce Sallustio, lo uccise per non avere alcun ostacolo nello sposare Orestilla, passata alla storia per la sua immensa beltà. 

Catilina: la candidatura a console

Questore, edile, pretore, governatore dell’Africa, furono diverse le importanti cariche politiche che conseguì Catilina nel corso della sua carriera. Tuttavia, tale personaggio non è certo ricordato per il suo animo moderato, bensì per la sua ingordigia. Nel 66 a.C. si candidò a console, ma venne accusato di abuso di potere e concussione. Dopo opportuno processo per tali reati, venne infine assolto. In seguito, nel 64 a.C. potè finalmente candidarsi al consolato. 

In tal frangente, i suoi avversari furono Antonio Hybrida e colui destinato a divenire il suo nemico più grande, Marco Tullio Cicerone. Come riferisce studiorapido.it, Cicerone fu molto bravo a giocare con i timori dei nobili e dei cavalieri, preoccupati del potere che i populares avrebbero potuto acquisire con un’eventuale vittoria di Catilina e Antonio, i quali potevano godere del supporto di due uomini illustri quali Cesare e Crasso. Due nomi terribili che facevano tremare gli ottimati. Alla fine Cicerone la vinse, con un numero di voti di gran lunga maggiore del “secondo classificato” Antonio. 

La congiura

Alla fine, Catilina non venne eletto. Da tale sconfitta decise di conquistare quel potere che non aveva avuto perseguendo una strada diversa da quella prevista dalla legge del tempo: la congiura. Caio Manlio iniziò infatti a reclutare un esercito di congiurati, che avrebbero dovuto marciare su Roma. Era il 63 a.C. Cicerone conobbe tuttavia in anticipo i piani di Catilina e dei suoi sodali grazie a Fulvia, amante di tal Quinto Curio, uno dei partecipanti alla turpe cospirazione.

La congiura, secondo quanto progettato inizialmente, sarebbe dovuta iniziare in Etruria il 27 ottobre. L’indomani i congiurati sarebbero entrati a Roma per fare un eccidio di ottimati. Il senato, venuto a sapere di tutto ciò, dichiarò a Roma lo stato d’allarme. Era il 21 ottobre. Vennero dati ai consoli, inoltre, poteri straordinari. La notte tra il 6 e il 7 novembre Catilina tenne una riunione con i suoi uomini presso la dimora di Marco Leca. Tra i vari argomenti anche l’assassinio del suo odiato rivale Cicerone. 

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Le Catilinarie e la morte

Cicerone riuscì a rovinare i piani di Catilina e nel corso della seduta senatoria convocata l’8 ottobre sull’Aventino presso il tempio di Giove Statore. Qui pronunciò la prima delle sue quattro orazioni contro Catilina, passate alla storia come Catilinarie. Ebbene, poco dopo la seconda orazione pronunciata da Cicerone il 9 novembre, Catilina attuò una mossa inaspettata ed eccezionale: recarsi in Etruria mostrando l’insegna delle legioni romane e i fasci littori. Un vero e proprio schiaffo all’autorità e al nome di Roma. A quel punto il senato romano lo definì ufficialmente hostis publicus, ovvero, nemico pubblico.

Dopo che Roma entrò in possesso delle prove riguardanti la congiura e dopo l’uccisione di cinque suoi sodali catturati, alla fine Catilina perse definitivamente la guerra nella battaglia di Pistoia del 62 a.C. con la totale disfatta dei congiurati. Come afferma Catullo nel suo Bellum Catilinae, l’ambizioso e mancato console spirò combattendo in maniera tuttavia valorosa e “memore del lignaggio e dell’antica sua dignità”.